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Vincenzo "Claudio" Spagnolo, per non dimenticare

Il 29 gennaio del 1995 è una data entrata tra le pagine più nere della storia del nostro sport. E non solo. Anzitutto, si è trattata della perdita di un ragazzo di venticinque anni, che ha lasciato un vuoto incolmabile nella sua famiglia. In secondo luogo è stata l'occasione per riflettere su alcuni punti critici delle dinamiche che ruotano attorno alla nostra società. A distanza di 22 anni, si è tanto parlato e poco agito. In maniera persino deleteria, in certi casi, e colpendo gli obiettivi sbagliati.

 

 

Resta la cronaca di una giornata maledetta. Vincenzo Spagnolo, per gli amici Claudio o Spagna, è un ragazzo gioviale, grande tifoso del Genoa. Frequenta un centro sociale, ma più che alla politica è interessato al volontariato. Quella domenica, in programma al Marassi c'è la sfida tra i rossoblu e il Milan. In palio per il Genoa di Signorini e Skuhravy ci sono punti importanti in ottica salvezza, e Spagnolo non vuole mancare all'appuntamento.

Da Milano parte un ragazzo appena maggiorenne, di nome Simone Barbaglia. Appartiene a un piccolo gruppo di tifosi rossoneri che cerca di farsi notare, e non solo per il particolare cappotto che indossano come segno di riconoscimento. Il loro piano è quello di scatenarsi sia prima che dopo l'arrvo nei paraggi dello stadio ligure. Barbaglia si è procurato un coltello da un suo compagno di curva più smaliziato. Come verrà appurato in seguito, la sua fede milanista è nulla e il suo interesse è attirare l'attenzione di Carlo Giacominelli, leader delle Brigate Rossonere 2, nate da una scissione delle Brigate originali. Essendo un gruppo di secondaria importanza, non presenzia sul treno speciale bensì in borghese su una vettura diversa.

Giunti a Genova, parte il piano distruttivo. I registi sono quelli del Gruppo Brasato, fazione delle Brigate 2 che in passato era finita nelle cronache per la morte di Antonio De Falchi, giovanissimo tifoso della Roma. Al Ferraris intanto si è sparsa la voce dell'arrivo dei rivali rossoneri; i tifosi genoani si organizzano per essere tanti e pronti. I milanisti, davanti alla marea di sostenitori avversari, non possono far altro che indietreggiare per poi ritrovarsi in trappola, sulla difensiva. Per tentare il tutto per tutto, arriva l'ordine di invertire i piani e di tirare fuori le lame. Barbaglia, da figura di contorno in fondo al gruppo, si ritrova in prima linea. Spagnolo, come gli altri tifosi rossoblu, non ha armi con sé ma ritiene che la sua forza fisica basti e avanzi per mettere fuori gioco un ragazzo più giovane. La reazione di Barbaglia è un misto di paura e ferocia, la sua reazione è una coltellata che si rivela fatale.

 

 

Al Marassi si sparge la voce degli scontri, e partono cori goliardici da parte del migliaio scarso di tifosi del Milan presente nel settore ospiti. Ma quando i dirimpettai iniziano a urlare "Assassini!" si capisce che purtroppo il tifoso ferito ha perso la vita. I membri delle Brigate 2 cercano di organizzarsi per depistare le prime indagini degli agenti, mentre all'interno dello stadio i tifosi genoani sfogano la propria rabbia causata dall'assurda tragedia. Vorrebbero farsi giustizia da soli, alle prese con un dramma irreparabile. Si susseguono ore di tensione, di cariche con la polizia che termineranno soltanto molte ore più tardi, alla fine di una guerriglia urbana dove si inflitrano anche personaggi estranei alla curva dei Grifoni. Ovviamente, sul campo non si è giocata nessuna partita.

Barbaglia viene fermato dai Carabinieri poco dopo il suo rientro a Milano. Confessa, fa nomi e riceve una condanna che, tra indulti e sconti di pena, gli concede la libertà nel 2006. Il padre di Vincenzo, Cosimo Spagnolo, ha più volte dichiarato di essere rimasto deluso sia dalla Giustizia che dal (mancato) impatto della tragedia sul mondo dello sport. A seguito della vicenda, l'attenzione della stampa e dei vertici del calcio si è focalizzata troppo nella criminalizzazione dei gruppi ultras, quando i movimenti stessi sono stati tra i primi a stigmatizzare certe forme di violenza gratuita. E a proporre un fermo "no" alla presenza dei coltelli all'interno degli stadi.

Negli anni successivi, come è noto, nell'orbita del calcio si sono verificati altri episodi di cronaca nera. Una parte del mondo ultras è ancora popolata da persone che vedono la curva come un veicolo di autoaffermazione in una società che, purtroppo, non riesce a garantire il benessere di tutti. Tuttavia, è evidente come aver "militarizzato" gli impianti e creato ulteriori barriere, non ha cambiato la situazione se non in peggio. Gli spalti meno popolati lo testimoniano.

Barbaglia stesso ha agito, in parte, anche per voler emulare il già citato Giacominelli, noto come "Il Chirurgo" per le sue pericolosi doti di accoltellatore. Il soggetto in questione ha passato meno guai con la giustizia rispetto all'assassino materiale, ma in molti hanno evidenziato come avesse una gran fetta delle responsabilità nella tragedia. Non abbastanza da precludergli, in seguito, un incarico da consulente fiscale per uno dei principali partiti politici italiani. Sono dettagli che dovrebbero far riflettere su come, nel nostro paese, siamo ancora lungi dall'aver risolto l'ingerenza della violenza nel mondo del pallone.


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