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La leggenda di Ronaldinho: una carriera tra samba e joga bonito

La leggenda di Ronaldinho: una carriera tra samba e joga bonito

E' ufficiale. Ronaldo de Assis Moreira, meglio noto come Ronaldinho, ha appeso definitivamente gli scarpini al chiodo. Il principale esponente della filosofia dello joga bonito sarà il nuovo ambasciatore del Barcellona. Un addio che pesa non solo al mondo del calcio, ma anche a quello dello sport in generale. Pesa a quei bambini nati tra gli anni '80-'90, divenuti oggi adulti, che sono cresciuti nel mito del Gaucho. Che hanno cercato di emularne le gesta nei campi di quartiere o sul prato verde la domenica. Ma non solo. Pesa a tutti quelli che, davanti all'estro e alla fantasia del brasiliano, si sono stropicciati gli occhi davanti allo schermo del televisore e sono rimasti a bocca aperta. Un addio, questo, che lascia un enorme vuoto nel cuore dei calciofili, ma che lo spedisce direttamente nell'Olimpo con gli altri déi del calcio.

I PRIMI PASSI – Nato il 21 marzo 1980 a Porta Alegre, trascorre le sua infanzia nel barrio di Vila Nova. Ad otto anni, con la morte del padre, assume un'importanza fondamentale per Ronaldo de Assis la figura del fratello maggiore, Roberto de Assis, all'epoca una delle promesse del calcio brasiliano. Ed è proprio grazie al fratello, ingaggiato dal Gremio, che la famiglia si trasferisce in una casa più spaziosa e che, ad appena sette anni, Dinho entra nelle giovanili del club brasiliano. Un cammino durato fino al 1997, quando firma il primo contratto da professionista con il Gremio e viene aggregato alla squadra B. Ronaldo de Assis comincia ad entrare così nell'orbita delle Nazionali, dalle giovanili a quella maggiore. Nel 1997 vince il Mondiale under-17, mentre nel 1999 fa il tris: bronzo nel Campionato sudamericano under-20, oro nella Coppa America e argento nella Confederetion Cup. Nel frattempo, il Gremio lo promuove in prima squadra e vi rimane fino al 2001, dopo aver vinto il Campionato Gaucho e la Coppa Sul-Minas

VERSO LA GLORIA – Nel gennaio del 2001 Ronaldinho emigra in Europa e firma per il PSG. L'esordio, però, viene rimandato ad agosto, per una disputa legale tra il club francese e il Gremio. Nel 2002 rientra nella spedizione per il Mondiale di Corea del Sud-Giappone e porta il Brasile alla vittoria finale. Il giocatore resta a Parigi fino al 2003, risultando il miglior giocatore della squadra nonostante la mancanza di grandi vittorie.

JOGA BONITO – A luglio del 2003 lo acquista il Barcellona per 30 milioni di euro ed è qui che inizia il mito di Ronaldinho. Allegria, unione e voglia di divertirsi, tutto racchiuso in un pallone. In due parole: joga bonito. L'importante è lasciare un'impronta, un ricordo di sé che porti gioia e meraviglia negli occhi di chi lo guarda. Questo è il riassunto dell'esperienza in blaugrana del Gaucho, durata dal 2003 al 2008. Cinque anni che hanno visto il brasiliano collezionare trofei su trofei: due Campionati spagnoli, due Supercoppe di Spagna e una Champions League. Non solo premi di squadra, ma anche individuali. Tra le decine e decine di riconoscimeti, Dinho vien infatti eletto miglior giocatore dell'anno dalla FIFA nel 2004 e nel 2005 e ha vinto il Pallone d'Oro nel 2005. Nello stesso anno, il fantasista si toglie alcune soddisfazioni anche con il Brasile, vincendo la Confederation Cup. L'avventura al Barcellona si chiude nell'estate del 2008, quando a causa di problemi muscolari, i blaugrana decidono di cederlo al Milan.

VERSO IL DECLINO – In rossonero Ronaldinho incanta San Siro fino al 2011, ma sembra aver perso un po' di smalto. Zero, infatti, i trofei vinti con il Milan. Gli unici riconoscimenti  sono arrivati a livello individuale. Premiato nel 2009 con il Golden Foot precedendo Raùl ed Henry, il brasiliano riceve il titolo di miglior giocatore del decennio 2000-2009 dalla rivista World Soccer, precedendo Messi e Ronaldo. Per il resto, l'avventura al Milan è tutt'altro che positiva, nonostante lo spettacolo messo in campo ogni domenica. Ed è così che nel gennaio del 2011, finito ai margini della rosa, decide di far ritorno in Brasile

RITORNO IN PATRIA – Dinho fa rientro in patria e viene ingaggiato dal Flamengo. Ma tempo di vincere un Campionato Carioca con la maglia rubo-negra e il brasiliano, nel maggio del 2012, decide di rescindere il contratto con il club per firmare con l'Atletico Mineiro. Il calciatore resta al Galo fino al 2014, vincendo un Campionato Mineiro, una Coppa Libertadores e una Recopa Sudamericana, per poi partire alla volta del Messico.

IL TRAMONTO – Ad aspettarlo in Messico c'è il Querétaro, ma l'avventura coi Gallos Blancos è tutt'altro che positiva. Il brasiliano sembra ormai un lontano parente di quello visto in Spagna, tanto da divenire oggetto di bersaglio delle critiche da parte dei tifosi che gli imputano uno scarso impegno professionale. La difficile situazione creatasi porta dunque, al termine della stagione, a chiudere i rapporti tra Dinho e il club messicano. Il tramonto definitivo, però, si registra tra luglio e settembre 2015 con la maglia del Fluminense. Ronaldinho è irriconoscibile. Non riesce a segnare, né tantomeno a fare assist ai compagni. Dopo appena 7 presenze, infatti, il giocatore annuncia la rescissione del contratto con i brasiliani, rimanendo svincolato e dedicandosi solamente a gare di esibizione. Di ieri, poi, la notizia che ha fatto piangere il cuore dei calciofili: Ronaldo de Assis Moreira, dopo aver vinto 17 trofei e segnato 340 gol in 835 partite tra club e Nazionale, appende gli scarpini al chiodo. Sarà il nuovo ambasciatore del Barcellona.

Un declino inevitabile per Ronaldinho, che testimonia come anch'egli sia un essere umano. Un declino che testimonia soprattutto come la brillantezza e la condizione, mano a mano che passa il tempo, si consumino fino ad esaurirsi per chiunque. Ma non il genio. Non la fantasia. Non lo spettacolo e l'annessa allegria che ci ha regalato su ogni rettangolo verde del mondo. Quello certamente no. Quello rimarrà vivo nel ricordo di chi di calcio ci vive e di chi, grazie anche a Dinho, ha mosso i primi passi della sua vita per rincorrere un pallone. Per rincorrere un sogno. Non resta, dunque, che rivolgermi direttamente a te e dirti grazie. O meglio, Obrigado Dinho!
 


Redazione

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