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C'era una volta

C'era una volta… Pascutti e l'ultimo Scudetto del Bologna

Sembra passata una vita, ma un tempo il Bologna era una delle squadre più forti del panorama europeo. Il nome legato a quei successi lo si pronuncia ogni volta che i rossoblu scendono in campo tra le mura amiche: Renato Dall'Ara, il presidente rimasto per trent'anni alla guida del club. Lo “squadrone che tremare il mondo fa” iniziò a dettare legge negli anni '30, con molti giocatori che si fregiarono della Coppa del Mondo vestendo la casacca della Nazionale. Nelle pioneristiche competizioni europee per club, gli emiliani si misurarono senza sfigurare persino contro l'Austria Vienna di Sindelar.

 
Nel Dopoguerra il Bologna rimane tra le prime posizioni senza riuscire a riconquistare subito il tricolore. Gli anni '50 segnano l'esordio di un'ala friulana di belle speranze, ovvero Ezio Pascutti. Siamo nel 1955 e i rossoblu possono contare su ottimi elementi come il difensore danese Pilmark e l'atletico centravanti Pivatelli. Il giovane Pascutti si mette in luce con 11 reti in 19 presenze. Ala sinistra capace di azionare Pivatelli con cross perfetti, o di segnare per conto suo, entra presto nel giro della Nazionale esordendo nel 1958 in un'amichevole contro la Francia (2-2), ma il suo rapporto con gli Azzurri riprenderà solo quattro anni più tardi.
Nel frattempo avvia un sodalizio con l'ala destra Marino Perani, altro fedelissimo del Bologna. La rosa si rinforza anche con l'innesto di un giocatore destinato a segnare gli anni '60 e '70 del calcio rossoblu, ovvero Giacomo Bulgarelli. I primi risultati di rilievo arrivano nella stagione 1960-61, con la vittoria della Coppa Mitropa ai danni dei cecoslovacchi dello Slovan Nitra. Nel 1962-63 gli emiliani arrivano quarti e mostrano un gran bel gioco sotto la guida di Fulvio Bernardini. La squadra, impreziosita da stelle “nordiche” come il regista tedesco Helmut Haller (noto in seguito per aver partecipato a uno spot dell'Ovomaltina) e il giovane ma implacabile bomber danese Harald Nielsen, gira a meraviglia e Pascutti si toglie lo sfizio di battere un record che durerà a lungo, andando a segno per dieci giornate di fila. Solo Batistuta, nel 1994, farà di meglio.

 
La stagione successiva si apre con un episodio che renderà agrodolce il proseguo della carriera di Pascutti. Il 13 ottobre del 1963, in occasione di una gara disputata a Mosca contro l'URSS e valida per le qualificazioni a Euro '64, l'ala friulana compie un presunto fallo di reazione nei confronti del terzino Dubins'kyj e viene espulso. Anche se in realtà il giocatore del CSKA Mosca non subisce alcun danno, Pascutti si conquista la fama di giocatore rissoso e viene fischiato dai tifosi della Serie A; lui risponde mettendosi dei tappi nelle orecchie. A fargli dimenticare quell'onta ingiusta è la conquista dell'agognato Scudetto, arrivato dopo un'annata drammatica. Il Bologna esce indenne da un possibile scandalo doping, dimostrando l'innocenza dei propri giocatori, e deve giocarsi il titolo in uno spareggio contro l'Inter. A pochi gorni dalla sfida muore il presidente Dall'Ara; i rossoblu in campo ci mettono l'orgoglio e vincono 2-0 grazie alle reti di Fogli e Nielsen. Si tratta del settimo e, finora, ultimo campionato vinto dal Bologna.
In seguito i rossoblu rimangono un'ottima squadra non in grado però di imporsi in Europa; sprecano l'occasione di fare strada nella Coppa dei Campioni facendosi eliminare subito dall'Anderlecht. La grande squadra si sfalda e nel 1969, poco più che trentenne, Pascutti si ritira dal calcio giocato lasciando spazio all'ascesa di Savoldi. Inizia subito ad allenare la Vis Pesaro, rimanendo fino al 1987 alla guida di numerose squadre delle serie minori, come Baracca LugoSassuolo e Russi. Proprio nella sua Bologna, che non ha mai smesso di omaggiarlo e dimostrargli affetto, è venuto a mancare nella giornata di ieri a 79 anni. Pascutti, con la sua leggera calvizie e l'impressionante velocità, rimane uno dei simboli del calcio italiano degli anni '60. Quando il Bologna era la squadra più spettacolare di tutte.


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