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Van Basten: "Grandi battaglie con Maradona. Juventus più forte di tutti"

Marco Van Basten, ex attaccante del Milan, ha rilasciato un'intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport in vista della gara di sabato tra i rossoneri e il Napoli. Van Basten ha parlato del suo lavoro attuale alla UEFA, del suo passato, di Maradona, della Juventus, del Milan, delle differenze tra Sacchi e Capello, di Berlusconi, della Serie A, degli allenatori italiani, degli attaccanti che giocano in Italia, di Ibrahimovic e del suo migliore gol in rossonero.

Sul suo presente e sul suo passato: "Porto la mia esperienza e la passione verso uno sport bellissimo. Dobbiamo proteggerlo, renderlo avvincente. Milan? Ci divertivamo. Sempre. Non solo in campo, ma anche durante la settimana. Ogni allenamento era una festa. Era questo il nostro segreto. Certo, parliamo di un Milan stellare: in ogni ruolo un campione. Ma non si vince così tanto se non c’è armonia. E dico un’altra cosa: il mio rimpianto più grande per il ritiro precoce è che mi ha privato, ci ha privato, di nuovi trionfi. Il nostro ciclo sarebbe durato altri 34 anni. In Italia e nel mondo. In confronto la striscia del Barcellona di Messi sarebbe poca cosa."

Su Maradona: "Che battaglie con Maradona, vincere era un’impresa: oltre a Diego, c’erano Careca, Giordano, Ferrara… Ma anche noi avevamo tanti campioni e forse eravamo più squadra. Milan-Napoli? Non so se vedrò la gara in tv. Tifo Milan? I colori rossoneri sono nel mio cuore, ma soprattutto spero sia una partita spettacolare. Poi su Maradona, quando è venuto qui a Zurigo è stato contagioso. Per lui il calcio è allegria, trasmette queste sensazioni a chi gli sta intorno. Parliamo di un grandissimo: scudetto a Napoli, campione del Mondo e tanto altro. Eppure se gli dai un pallone torna bambino. Ecco, questa magia rende il calcio lo sport più popolare al mondo. Non bisogna dimenticarlo: si pensa troppo al business, ma i tifosi vogliono accendersi per le prodezze di un campione."

Su Sacchi e Capello: "Due grandi allenatori, ma personalmente preferisco Capello. Lasciava spazio all’inventiva dei giocatori, ci dava la possibilità di improvvisare. Con Sacchi ogni mossa era studiata in modo ossessivo. Insomma, il metodo di Capello è più vicino al mio credo calcistico e penso che sia anche meno usurante dal punto di vista mentale. E’ un’opinione…"

Sul Milan: "Sa che cosa mi mette più tristezza? Vedere San Siro mezzo vuoto. Una cosa inconcepibile ai miei tempi. Era una bolgia contro il Napoli, ma pure se c’era l’Empoli. E le cose non vanno meglio negli altri stadi italiani, quasi tutti rimasti agli Anni 90. Al Milan mancano i grandi giocatori, ma pure una struttura moderna. Milan ai cinesi? Non posso pensare ai cinesi padroni di Inter e Milan, due società così gloriose devono restare agli italiani. Non è solo una questione di fascino e storia, di Moratti o Berlusconi. C’è anche la passione: non ha prezzo. No, il Milan ai cinesi proprio non mi va giù."

Sulla Juventus: "Ha in rosa dei campioni e lo stadio pieno. Sono stati bravi, la società ha investito nel futuro e ora raccoglie i frutti. Si possono permettere di pagare Higuain 90 milioni di euro, di puntare su un talento come Dybala. Ma c’è qualcosa che non capisco. Milano ha una città e una regione potenzialmente superiore a Torino e al Piemonte. Sia come bacino di persone, sia a livello economico. Nel calcio arranca, davvero strano. Milano deve stare davanti. E in scia la Juve con Roma, Napoli e le altre grandi città."

Su Berlusconi: "L’ho chiamato per i suoi 80 anni, era un po’ preoccupato perché doveva andare negli Usa per l’operazione al cuore. Il Milan del presidente Berlusconi ha fatto la storia del calcio, gli sarò sempre grato di avermi dato la possibilità di far parte di quella squadra."

Sulla Serie A: "Avevate il campionato più ricco e più bello. Tutti volevano venire in Italia. Non avete saputo gestire il vantaggio: tra scandali, strutture inadeguate e liti, ora siete dietro. L’errore? Pensare troppo ai soldi: si gioca troppo, si fa tutto per lo spettatore televisivo e nulla per il tifoso, si organizzano tournée estive inutili. Si pensa solo all’oggi, dimenticandosi del domani. Non dovete sorprendervi se siete dietro ora. Dico una cosa che non farà piacere a tanti dirigenti: bisogna giocare di meno. Ci sono troppe partite, si arriva a giugno usurati. E i grandi campioni faticano. Occorrono 4 settimane di vacanze e 4 di preparazione. I tornei a 20 squadre sono stressanti. Il Mondiale allargato a 48 squadre? Si fa ogni 4 anni e dura sempre un mese. Bisogna ridurre i campionati nazionali e rinunciare a qualche soldo. Avremo calciatori a posto fisicamente e gare più spettacolari. Così evitiamo di vedere Cristiano Ronaldo giocare la finale di Champions a Milano zoppicando e l’Italia decimata dagli infortuni all’Europeo in Francia. C’è il rischio di match paralizzati. Il Barcellona non sorprende come prima: gli avversari lo aspettano in linea come se fossero una squadra di pallamano. Uno stallo che spesso è rotto solo dalla giocata di un campione o dalla mossa di un allenatore."

Sugli allenatori italiani: "Siete sempre all’avanguardia, la vostra crisi è solo dirigenziale. Ancelotti era già allenatore quando giocava, teneva i rapporti con tutti. Di Capello ho detto, Ranieri ha fatto qualcosa d’incredibile col Leicester, poi c’è Antonio Conte: vista l’età credo sia attualmente il numero uno. Comanda la Premier con un gruppo che non è migliore degli altri. E altri big, come Klopp, Guardiola, Wenger, Mourinho, sono dietro. Non solo, Conte ha dimostrato di essere un grandissimo commissario tecnico con l’Italia e le assicuro, avendolo provato, che non è semplice fare bene con una Nazionale."

Sugli attaccanti della Serie A: "Conosco bene Higuain, meno Dybala e Icardi. Poi mi dicono di Belotti, non l’ho ancora visto. E sono curioso. Del Torino sapevo di Immobile. In Italia avete una grande tradizione sui bomber, per l’esplosione di un nuovo Vieri è soltanto questione di tempo. Magari lo è già Belotti."

Su Ibrahimovic: "Mi somiglia? Sì, potrei definirlo il mio erede. E’ più forte fisicamente, io lo ero di più col pensiero e anche tecnicamente. E poi secondo me ha sbagliato a cambiare così tante squadre. Conta pure il cuore, non solo il portafogli."

Sul suo gol più bello al Milan: "I milanisti sono legati a quello della semifinale di Coppa Campioni contro il Real Madrid nel 1989 al Bernabeu, o alla quaterna fatta al Goteborg nel 1992. Gli olandesi al tiro al volo contro l’Urss all’Europeo, ma lì sono stato fortunato:
il tiro poteva finire in tribuna. Dico la rovesciata in Ajax Den Bosch: cercata e trovata. Senza modestia: difficile fare meglio."


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