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C'era una volta

C’era una volta… la grande illusione del Bayer Leverkusen

Ogni anno, in qualche campionato, nasce la favola di qualche club
poco quotato che riesce a ottenere risultati degni di nota.
Ricorderete il Chievoverona di Gigi Delneri, che per qualche mese
rimase in testa al campionato pur essendo neopromossa. Sempre nel
2001-02, mentre Corradi e Marazzina incantavano la Serie A, in terra
teutonica un’altra outsider per poco non mise a segno un triplete.
L’esito purtroppo non fu fortunato.

Il Bayer
04 Leverkusen
è
la classica società che ha alternato periodi di magra a momenti di
gloria, come il successo in Coppa UEFA del 1988. All’epoca le
“Aspirine” azzeccarono decisamente la politica degli innesti
internazionali, portando in rossonero giocatori del calibro di Tita e
Cha Bum-Kun. Nel 1993 arrivò il secondo trofeo, ovvero la Coppa di
Germania vinta contro le riserve dell’Herta Berlino grazie a una rete
di Ulf Kirsten. Avete capito bene: quell’anno la squadra “B” dei
berlinesi raggiunse una finale di coppa!

Tornando
al Bayer, si arriva al 2001 senza che il club abbia mai vinto una
Bundesliga, giungendo seconda in tre occasioni. Come allenatore viene
chiamato Klaus
Toppm
öller,
tecnico che ha avuto il merito di portare il Bochum in Coppa UEFA. È
un tipo singolare, dai capelli argentati e la sigaretta pronta
all’uso. La squadra, reduce da un quarto posto che vale la
qualificazione ai preliminari di Champions, viene ritoccata: tra i
pali arriva Butt, in difesa il massiccio terzino destro Sebescen e,
per aggiungere fantasia, il giovane turco Basturk.

Il
primo step viene passato senza problemi: i vecchi leoni Neuville e
Kirsten regolano la pratica Stella Rossa, permettendo ai rossoneri di
accedere alla fase a gironi della Champions. In Bundesliga partono
forte, mantenendo l’imbattibilità per 14 turni e mandando in rete
numerosi giocatori. Spicca il talento di Michael
Ballack
,
leader della squadra e uomo gol importante quanto il centravanti
bulgaro Dimitar
Berbatov
.
La retroguardia è un fortino guidato dal brasiliano Lucio
e
l’argentino Diego
Placente
.

Il
Leverkusen viene inserito in un girone tutt’altro che agevole, che
include Barcellona, Lione e Fenerbahçe. I tedeschi non si
scompongono e archiviano la qualificazione al turno successivo con
tre vittorie di fila. Memorabile la rimonta ai danni dei catalani:
sotto di un gol realizzato da Luis Enrique, gli uomini di Toppmöller
ribaltano la situazione nella ripresa grazie alle reti di Neuville e
Basturk. Nella seconda fase a gironi, si alza l’asticella della
difficoltà: Juventus, Deportivo e Arsenal fanno tremare i polsi. A
Torino arriva una disfatta: un 4-0 che viene mitigato dal successo
casalingo contro gli spagnoli (3-0). Dopo un 1-1 interno contro i
Gunners,
deciso da Kirsten a tempo quasi scaduto, a Londra arriva un altro
doloroso poker che impone ai rossoneri di vincere le restanti
partite. Detto, fatto: la Juve viene regolata 3-1 – apre le
marcature un rigore del portiere Butt – e in Spagna si vince con lo
stesso risultato. Il Bayer passa ai quarti e contemporaneamente
continua a contendere il primato della Bundesliga al Borussia
Dortmund, che batte 4-0 nello scontro diretto.

In
campo europeo, ai quarti all’orizzonte spunta il Liverpool. Ad
Anfield i Reds
si
aggiudicano il primo round grazie a una rete del finlandese Hyypiä,
ma alla BayArena la musica cambia e con un brillante 4-2 il cammino
può proseguire. L’ultimo ostacolo prima della finale arriva sempre
dall’Inghilterra: è il Manchester United, la squadra che detiene il
titolo. All’Old Trafford i tedeschi strappano un prezioso 2-2,
riequilibrando la situazione dopo essere passati due volte in
svantaggio. Basterebbe un 1-1 casalingo ed è ciò che accade: Roy
Keane illude i Red
Devils
prima
del pareggio del solito Neuville. Il risultato non cambia e il Bayer
stacca il biglietto per la finale di Glasgow, dove affronterà il
Real Madrid dei Galacticos.

La
tensione della Champions ha ripercussioni in campionato. Ballack e
compagni si portano sul +4 a poche giornate dal termine, ma quando
mancano solo quattro turni alla fine della Bundesliga la squadra
raccoglie un solo punto in tre partite, pareggiando con l’Amburgo e
perdendo contro Werder Brema e Norimberga. Il Borussia Dortmund
effettua il sorpasso e a nulla serve la vittoria dei rossoneri
nell’ultimo atto del torneo. Il Bayer si classifica secondo, a una
sola lunghezza dai rivali.

Non
c’è tempo di smaltire la delusione: l’11 maggio si scende in campo
per giocare la finale della Coppa di Germania. A Berlino si impone
nettamente lo Schalke 04 di Ebbe Sand e il veterano Andreas Möller
(4-2). Forse i ragazzi di Toppmöller sono già con la testa
all’appuntamento più importante della storia del club, ovvero la
finale di Champions.

Circa
51.000 spettatori assistono alla partita dai seggiolini di Hampden
Park. Il Leverkusen, che ha impedito a Sir Alex Ferguson di giocare
una finale a casa sua, scende in campo con la seguente formazione:
Butt tra i pali, Placente e Sebescen terzini e Lucio e Zivkovic
centrali; Ramelow protegge le avanzate di Ballack, Brdaric e
Schneider, mentre Basturk supporta la punta Neuville. L’undici del
Real di del Bosque è una specie di All-Star del calcio mondiale.

Pronti
via, al 9′ capitan Raul porta in vantaggio le Merengues.
Ma il Bayer c’è, eccome. Tiene il campo e pareggia i conti già al
14′ con una zuccata di Lucio. La partita è equilibrata, ma Zinedine
Zidane tira fuori dal cilindro il gol più bello della sua carriera.
Traversone di Roberto Carlos e tiro al volo che manda in visibilio
gli appassionati di calcio di tutto il pianeta. Si va a riposo sul
2-1 per i madrileni, che nella ripresa subiscono il forcing dei
tedeschi. Si infortuna César e subentra un portiere di belle
speranze, un certo Iker Casillas, che come un consumato veterano fa
dormire sogni tranquilli alla sua difesa. Finisce così, con il terzo
trofeo sfumato e tanta rabbia inconsolabile per Klaus Toppmöller e
la sua squadra eternamente seconda. Ma il livello di organizzazione
di gioco e spettacolo delle migliori “Aspirine” di sempre non
verrà dimenticato.

Ci
sarebbe pure da aggiungere che ben cinque giocatori di quella rosa
arriveranno a un passo dal vincere i Mondiali nippo-coreani, ma
inizierebbe a essere troppo. Fortunatamente, almeno Ballack in
seguito riuscirà a collezionare numerosi trofei tra Bayern Monaco e
Chelsea.


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