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C'era una volta… Luca Marchegiani, un conte tra i pali

Nessuno può negare che negli anni '90 l'Italia non abbia prodotto grandi portieri. Al punto che Luca Marchegiani, estremo difensore tra i più affidabili della Serie A, ha disputato appena nove presenze in Azzurro. Rimane comunque il lascito di un'eccellente carriera, corredata da trionfi sia in ambito nazionale che internazionale.

 

 

Marchegiani, nato ad Ancona il 2 febbraio del 1966, esordisce nello Jesi prima di passare dai dilettanti alla Serie B. La sua prima stagione da professionista (1987-88) è nel Brescia allenato da Bruno Giorgi. Con le Rondinelle funge da rincalzo per il veterano Ivano Bordon, collezionando una presenza. I bresciani, nonostante l'apporto di campioni come Branco e Beccalossi, arrivano solo ottavi. L'anno dopo passa al Torino, dove come preparatore dei portieri trova l'esperto Lido Vieri, che lo sgrezza tecnicamente. Marchegiani si distingue per la grande affidabilità: poco spettacolo ma eccellente presa aerea, unita ad un talento speciale nel neutralizzare i calci di rigore. La stagione del Toro è da dimenticare e culmina con una retrocessione, ma lui trova continuità alternandosi tra i pali con Lorieri. Nella serie cadetta diventa titolare e riconquista la massima divisione subendo pochi gol, appena 20 in 33 presenze.

I granata affidano a Emiliano Mondonico una rosa di tutto rispetto, con Lentini a guidare il Toro alla qualificazione alla Coppa UEFA. Marchegiani ha l'occasione di alzare il primo trofeo con la vittoria della – oramai defunta – Coppa Mitropa, conquistata con un 2-1 nella finale contro il Pisa. Il Torino formato europeo si conferma grande anche nella stagione successiva, centrando il terzo posto e raggiungendo la finale della Coppa UEFA. I granata escondo sconfitti dal doppio confronto contro l'Ajax (2-2; 0-0) solo in virtù della regola del gol in trasferta che vale doppio, con un pizzico di sfortuna. Il riscatto arriva nel 1993 con la vittoria della Coppa Italia; Marchegiani si congeda così dai piemontesi prima di passare alla Lazio.

 

 

Pagato 13 miliardi, diventa una colonna delle ambizioni dei biancocelesti di Sergio Cragnotti. In panchina c'è Zeman, ma con Marchegiani tra i pali la difesa non accusa la scarsa copertura. Nella sua prima stagione romana gioca tutte le partite da titolare e diventa un beniamino dei tifosi quando para un rigore del "Principe" Giuseppe Giannini in occasione del derby di ritorno. In tema di titoli nobiliari, Marchegiani viene soprannominato "Conte" per il suo temperamento tranquillo e signorile. A fine campionato, viene convocato per i Mondiali di USA '94 come riserva. Il 23 giugno del 1994, in occasione della sfida contro la Norvegia, esordisce nella Coppa del Mondo a causa dell'espulsione di Pagliuca. Scende in campo anche contro Messico e Nigeria prima di riaccomodarsi in panchina, laureandosi vicecampione del mondo.

I primi successi con la Lazio arrivano con l'approdo di Sven-Goran Eriksson sulla panchina biancoceleste. Nel 1998 i capitolini vincono uno spettacolare doppio confronto contro il Milan nella finale di Coppa Italia; la Lazio, innescata da un sorprendente Gottardi, rimonta lo svantaggio accumulato e conquista il trofeo grazie alla rete decisiva di Nesta. L'anno dopo, la rosa è stellare: i biancocelesti sfiorano lo Scudetto e vincono l'ultima Coppa delle Coppe della storia, vincendo per 2-1 contro il Real Mallorca. Nel corso del torneo cede spesso il ruolo da titolare a Ballotta, ma disputa la finale del Villa Park che viene decisa dalle reti di Vieri e Nedved. Il trionfo in campionato arriva nella stagione 1999-2000, con la palpitante ultima giornata entrata nella storia del calcio italiano. La Juventus cede il passo al Perugia nella famosa partita sotto il diluvio, permettendo alla Lazio di effettuare un clamoroso sorpasso.

 

 

Si tratta dell'ultimo periodo da titolare per Marchegiani, che nell'estate del 2000 diventa secondo nelle gerarchie in favore di Angelo Peruzzi. Tuttavia, il portiere blerano è incline agli infortuni e per Marchegiani ci sono molte occasioni per tornare in campo, sempre accolto dall'ovazione dei tifosi. Nelle ultime tre stagioni disputa 10 partite di Champions League, competizione dove i biancocelesti faticano ad imporsi. Nel 2003 decide di rimettersi in discussione e passa al Chievoverona, dove ritrova la continuità e disputa due annate eccellenti, chiuse con un totale di 66 reti subite in 66 presenze. Si ritira nel 2005 e, come noto, si ritaglia uno spazio da commentatore su Sky Sport. Attualmente in Serie B è possibile vedere in azione suo figlio Gabriele, anche lui portiere. Cresciuto – ironia della sorte! – nelle giovanili della Roma.


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