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Zeman: "Allenare Cassano? Nella vita mai dire mai"

Zdenek Zeman is back. Così probabilmente si intitolerebbe il nuovo colossal di Hollywood se si trattasse di un film. Invece è solo e soltanto calcio.

Zeman è tornato e lo ha fatto a modo suo: un 5-0 scoppiettante contro il Genoa. Corsa, tagli, inserimenti e verticalità. Questo è quanto accaduto la scorsa domenica, dopo sole poche ore di lavoro sul campo con i suoi nuovi giocatori.

Il boemo è tornato anche a parlare e a dispensare perle di saggezza calcistica senza eguali. Così ha deciso di raccontare la sua nuova avventura al Pescara alla Gazzetta dello Sport.

Le squadre di Zeman hanno sempre lavorato e sudato tanto: "Non cominciamo a parlare di sudore, dei sacchi pieni di sabbia. Io sono per i gradoni, altri sono per l’elastico. Continuo a sostenere che nel calcio si lavora molto meno che in tanti altri sport. E, quanto alla preparazione che seguo personalmente, non mi risulta che qualche mio giocatore, in questi anni, sia morto per la fatica. Certo, ormai, puntando quasi tutti sul possesso palla, pochi tecnici si preoccupano più della preparazione".

E' noto che qualunque allenatore sia strettamente legato ai risultati e Zeman dice la sua anche su questo: "È giusto non fare confusione. Anche per me, è importante raggiungere il risultato. Solo che considero fondamentale arrivarci attraverso il gioco, il sacrificio negli allenamenti e soprattutto senza imbrogli. Il calcio italiano malato di doping e scommesse? Spero che la lotta prosegua, c’è la volontà di debellare queste piaghe, che finiscono per influenzare i risultati. Dove girano tanti soldi, purtroppo si muovono molte persone che non agiscono correttamente, pur di perseguire i loro interessi. La partita che mi ha aperto gli occhi è Avellino-Messina e non dico altro".

Ritornando al match di domenica contro il Genoa il tecnico ha idee chiare e semplici: "Il calcio è semplice. Il mio calcio è ancora più semplice. Ho passato solo i concetti di base, evidentemente i calciatori sono stati bravi a capirmi e a mettere in pratica tutto sul campo. Magari ora viene il difficile, perché dovrò cominciare a entrare più nei dettagli. Caprari Verre già allenati e quindi utili per i compagni? Non esageriamo, meglio non caricarli troppo. Magari si cullano poi sul fatto che conoscono bene il mio calcio e si distraggono. Certo, anche i nuovi mi hanno dato l’impressione di essere disponibili, pronti a seguirmi".

La vittoria appena conquistata da fiducia ad un ambiente depresso e agitato ma che con Zeman può tornare a sperare nella salvezza: "Finché l’aritmetica non ci condanna, dobbiamo sperare. E, d’altra parte, sperano pure Crotone e Palermo. Come per lo scudetto, pur favoritissima la Juventus, possono ancora crederci Roma e Napoli. Se ho mai sperato di vincere lo scudetto? Certo. Alla guida di Lazio e Roma ero convinto di riuscire a lottare sino in fondo. Comunque, al di là dell’esperienza in tre squadre dove non ho raggiunto l’obiettivo prefissato, ovunque ho lavorato sono andato sempre ben oltre le aspettative di società e ambienti".

Il tecnico boemo poi fa un tuffo nel passato e parla dei giocatori sui quali ritiene di aver inciso maggiormente: "Totti a parte, dico Signori, poi Nesta, che arrivava dal settore giovanile, e Verratti, che ha avuto uno straordinario exploit. Cosa consiglio a Verratti? Saprà scegliere. Lo vedrei benissimo nel Barcellona, anche se nel PSG e a Parigi sta vivendo una splendida avventura".

Zeman torna al presente e parla di Cassano, più volte cercato dal Pescara: "Considerata la sua tecnica, pochi reggono il confronto con lui. Ma Cassano e Balotelli sono responsabili del loro destino: se hanno ottenuto meno di quanto potevano, la colpa è solo loro. Io allenatore di Cassano? Dovrei capire quanto posso ottenere da un giocatore come lui. Ma nella vita, mai dire mai".

La chiacchierata volge al termine ma c'è ancora spazio per due temi importanti: il calcio cinese e il presidente a cui è maggiormente legato.

"La Cina? Mah, non mi ci vedo – dichiara il maestro Zeman – Qualche procuratore me l’ha proposto, però ho bisogno di lavorare in un certo modo con i calciatori. E in Cina non potrei creare il rapporto giusto con i giocatori. Per arrivare lì, poi, bisogna essere nel giro dei procuratori".

"Casillo fu sicuramente il presidente con cui ebbi il rapporto più forte. Tra i tanti impegni che aveva, in quel Foggia lasciava fare a me e al ds Pavone. Si creò un rapporto stretto tra noi e il presidente".

 


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