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Rummenigge: “All’Inter ho imparato molto. La Juve passerà con il Barca”

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Karl-Heinz Rummenigge, presidente del Cda del Bayern Monaco, ha parlato del suo passato in Italia, della Champions, della FIFA e del suo Bayern Monaco

 

 

Il presidente del Cda del Bayern Monaco, Karl-Heinz Rummenigge, ha rilasciato un'intervista al Corriere dello Sport. Rummenigge ha parlato dell'inizio di carriera, ma anche del presente…della Champions, di Ancelotti e della FIFA.

 

 

Sugli inizi di carriera: “Non c’era niente altro da fare che giocare al pallone, per divertirsi. Finita la scuola andavamo subito in campo a giocare a pallone. Avevo cinque o sei anni e intorno a me non c’era altro, non c’era niente altro, perché il mondo era molto diverso da oggi. Meno ricco, meno opulento. Anche per i bambini. Ho giocato seriamente a sette anni in un club della città di Lippstadt che si chiama Borussia. Borussia Lippstadt è un club che giocava nella C2 e poi io ho fatto tutta la trafila lì nel club. Quando avevo sedici anni mi hanno messo subito nella prima squadra, perché avevo talento. Un talento riconoscibile. Poi ho fatto qualche gol. Quando avevo diciassette anni gli scout del Bayern mi hanno visto e poi, così, si è preparato il trasferimento da Lippstadt al Bayern.”

 

 

Sul Bayern Monaco: “Primo giorno di Bayern? Sì, mi ricordo molto bene perché mentre facevamo l’allenamento è arrivata la squadra mitica, quella dei miei sogni da bambino. Quella con Beckenbauer, Müller, Maier. I giocatori che avevano vinto il campionato tedesco, poi la Coppa dei Campioni e poi, sette di loro, anche il Mondiale. Ho imparato molto da Beckenbauer, anche un po’ da Müller. In campo direi da Müller perché è stato attaccante. Ho imparato da lui soprattutto come muoversi in area di rigore. Poi, fuori campo, molto da Beckenbauer e da Hoeness. Bayern più forte in cui ho giocato? La squadra più forte era la prima, quella di quando ho cominciato. C’erano tutti i grandi che avevano vinto tutto, Beckenbauer, Müller, Maier. Quando si giocava nella Coppa dei Campioni, riuscivamo a battere anche squadre che erano al top della forma o più giovani, perché quei campioni, quei miti, erano sempre concentrati al massimo. Non si erano stancati di vincere.”

 

 

Sul Mondiale dell'82': “Ricordo che prima della partita ho capito che si metteva male. I tifosi italiani erano arrivati in massa a Madrid. Non so come fossero riusciti a beccare tutti quei biglietti. Lo stadio era molto grande in quel periodo, credo qualcosa come novantacinquemila posti. Prima della partita ci siamo accorti che almeno sessantamila erano italiani quindi era chiaro, fin dall’inizio, che sarebbe stata una partita difficile da vincere, perché il supporto italiano era molto grande. Poi il problema è che eravamo un po’ cotti dopo la semifinale contro la Francia, avevamo giocato centoventi minuti, con i tempi supplementari. Invece l’Italia marciava come un treno, perché nel girone eliminatorio aveva avuto un percorso complicato, ma poi hanno vinto con l’Argentina e poi con il Brasile, quella famosa partita, in cui hanno giocato alla grande meritando di aggiudicarsi il torneo. Di lì la squadra era sicura della sua forza. La mia filosofia è stata sempre quella che quando l’altro è migliore di te merita di vincere ed essere rispettato. Così fu quella sera, al Bernabeu.”

 

 

Sulla FIFA: “Da qualche tempo secondo me è sulla via sbagliata. Perché si occupa troppo delle politiche e delle finanze e troppo poco del calcio giocato. Ed è un errore anche l'ultima mossa, quella di aumentare da 32 a 48 squadre le squadre partecipanti ai Mondiali. Secondo me è una decisione ispirata al principio, oggi dominante, della quantità. Io sono grande sostenitore della qualità. Abbiamo attualmente un formato che credo vada bene a tutti: ora viene cambiato perché c'era la richiesta dagli africani, dagli asiatici di farlo. Secondo me la Fifa dovrebbe occuparsi molto di più del calcio anziché di strategie di potere. Secondo la mia esperienza quando il prodotto va bene il resto, le finanze, il marketing, vengono automaticamente.”

 

 

Su Platini: “E’ stato sempre un amico. Mi dispiace che sia dovuto uscire per un piccolo errore. Mi dispiace perché lui amava il calcio, sia da giocatore che da dirigente. Mi dispiace perché ho capito anche che ha sofferto molto, per questo.”

 

 

Sulla Champions: “Negli ultimi tre anni le squadre spagnole hanno vinto la Champions League. Credo che quest'anno sarà la coppa più dura da vincere di tutti i tempi, perché tutte le squadre qualificate ai quarti di finale sono in grado di vincerla, forse a parte il Leicester. Adesso difficilmente si può dire chi è la grande favorita. La Juve è una squadra molto forte, quindi non sono convinto che passerà il Barcellona.”

 

 

Su Dybala: “Che giovane vorrei vedere al Bayern? Ci sono parecchi giocatori bravi nelle diverse società. Penso a uno come Dybala che gioca nella Juve, o altri. Ce ne sono tanti adesso. Il problema è che nessun giocatore bravo viene venduto. O si spara un prezzo fuori dal normale, o non viene venduto. Quindi giocatori bravi oggi né da noi, né nella Juve, né nel Real Madrid, né nel Barcellona vengono venduti anche se le offerte sono grandi. Questa è la grande differenza tra oggi e quando giocavo io a pallone, lì c'era sempre un prezzo raggiungibile.”

 

 

Su Ancelotti: “E' diventato un mio amico. Perché mi piace il suo modo di gestire la squadra, ma mi piace anche il suo modo di vivere la vita privata. E' sempre tranquillo, anche quando la squadra non ha giocato bene. Bisogna avere pazienza nella vita. E lui avrà pazienza sempre.”

 

 

La pillola di Fanta

Paulo Dybala ha conquistato Rummenigge…e non solo, anche molti fantallenatori. Sta disputando un'altra ottima stagione e la sua fantamedia del 7.93 lo conferma. Ottima pedina per l'attacco di ogni fantasquadra, anche se i bonus potrebbero essere di più. In stagione ha totalizzato 32 presenze, 14 gol e sette assist. TALENTO


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