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C'era una volta

C’era una volta… la Repubblica Ceca a Euro ’96

Gli Europei sono sempre stati un territorio fertile per le
sorprese. Non a caso, anche l’ultima edizione è stata ricca di
eventi impronosticabili. Nel 1996 in pochi avrebbero puntato qualcosa
sulle sorti della Repubblica Ceca.
La sua federcalcio era nata solo due anni prima, dopo la divisione
della Cecoslovacchia in due stati indipendenti. Per la FIFA il titolo
europeo, vinto nel 1976 grazie al famoso cucchiaio di Antonin
Panenka, fa parte sia della bacheca ceca che di quella slovacca.

Come detto, la squadra allenata
da Dusan Uhrin si presenta ai nastri di partenza come un’esordiente.
I cechi hanno mancato la qualificazione per USA ’94 e intendono fare
bella figura nella prima esperienza come nazionale indipendente.
L’urna però non è molto benevola; i boemi sono inseriti nel Gruppo
C con la Germania, l’Italia e l’insidiosa Russia. L’esordio non è
incoraggiante e vede i biancorossi perdere a Manchester contro i
teutonici, che si portano sul 2-0 in poco più di mezz’ora grazie
alle reti di Ziege e Moeller. Il primo round del girone si conclude
con la vittoria degli Azzurri contro la Russia; le gerarchie sembrano
rispettate. Ma i cechi, cinque giorni dopo, si presentano ad Anfield
con le idee chiare. Al 9′ pt un biondino di nome Pavel
Nedved
, giovane stella dello
Sparta Praga e in procinto di finire nella “lista dei desideri”
della Lazio, riceve un assist da Karel Poborsky e
segna il suo primo gol in nazionale battendo Peruzzi. L’Italia
incassa ma reagisce subito, trovando il pari con Chiesa. La svolta
della partita avviene quando Apolloni si fa espellere per somma di
ammonizioni per un fallo su Radek Bejbl,
che al 35′ pt realizza il gol del 2-1. Il risultato non cambia e i
boemi rientrano in gioco.

L’ultimo turno è contro la
Russia, a quota zero punti. Nel giro di 20′ la gara, a Liverpool i
giochi sembrano già chiusi: Jan Suchoparek
e Pavel Kuka
realizzano un doppio vantaggio che dovrebbe far dormire sonni
tranquilli: non dilagano perché beccano due pali, e il portiere
russo Cherchesov sembra in giornata-no. Forse i cechi si rilassano
fin troppo, visto che nella ripresa gli avversari – con un moto
d’orgoglio – mettono a punto un clamoroso ribaltone. Mostovoi
accorcia le distanze, Tetradze – futura conoscenza dei tifosi
romanisti – segna il pari e a cinque minuti dalla fine una
cannonata dalla distanza di Bestchastnykh porta i russi in vantaggio.
Ai cechi serve almeno un punto per passare ai quarti, visto che
l’Italia non riesce a sbloccare il risultato contro una Germania già
qualificata. Al 43′ st, l’ex meteora viola Lubos Kubik
imbecca Vladimir Smicer,
che con un tiro preciso regala la qualificazione ai suoi per il rotto
della cuffia. Repubblica Ceca e Italia chiudono il girone a quota
quattro, ma gli scontri diretti condannano gli uomini di Sacchi.

Il 23 giugno, al Villa Park di
Birmingham, è tempo di tornare in campo. La sfida è ostica, perché
il Portogallo presenta giovani stelle come Figo e Rui Costa
affiancati da affermati campioni come Fernando Couto, Paulo Sousa e
Joao Pinto. I lusitani palesano il solito grande problema: non hanno
un vero e proprio centravanti. Il portiere Kouba è una saracinesca,
e lo sterile possesso di palla del Portogallo non sblocca la
situazione. A inizio ripresa, i cechi hanno una palla gol: Poborsky
vince un rimpallo e si presenta solo davanti a Vitor Baia, che viene
superato da un pallonetto. Per il resto della partita, i cechi
difendono il vantaggio con tale impeto da restare in dieci e con
numerosi ammoniti. Il “bollettino di guerra” porta quattro
squalificati: Bejbl, Suchoparek, Kuka e l’espuslo Latal dovranno
saltare la semifinale contro la Francia.

Si torna a Manchester, dove i
tifosi locali già prevedono una possibile finale al cardiopalmo tra
Francia e Inghilterra. I cechi, rimaneggiati, non possono far altro
che erigere una bella difesa per impedire che i vari Zidane,
Djorkaeff e Loko possano causare danni irreversibili. Sale in
cattedra il già citato Petr Kouba,
ventisettenne portiere dello Sparta Praga. Fortino inespugnabile,
grazie alle sue parate permette alla Repubblica Ceca di giocarsi
l’accesso alla finale ai calci di rigore. I primi dieci vanno a
segno, e forse qualcuno inizia a farsi dei dubbi sulle doti sue e del
collega Lama in materia di tiri dagli undici metri. Si va a oltranza
e tocca a Pedros, talentuoso centrocampista del Nantes. Kouba fa il
suo dovere e neutralizza il tiro; Miroslav Kadlec,
freddo titano difensivo reduce di Itaia ’90, non
si fa prendere dal panico e insacca alle spalle di Lama, permettendo
ai biancorossi di partecipare all’atto conclusivo del torneo. Che li
metterà di nuovo di fronte alla Germania, vittoriosa ai rigori
contro i padroni di casa inglesi.

A Wembley, il 30 giugno ci sono più
di 70.000 spettatori pronti ad assistere alla finale. Arbitra
Pairetto di Novi Ligure, magra consolazione per il calcio italiano. I
cechi confermano la solita formazione che vede una retroguardia
solida, un centrocampo fantasioso e Kuka di punta a sperare negli
inneschi dei vari Poborsky e Smicer. I teutonici possono contare su
una rosa stellare, dove in difesa spiccano consumati veterani come
Koepke e Sammer. Davanti, il talento di Scholl supporta un duo di
bomber di notevoli proporzioni come l’ex interista Klinsmann e
l’esperto Kuntz, che curiosamente l’anno prima duettava con Kuka nel
Kaiserslautern.

Bisogna attendere la ripresa per
vedere il primo gol. Poborsky, abbattuto da Sammer, si procura un
rigore che viene trasformato con un secco sinistro da Patrik
Berger
al 14′ st. Poco dopo, il
CT tedesco Berti Vogts decide di tentare il tutto per tutto,
inserendo Oliver Bierhoff al
posto di Scholl e schierando di fatto tre punte. Il brillante bomber
dell’Udinese non è ancora sudato quando raccoglie un calcio piazzato
di Ziege e sorprende la difesa ceca con un colpo di tesya vincente, a
poco più di un quarto d’ora dalla fine. Si va ai supplementari, dove
vige la regola del golden
goal
che
viene inserita per la prima volta nei Campionati europei. Al 5′ del
primo extra-time, sugli sviluppi di un lancio dalle retrovie Bierhoff
colpisce di testa in direzione di Klinsmann. Questi si allarga e
rimette il pallone in mezzo, dove trova un Bierhoff accerchiato che
va comunque al tiro con il sinistro. Il pallone urta Hornak e Kouba,
ingannato dalla traiettoria, si lascia sfuggire il pallone dalle
mani. Triplice fischio e addio sogni di gloria per la Repubblica
Ceca.

Come in ogni
storia che si rispetti, occorre vedere che fine hanno fatto i suoi
artefici. Molti di loro erano già famosi all’epoca, altri lo sono
diventati in seguito, tra tutti ovviamente Nedved. Ci si poteva
aspettare l’esplosione del portiere Kouba; trasferitosi al Deportivo,
è incappato in una serie di infortuni che alla fine lo hanno
relegato in panchina, permettendogli di vincere una Liga come vice di
Songo’o. Più fortuna in Spagna per il centrocampista Bejbl, a lungo
titolare nell’Atletico Madrid; il torneo fu il trampolino di lancio
anche per Berger, che rimane in Inghilterra per giocare nel
Liverpool.


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