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Dai 200 milioni dalla Cina al fatturato doppio: il business plan del Milan e i dubbi dell’Uefa

yonghong li Milan

Il Milan sta investendo tanto sul mercato; troppo in considerazione del fair play finanziario. Duplicazione del fatturato e tanti milioni dalla Cina, l'Uefa indaga

Terminata la stagione con un decente sesto posto, il Milan è partito all'assalto del calciomercato. Sorprendendo un po’ tutti gli addetti ai lavori, infatti, a Milanello sono già arrivati Musacchio, Kessié, Rodriguez e André Silva, con la pista Lucas Biglia ancora molto calda. Non saranno giocatori di primissimo livello, ma di certo il duo Mirabelli-Fassone sta operando in maniera molto accurata in ogni reparto, così da poter garantire a Vincenzo Montella una rosa ancor più competitiva il prossimo anno.

Ma com’è possibile tutto questo? Qual è il budget messo a disposizione dalla nuova società di Li Yonghong? Quel è il limite fissato dal fair play finanziario?

La nuova proprietà cinese punta a riacquistare credibilità politica dal governo di Pechino, attirare nuovi soci che abbiano importanti possibilità economiche, rilanciare il marchio Milan in oriente così da elevarne il fatturato e, infine, trovare risorse per fronteggiare impegni finanziari con il fondo Usa Elliott, con cui mister Li è in forte debito.

Quel che è parso chiaro fin da subito, è che la nuova proprietà cinese abbia un enorme potenziale economico. Basti pensare che la società Milan è stata acquistata con la valutazione di 740 milioni.

Come detto, il fondo Elliot ha prestato circa 300 milioni a Li, di cui un terzo è stato destinato all’aumento di capitale (60 milioni) e al mercato (40 milioni). Inoltre, il Milan ha ristrutturato il debito con due prestiti obbligazionari quotati alla borsa di Vienna, rispettivamente di 77 milioni e 54 milioni.

Il budget definitivo per finanziare la campagna acquisti è dunque cresciuto ulteriormente, superando i 100 milioni di euro, a cui poi si potrà aggiungere un notevole guadagno dalle operazioni in uscita. I soldi, dunque, ci sono. E il Milan li sta usando.

Per quanto riguarda il fair play finanziario, il Milan è nettamente oltre il limite fissato di 30 milioni. Negli ultimi tre anni il club ha infatti accumulato perdite fino a 250 milioni. Mentre prima però era ritenuto in una posizione marginale, ora, con la qualificazione all'Europa League, sarà tenuto fortemente sotto controllo dall’Uefa. Per evitare sanzioni a partire dalla stagione 2018/2019, la società ha chiesto di aderire al cosiddetto “Voluntary Agreement”. Si tratta della possibilità, concessa soprattutto a club con nuove proprietà che devono sostenere importanti investimenti, di uscire dai parametri del fair play finanziario, a patto di ottenere ricavi rilevanti entro 3/5 anni. La richiesta è stata avanzata, ritirata e riproposta, così come prevede il regolamento. Sarà presa in esame ad ottobre.

Dall'Uefa sono trapelati dubbi circa il business plan presentato dal Milan. Il target che il presidente Li ha indicato come raggiungibile è molto ambizioso. Si parla infatti di un fatturato, attraverso Champions ed introiti commerciali in Cina, chiamato a raddoppiare gradualmente tra il 2018 e il 2022, da 250 a oltre 500 milioni. Le perplessità riguardano soprattutto le previsioni di ricavi in Cina, stimate attorno ai 200 milioni di euro. Con il rinvio ad ottobre, il Milan ha qualche mese in più per verificare la sostenibilità del piano e sperare in un pari ottimismo dell'Uefa.

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