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C'era una volta

C'era una volta… Adriano, il sogno di una notte di mezza estate

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Essendo nato il 17 febbraio del 1982, oggi Adriano Leite Ribeiro compie 35 anni. Nella maturità, un grande giocatore è ancora in grado di contribuire alle sorti di una squadra, pur essendosi avviato verso il finale di carriera. Purtroppo Adriano è fuori dal grande calcio da un bel po'; la sua ultima esperienza – piuttosto fugace – lo ha visto a Miami per giocare un paio di partite nella quarta serie statunitense, nel 2016. Ma le premesse iniziali della sua parabola erano ben altre.

 

 

Nell'estate del 2001, l'Inter disputa un'amichevole al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. I nerazzurri sono alla ricerca della quadratura del cerchio per conquistare il tricolore e il parco attaccanti è stellare, contando anche il futuro rientro di Ronaldo. Adriano è appena arrivato dal Flamengo, è un ragazzone che sprizza potenza e velocità da tutti i pori. Si presenta con un calcio di punzione che quasi sfonda la rete della porta avversaria. I tifosi dell'Inter si sfregano le mani, ma il talento brasiliano ha bisogno di giocare e viene dato in prestito alla Fiorentina. Stagione amara per i viola, non per Adriano che si mette in evidenza diventando il miglior realizzatore della squadra, segnando sei reti.

Il periodo di rodaggio lo conduce al Parma, dove con Adrian Mutu Hidetoshi Nakata entra a far parte di una squadra apprezzata per il bel gioco, che alla fine centra il quinto posto. Adriano resta in gialloblu anche l'anno dopo e con Alberto Gilardino forma una coppia gol esplosiva. Lui segna 9 gol in 13 presenza tra Serie A e coppe, al punto che l'Inter decide di riprenderselo.Senza sentire la pressione, continua a migliorare e a far sognare i tifosi.

 

 

L'evento che segna la vita del ragazzo è la scomparsa del padre, avvenuta nell'estate del 2004. Un infarto uccide Almir, 44enne genitore di Adriano, al quale era assai legato. Per lui è davvero una beffa, visto che era riuscito a portare buona parte della famiglia lontana dai pericoli della favela. Inizialmente sembra che il lutto non incida sulle sue prestazioni: nel 2004-05 Adriano è protagonista assoluto dell'Inter con 28 gol, 10 delle quali in Champions League. I nerazzurri in Europa perdono il doppio derby contro il Milan, ma si riscattano in Coppa Italia battendo la Roma grazie a una sua doppietta. L'Imperatore – così lo chiamano – si ripete anche l'anno dopo con un treble formato da Coppa Italia, Supercoppa Italiana e Scudetto, seppur assegnato a tavolino.

Sono gli ultimi acuti del giocatore, che purtroppo non riesce più a nascondere le conseguenze della depressione causata dalla morte del padre. Nel 2006-07 gioca e incide sempre meno; aumentano le voci che lo vedono alle prese con problemi di alcol e di vita sregolata fuori dal campo. Nel gennaio del 2008 viene ceduto in prestito al San Paolo, dove ritrova la vena realizzativa. Josè Mourinho decide che l'asso brasiliano è rispolverabile e ne impone il rimpatrio. Dopo alcune prestazioni discrete, appare chiaro che Adriano non ha più il senso della disciplina. Arriva tardi agli allenamenti e in campo si rende protagonista di scorrettezze che fanno discutere. In aprile non rientra a Milano dopo una convocazione con la Nazionale brasiliana e, a sorpresa, annuncia il proposito di ritirarsi. L'Inter, assecondandolo, straccia il contratto.

Adriano e la Nazionale, capitolo a parte: esordisce nel 2000 e tocca l'apice giocando – e vincendo – la Coppa America del 2004, con 7 reti in 6 allacciate di scarpini. Discreto a Germania 2006, finisce per diradare le sue presenze in verdeoro che si concludono con un bottino di 27 reti in 48 partite.

 

 

Il proseguo della carriera dell'Imperatore è in discesa. Nel giugno del 2009 torna al Flamengo, dove riesce a segnare molto e a conquistare il titolo brasiliano. Non è un modello di disciplina, ma nessuno se la sente di mandarlo via. Nell'estate del 2010 è la Roma a riportarlo in Europa, convinta che a 28 anni un giocatore del suo calibro abbia ancora molto da dire. I fatti non coincideranno con le aspettative: Adriano è appesantito, si infortuna spesso e nel marzo del 2011, con zero reti all'attivo, viene lasciato libero di tornare in Brasile.

L'Adriano calciatore finisce qui. Le esperienze con Corinthians, ancora Flamengo Atlético Paranaense lo vedono sempre più sovrappeso, irreperibile e dedito alla vita notturna. Forse per scacciare gli incubi di una depressione mai sopita, al punto da invischiarsi anche in storie ai confini della legalità. A noi non restano che i ricordi di un giocatore che, durante il periodo d'oro, si poteva considerare come una delle più potenti e implacabili macchine da gol viste nel Terzo Millennio.


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