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C'era una volta

C'era una volta… Oliver Bierhoff, l'ariete tedesco che usava la testa

Bierhoff è stato uno dei maggiori interpreti del gioco aereo. Campione d'Europa con la Germania e d'Italia col Milan, compie oggi 49 anni

-“Facciamo la tedesca?”
-“E come si gioca?”
Come Bierhoff.
Oliver Bierhoff il destino ce l'ha nel sangue e nell'etnia. Uno dei più grandi interpreti del colpo di testa, e del gioco aereo in generale, nasce a Karlsruhe, Germania, il primo maggio 1968. La festa dei lavoratori, lui che lavoratore lo è sempre stato. Dei palloni alti, da smistare di sponda o da schiacciare in rete. Simbolo di una nazione, ma anche di uno stile di gioco adottato e riproposto dal suo mentore in Italia: Alberto Zaccheroni. Gli esterni lavorano sulle fasce e buttano palloni in area. Tanto la prende sempre Oliver.
La favola di Bierhoff inizia al Bayer Uerdingen – società negli anni sprofondata sino alla quarta divisione tedesca – nel 1986. È il 30 agosto e la piccola squadra di Krefeld deve affrontare nel primo turno di Coppa di Germania il più quotato Stoccarda di Jurgen Klinsmann. Il diciottenne Oliver siede in panchina per tutto il primo tempo e vede i suoi sprofondare sullo 0-3 con la doppietta del biondo attaccante, futuro interista. L'allenatore Feldkamp capisce di aver bisogno dei 191 centimetri del giovane centravanti, spedito nella mischia dal 1′ della ripresa. Bierhoff risponde realizzando i gol dell'1-3 e del 3-3. Il match si conclude 4-4: il Bayer Uerdingen la spunta per 6-4 ai supplementari. Ma sul cielo del Grotenburnburg Stadion nasce la stella del tedesco volante.
Dopo l'esordio scoppiettante e una prima stagione promettente da nove reti (quattro in Coppa di Germania, tre in Bundesliga, due in Coppa Uefa), Bierhoff vive un periodo di appannamento. Poche presenze, pochissimi gol, i trasferimenti ad Amburgo e Borussia Mönchengladbach che non giovano alla sua carriera.
Oliver e il suo talento tornano in auge quando si accasa al Salisburgo nel 1990. In Austria segna 25 gol, di cui 23 in 32 partite di campionato. La stagione positiva richiama l'interesse dell'Inter, che lo acquista nel 1991 e lo gira in prestito all'Ascoli. Esordio in serie A così così, con due gol in 17 partite (uno proprio ai nerazzurri proprietari del suo cartellino) e la retrocessione della squadra bianconera. Destino vuole che la serie cadetta costituisca il vero rilancio di Bierhoff.
Il centravanti tedesco viene riscattato dall'Ascoli e gioca in B tre campionati. Capocannoniere nel primo, vicecapocannoniere nel secondo. Nel terzo non riesce ad impedire la retrocessione dell'Ascoli in C, ma viene acquistato dall'Udinese per 2,5 miliardi di lire. Nasce così il binomio Zaccheroni-Bierhoff che farà definitivamente decollare la storia di Oliver.
Il 3-4-3 di Zac è pane per i centimetri di Oliver. Si esalta nel tridente con Poggi e Amoroso e inizia a segnare a spron battuto. Trenta gol nelle prime due annate in A con l'Udinese, 27 nella stagione da sogno 1997-1998, con Bierhoff capocannoniere e i bianconeri di Zaccheroni terzi in serie A dietro Juventus e Inter.
Nel frattempo Bierhoff diventa anche perno della nazionale tedesca, con cui vince gli Europei di Inghilterra 1996. E non da partecipante, ma da grande protagonista della finale. Dopo il vantaggio della Repubblica Ceca siglato da Berger su rigore, Oliver realizza il pareggio al 73′ e il golden gol al 95′. In totale sono 37 i suoi gol in nazionale in 70 presenze: per lui anche il secondo posto ai Mondiali di Corea&Giappone 2002.
In Italia il sodalizio con Zaccheroni prosegue anche lontano da Udine. Nel 1998 il Milan, in cerca di una rifondazione dopo i fallimentari ritorni in panchina di Sacchi e Capello, sceglie di puntare sul tecnico emiliano e sul suo bomber prediletto. Bierhoff accetta la sfida e si accasa in rossonero per 25 miliardi di lire. Il campionato è di quelli memorabili, con il Milan che compie l'impresa di recuperare punti alla Lazio di Vieri e Salas e conquista il suo sedicesimo scudetto. Indelebile la firma di Oliver con 19 reti (15 di testa) e la tripletta, la sua prima in serie A, all'Empoli nella giornata del sorprasso. Era la penultima: Bierhoff schiantava il già retrocesso Empoli con i primi tre gol (4-0 di Leonardo), mentre la Lazio veniva fermata 1-1 a Firenze da Batistuta. Sorpasso e scudetto in tasca.


Bierhoff giocherà altre due stagioni al Milan in parabola discendente (in totale 44 gol in rossonero in tre stagioni) prima di accasarsi al Monaco nel 2001. Quattro gol in Ligue 1 e il ritorno in serie A, al Chievo. Poche gioie, una grande: la sua seconda tripletta in carriera, stavolta alla Juventus.
Lascia il calcio giocato a fine stagione e inizia la carriera da dirigente nel 2004. Dal 2015 cura tutte le squadre giovanili della federcalcio tedesca. Ma a noi piace ricordarlo così, in campo, a svettare su tutti i palloni. Tanti auguri Oliver Bierhoff, il bomber che usa la testa.


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