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Juventus, Allegri svela: “A Cardiff subita lezione. Bonucci sarà un leader”

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Massimiliano Allegri ha parlato della finale di Cardiff, del caso Bonucci e della sua esperienza da allenatore. Frecciatina ad Antonio Conte

Al termine di una stagione fantastica quanto soddisfacente se pur rovinata dalla finale di Champions è tempo di tirare le somme. Lo ha fatto Massimiliano Allegri in un intervista rilasciata a Paolo Condò di Sky: “Non sono 50 minuti di una finale che cambiano una stagione. La Juventus ha fatto cose straordinarie vincendo il sesto Scudetto e la terza Coppa Italia di fila. Cardiff sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Cosa cambierei? Avrei dovuto fare 2-3 cambi già nell’intervallo. Avevo giocatori come Mandzukic e Pjanic che non stavano in piedi. Loro hanno capito che eravamo in difficoltà e ci sono saltati addosso. Il piano partita era quello di arrivare al 60′ in vantaggio ma in quelle condizioni non potevamo riuscirci. Rispetto alla finale di Berlino con il Barcellona paradossalmente avevo meno soluzioni. Quest’anno dopo l’infortunio di Pjaca lì davanti giocavano sempre gli stessi”.

Frecciata a Conte, suo predecessore alla Juventus: Conte ha fatto bene ma quello è stato merito di tutti, a partire dalla società. Difficile che un allenatore faccia tutto da solo”.

Sulla gestione della litigata con Bonucci: “Lì è stata brava la società. Leonardo è un professionista serio e in quell’occasione ha sbagliato. In realtà abbiamo sbagliato entrambi, potevano esserci toni differenti. Ci sono momenti in cui si chiude un occhio e momenti in cui bisogna tenere gli occhi aperti. Con la società abbiamo pensato che quella fosse la punizione giusta. Con il Porto è andata bene e Leo è tornato in squadra più forte di prima. Resterà con noi e diventerà un leader della Juventus“.

Passaggio importante sui giocatori che ha avuto a disposizione: “Ho avuto la fortuna di allenare dei fenomeni. Alla Juve così come al Milan ho trovato quelli che definisco campioni. I campioni hanno quel qualcosa in più, quando li pungi nell’orgoglio fanno vedere cose straordinarie. I Pogba, i Dybala hanno quel guizzo in più che si riconosce immediatamente. A me piace il calcio giocato, la classe di calciatori come Nesta o la capacità di spostare gli equilibri di Ibra. I giocatori vincono le partite, i numeri sono noiosi. Molti commentano dicendo ‘quel giocatore se avesse la testa..’ la testa è una parte del corpo o ce l’hai o no, Balotelli per esempio ha buttato una carriera, poteva diventare un calciatore importantissimo”.

Allegri ha sempre detto di essere stato un calciatore limitato e che da allenatore si sente più bravo: ” Per me è così, da calciatore ero quasi svogliato. La leggerezza con cui prendo la vita non è adatta a un mondo così pieno di tensione. Già sapevo che avrei fatto l’allenatore. Mi è sempre piaciuto. Sin dagli inizi disastrosi nell’Aglianese passando per Grosseto e Spal. Quando persi le prime 5 partite di campionato alla prima esperienza in A con il Cagliari pensavo che Cellino mi esonerasse, lui ha creduto in me invece. Così ho avuto la fortuna di poter allenare prima il Milan e poi la Juventus. Quando ho cominciato pensavo di arrivare al top: tutte le fasi che ho attraversato sono state funzionali al raggiungimento di un obiettivo. Deve essere sempre così”.

 

Fonte foto: juventus.com


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