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C'era una volta

C'era una volta… il mito di "Cavallo Pazzo" Chiarugi

Ai tifosi piacciono i giocatori fuori dagli schemi, quelli che in campo si riconoscono al primo sguardo. Magari a fine stagione non hanno accumulato statistiche da urlo, ma rimangono per sempre nei cuori degli appassionati. Luciano Chiarugi, pur potendo vantare un palmares invidiabile, non ha giocato molto nella Nazionale italiana; tuttavia, negli anni ‘60 e ‘70 è stato uno degli attaccanti più quotati della Serie A.


 
La leggenda di “Cavallo Pazzo” parte da Ponsacco, provincia di Pisa, dove nasce il 13 gennaio del 1947. Entra nelle giovanili della Fiorentina, dove svolge a lungo il ruolo di raccattapalle. Ma il talento lo porta ben oltre i cartelloni pubblicitari; esordisce nel 1966, nella stagione in cui diventa la riserva del grande Kurt Hamrin. È una Viola piuttosto competitiva, dove militano anche Albertosi, Bertini e De Sisti. L’annata si conclude con la vittoria della Coppa Italia e dell’ormai defunta Coppa Mitropa. Il giovane Chiarugi gioca entrambe le finali, sia a Roma contro il Catanzaro (2-1) che a Firenze contro i cecoslovacchi del Jednota Trencin (1-0).
Il ragazzo diventa presto uno dei punti fermi, affiancando Hamrin e Brugnera nell’attacco fiorentino. Le soddisfazioni non tardano ad arrivare e nel 1968-69, sotto la guida di Bruno Pesaola, la Fiorentina vince il secondo titolo della sua storia. Chiarugi contribuisce con 7 reti e conquista anche l’esordio in Nazionale, ma le sue presenze in Azzurro si conteranno sulle dita di una mano.
Chiarugi si dimostra molto abile nel dribbling e nei calci piazzati, al punto da realizzare dei gol direttamente da calcio d’angolo. Tra i suoi “vizi” risulta una certa tendenza a lasciarsi cadere in area, tanto che il signor Michelotti, severo arbitro, conia per lui il termine “chiarugismo”.
Nel 1972 il giocatore lascia Firenze per trasferirsi al Milan di Nereo Rocco. Per i rossoneri si sta chiudendo un ciclo, dato che il carismatico tecnico triestino inizia ad avere attriti con la società dopo anni di successi. Chiarugi si ritrova in una rosa ancora competitiva, dove spiccano mostri sacri come Gianni Rivera e Karl-Heinz Schnellinger. Cavallo Pazzo è in grande spolvero e segna ben 12 reti in campionato. Per il Milan arrivano anche due trofei importanti. Il 16 maggio del 1973, a Salonicco, i rossoneri battono uno a zero il Leeds United di Don Revie e si aggiudicano la Coppa delle Coppe. A decidere la gara è proprio un gol di Chiarugi realizzato al 5’ del primo tempo.
La “freccia di Ponsacco” replica il personale “double” vincendo anche la Coppa Italia; il 1° luglio il Milan batte la Juventus ai calci di rigore, dopo che le reti di Bettega e Benetti avevano chiuso la contesa sull’uno pari. Chiarugi in Lombardia ritrova la Nazionale e gioca due amichevoli nel 1974, contro Germania occidentale e Bulgaria.


 
Rimane a Milano altre tre stagioni, avare di soddisfazioni per il club meneghino. Nel 1976 arriva il passaggio al Napoli, dove ritrova mister Pesaola. La stagione si apre con il successo nella Coppa di Lega italo-inglese, altro rofeo oramai scomparso. Cavallo Pazzo contribuisce con una rete alla vittoria dei partenopei, che si impongono sul Southampton in una doppia finale (0-1 e 4-0 per il Napoli).
Per il resto, nonostante la presenza di Savoldi gli Azzurri campani stentano e arrivano solo settimi. L’anno successivo Chiarugi gioca meno e il Napoli arriva sesto, perdendo la finale di Coppa Italia. Il giocatore si avvia verso gli ultimi anni di carriera. Milita per una stagione in Serie B con la Sampdoria, prima di tornare in Serie A per vestire la casacca del Bologna, ancora a fianco di Savoldi. Scende nelle serie minori per giocare con Rimini, Rondinella e Massese prima del ritiro avvenuto nel 1985, con più di 120 reti in carriera.
Appesi gli scarpini al chiodo, si specializza come tecnico delle giovanili della Fiorentina, ricoprendo in alcuni casi il ruolo di allenatore ad interim della prima squadra. Nel 1995-96 conduce la Primavera dei viola alla vittoria della Coppa Italia di categoria. I toscani si impongono sul Torino (0-0; 2-1) e lanciano parecchi talenti come Cristiano Zanetti, Francesco Flachi, Luca Vigiani e Christian Amoroso. La sua ultima esperienza in panchina si è conclusa nel 2008, alla guida del Poggibonsi.


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