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C'era una volta

C'era una volta… Michael Owen, l'attaccante perfetto che fece sognare gli inglesi

Tolosa, 22 giugno 1998. Fase a gironi della Coppa del Mondo, un torneo che in quell'edizione presenta una valanga di grandi giocatori. La maggior parte di essi sono già affermati e cercano quella consacrazione immortale che solo alzare quel trofeo può dare.
L'Inghilterra il Mondiale non lo vince dal 1966: da quel momento, solo cocenti delusioni. Per Francia '98 ci sono altissime aspettative, e vincere in casa dei rivali storici non sarebbe male. Nella gara d'esordio è arrivato un 2-0 contro la Tunisia, regolare. Ma a Tolosa gli avversari sono i tignosi rumeni, maturi e intenzionati a non perdere lo status di outsider di lusso. A inizio ripresa segna Viorel Moldovan, bomber tarchiato in forza al Grasshoppers. Ci risiamo: possibile che l'Inghilterra debba sempre presentarsi così timorosa?

 

 
Al 79′ il mondo si accorge di Michael Owen. Di tutti i fenomeni presenti a Francia '98, quell'Owen è il più giovane. Nato il 15 dicembre del 1979 è il talento più fresco, affamato e voglioso di mettersi in luce. Reduce dalla prima stagione da titolare sotto lo sguardo severo ma fiero della Kop, Owen ha chiuso il suo battesimo in Premier League segnando più reti dei suoi compagni di reparto messi assieme. Ovvero, più reti di massime autorità del gol come Karl-Heinz Riedle e Robbie Fowler.
In quel minuto della sfida Romania-Inghilterra, Beckham lancia Shearer. La stella del Newcastle butta un occhio al centro e crossa; irrompe Owen e manda il pallone rabbiosamente in rete, alle spalle di Stelea. Non sarà il gol più bello della storia, ma provateci voi a mantere i nervi saldi a soli diciannove anni.
 
L'Inghilterra alla fine perde, colpita allo scadere da Dan Petrescu, onesto ex terzino di Foggia e Genoa. I britannici passano comunque il turno battendo la Colombia, ma arrivano secondi e di conseguenza agli ottavi devono vedersela contro una prima della classe che risponde al nome di Argentina.
A Saint-Étienne va in scena una sfida che non sfigurerebbe in un'ipotetica finale. Al 6′ Batistuta segna su rigore e poco dopo pareggia Shearer, sempre da penalty. Al 16′ Beckham innesca Owen. Il ragazzino controlla la palla alla perfezione; si tratta di un contropiede e si ritrova da solo contro la difesa sudamericana. Owen ha il passo svelto, in confronto Chamot e Ayala sembrano correre col fango alto fino alle ginocchia. In pochi secondi la punta del Liverpool è davanti a Roa, poco dopo il pallone gonfia la rete. Apoteosi. Peccato per il pareggio di Zanetti, l'assurda espulsione del Golden Boy dello United e l'ennesima, maledetta sconfitta ai rigori.

 

 
La carriera di Owen inizia alla grande e prosegue tra caterve di gol e qualche grosso rammarico. A Euro 2000 solo Kevin Keegan, CT degli inglesi, crede che la squadra possa fare a meno di lui. Lo fa giocare poco e condanna i britannici a una brutta figura in mondovisione. Nel frattempo Michael diventa idolo assoluto nel Liverpool, ma il trionfo maggiore è la vittoria della Coppa UEFA del 2000-01, successo che gli permette di conquistare un meritato Pallone d'oro. Ad Anfield Road può contare su compagni come Steven Gerrard, Jari Litmanen ed Emile Heskey, ma manca sempre qualcosa per arrivare al titolo. Stessa sorte in Nazionale: con Owen titolare gli inglesi ben figurano a Giappone/Corea 2002 e Portogallo 2004, ma la finale resta utopia.
 
Al top della carriera, nel 2004 viene ingaggiato dal Real Madrid. I Galacticos vivono una stagione poco brillante, che tradotto negli standard locali significa raggiungere “solo” il secondo posto. L'attacco da sogno composto da Owen e Ronaldo si ferma a un passo dalle giocate di Samuel Eto'o e Ronaldinho, con i Blaugrana che gettano nella mischia pure un pulcino di nome Leo Messi. Il feeling con la Liga è basso, così Owen torna in Inghilterra per militare nell'ambizioso Newcastle United del veterano Alan Shearer e mantenere il posto in nazionale. Purtroppo a Germania 2006 inizia il declino fisico del giocatore. Contro la Svezia si rompe il legamento crociato; l'operazione si risolve in un trapianto e Owen rimane fuori causa per dieci mesi. Al ritorno in campo stenta e alla fine il Newcastle, a malincuore, decide di fare a meno di un giocatore non più di primo pelo e incline agli infortuni.

 

 
A soli 31 anni sembra sul viale del tramonto, ma il Manchester United decide di ingaggiarlo come rincalzo di lusso. Owen, seppur falcidiato dai problemi fisici, finalmente riesce a vincere un campionato, dopo aver dominato per lunghi anni le statistiche delle marcature della Premier League. Totalizza 17 reti in 51 presenze distribuite in tre anni. Si ritira nel 2013 dopo una comparsata nello Stoke City, con un bottino di 222 reti a livello di club e ben 40 in Nazionale inglese, quinto marcatore assoluto dopo Rooney, Charlton, Lineker e Greaves. 

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