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C'era una volta… Zalayeta, El Panteron in perenne agguato

zalayeta
In Inghilterra li chiamano super-sub, ovvero i super-sostituti. Non a caso questo appellativo se lo conquistò un certo Ole Gunnar Solskjaer: chiedere ai tifosi del Manchester United per ulteriori informazioni. Tra i giocatori della Serie A che hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante pur non giocando quasi mai da titolare, c’è senza dubbio Marcelo Danubio Zalayeta. Pur avendo cambiato numerose casacche, la sua carriera è legata alla Juventus: oggi compie 38 anni e noi andiamo a ripercorrere le tappe che lo hanno portato ai vertici della Vecchia Signora.


Uruguaiano di Montevideo, il possente Zalayeta esplode nell’arco di due stagioni: nel 1997 è già titolare nel glorioso Peñarol, che guida alla vittoria del titolo nazionale con 13 reti. I Carboneros chiudono un ciclo di cinque campionati vinti di fila, lanciando anche il centrocampista Gonzalo de los Santos. Zalayeta viene convocato per il Mondiale Under-20 che si disputa in Malesia; l’Uruguay perde la finale contro l’Argentina di Aimar e Riquelme, ma Zalayeta realizza quattro reti nell’arco del torneo e si dimostra maturo per il salto in Europa. La Juventus incrementa il suo contingente uruguaiano, dov’è presente Paolo Montero, anche con gli innesti dell’esperto Daniel Fonseca e di un altro reduce del Mondiale Under-20, ovvero il difensore César Pellegrin. Quest’ultimo non lascerà traccia.


L’ancora acerbo Panterone è chiuso dal tandem Del Piero-Inzaghi, ma si toglie subito la soddisfazione di vincere la Serie A, realizzando un gol all’esordio. Subentra a Davids e dopo soli 4’ realizza il temporaneo 2-1 per i bianconeri, che vengono raggiunti in pieno recupero da una marcatura di Protti. Nella stagione 1998-99 viene mandato a farsi le ossa all’Empoli; segna solo due reti, nel computo di una squadra destinata presto alla retrocessione.

Più interessante è il suo periodo in prestito al Siviglia. Curiosamente gli andalusi schierano un tridente tutto uruguaiano, dove figurano anche Marcelo Otero e Nicolas Olivera: peccato che segnano sette gol in tre, e cinque li fa Zalayeta. Inutile dire che la stagione si chiude con un ultimo posto, ma Zazà viene confermato e contribuisce con altri cinque gol alla vittoria del campionato cadetto. Ormai maturo, il giocatore torna alla base e spera di poter incidere di più. In effetti diventa una riserva di lusso: nell’annata 2001-02 si dimostra un affidabile bomber nelle coppe, permettendo a Del Piero e Trezeguet di tirare il fiato. Va meglio nella stagione successiva, quando risulta decisivo nella sfida contro il Barcellona valida per i quarti di finale della Coppa dei Campioni; un gol magnifico nei supplementari che gela il Camp Nou.

Passato il treno dei Mondiali del 2002, Marcelo scalpita per ottenere più spazio in nazionale. Nel 2004 così va in prestito in un Perugia dall’attacco anemico, formato dalla meteora Bothroyd e l’anziano Ravanelli. L’esperienza è da dimenticare, in quanto un grave infortunio a tibia e perone lo tiene presto lontano dai giochi. Non gli resta che tornare ancora alla Juventus, dove per lui il posto da bomber di riserva non manca mai. Torna l’idolo dei tifosi bianconeri quando ripete l’impresa di risultare decisivo in Champions in terra iberica. Stavolta le vittime sono le Merengues e il turno è quello degli ottavi di finale, e Zalayeta dimostra che l’extra-time è il suo territorio di caccia.


Le sue apparizioni si diradano e di conseguenza anche le soddisfazioni. Vive l’incubo di sbagliare il rigore decisivo per la qualificazione dell’Uruguay alla Coppa del Mondo del 2006, nell’ambito dello spareggio intercontinentale contro l’Australia. Segue i bianconeri nell’anno di purgatorio post-Calciopoli, ma non viene inserito nel gruppo della rifondazione. Alla soglia dei trent’anni fa ancora gola a numerose squadre e il Napoli decide di investire su di lui, proponendogli un quadriennale. Complici gli infortuni e l’esplosione di German Denis, in maglia partenopea si ritaglia il consueto spazio di alternativa affidabile, finendo poi per passare al Bologna in prestito per un ultima stagione italiana da protagonista. Il finale della carriera è ricco di gol; dopo una comparsata nei turchi del Kayserispor arriva la gloria nel suo Peñarol, dove può ricoprire con successo il ruolo di leader offensivo. Il tempo di vincere altri due campionati per arricchire una bacheca di tutto rispetto e poi giunge l’annuncio del ritiro, nel 2015. Con 162 gol in 575 partite di club rimane uno dei migliori bomber partoriti dalla Celeste prima dell’esplosione di Luis Suárez ed Edinson Cavani.

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