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Juventus, Douglas Costa: il brasiliano triste dalla classe infinita

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Alla scoperta di Douglas Costa, esterno del Bayern Monaco e sempre più vicino all'arrivo alla Juventus

Pensi al Brasile e vedi Carnevale e samba, Caipirinha, spiagge dorate e giocatori tecnici al di sopra dell'umano intelligibile. Un mix che in alcuni casi può risultare devastante, sia in senso positivo ma soprattutto negativo (vedasi Adriano). Poi però c'è Douglas Costa, che a parte la classe immensa del suo sinistro, di brasiliano ha veramente poco. Non aspettatevi il mattatore dello spogliatoio, un one-man show: Douglas è un ragazzo professionale, quasi serioso.

Se sei un ragazzo nato a Sapucaia do Sul, praticamente a due passi dalla città di Porto Alegre, e sei un fenomeno, allora hai due possibilità: o giochi per l'International, oppure indossi la fantasiosa (e un po' triste) maglia blu-bianca e nera del Gremio. Costa non può che scegliere quest'ultima, e la porta fino al 2010, quando all'età di 20 anni decide di compiere una scelta ‘controcorrente'.

Douglas arriva in Europa, ma probabilmente dall'entrata sbagliata: va in Ucraina, allo Shaktar Donetsk, dove con Mircea Lucescu in panchina (da qui si spiega la sua alta professionalità) e insieme ad altri brasiliani forma la banda terribile temuta in tutto il vecchio continente. “Sono qui per restare al massimo uno o due anni” annuncia il giorno del suo arrivo in città. Ma Douglas resterà negli arancio-neri per ben 6 stagioni, nonostante le avverse situazioni politiche e le guerre in corso, che lo portarono addirittura, insieme ai sopracitati verdeoro, a rifiutarsi di far ritorno in Ucraina.

Nonostante il salto di qualità nel paese dell'Est non sia mai arrivato, Douglas mostra sprazzi di talento incommensurabile ed è nel 4-3-3 di Lucescu che si esalta: schierato spesso da ala destra, il brasiliano può rientrare sul suo piede sinistro per poi tentare il tiro. Questo movimento fece di lui “il nuovo Robben“. Ma Douglas Costa preferisce centellinare il movimento, non dispensarlo costantemente come predilige fare l'olandese.

Quando lo fa, se lo fa, non lo fermi più. È veloce nello stretto e nel lungo, e quando ha la palla ai piedi puoi solo sparargli per fermarlo. I suoi tocchi rapidi al pallone mettono in difficoltà qualsiasi difensore. È capace di gestire una transizione da solo, portando il pallone per 60 metri in 10 secondi. Ma il campionato ucraino è di un livello troppo basso per lui, il che lo porta troppe volte ad addormentarsi. La discontinuità fa sì che i grandi club ci pensino su più di due volte prima di fare il passo decisivo.

Proprio quando sembra esser rassegnato alla mediocrità e le sue prestazioni continuano a calare di livello, arriva il Bayern, che di un nuovo Arjen, ormai più in infermeria che sui campi di gioco, ne ha bisogno come il pane. La cifra spesa è importante, ma ambientarsi nel calcio che conta (veramente) è molto più difficile di quanto Douglas potesse pensare. Anche qui alterna giocate di coefficiente elevatissimo a momenti di difficoltà inconcepibili per un giocatore della sua classe.

Con Guardiola però arriva il salto di qualità: Douglas Costa, che con Lucescu è stato anche abituato a enorme sacrificio in fase di pressing e non possesso, diventa un uomo a tutto campo. La fluidità della manovra tedesca lo segna in positivo: è libero di svariare, quando prende palla può fare quello che vuole. E il suo ‘primo controllo' è da manuale del calcio, la sensibilità del piede sinistro, e specialmente del suo esterno, non hanno eguali. Ha una marcia in più degli altri.

Se poi Robben diventa noioso e monotono nella riproposizione della stessa azione (lo sai che lo farà, ma non lo fermi comunque), Douglas sa variare molto: infatti, a differenza del collega, ha anche un buon destro. In questo modo può giocare sulla fascia sinistra, e in quel caso non sai più se marcarlo dentro e portarlo all'esterno, dove può mettere dentro cross forti e precisi, o concedergli di venir dentro col pallone, dove può anche tentare il tiro con il piede sordo o addirittura di esterno sinistro.

Insomma, quando vuole Douglas Costa può essere devastante. Ecco, il problema è proprio in quel ‘quando vuole': la discontinuità rimarrà una costante della sua carriera. A volte lo si vede ‘ciondolare' per il campo per più partite consecutive, quasi annoiato di giocare a calcio. Ma attenzione, non è una dimostrazione di menefreghismo e superiorità, piuttosto di tristezza e introversione.  Quando sbaglia una giocata, allora ha bisogno subito di un episodio positivo, altrimenti si deprime. Douglas è un giocatore umorale, attacca e stacca la spina quasi inconsapevolmente, frutto di una scelta di carriera sbagliata e tumultuosa.

E i numeri vanno a supporto di questa tesi: nelle ultime quattro stagioni (2 Shaktar, 2 Bayern), il giocatore non ha mai superato le 30 presenze e si è sempre fermato a 4 gol, tutti segnati nel giro di pochi giorni. Anzi, quest'anno con Ancelotti, ha visto il campo soltanto 23 volte in campionato. Ma, come si sa, i numeri sono freddi, glaciali, non immortalano molto di un giocatore. La verità è che Douglas Costa, professionista serio ma non costante, ha bisogno di fiducia, di sollecitazioni, di ‘stare sempre sul pezzo‘, ma anche dell'affetto dei tifosi. Per questo motivo la Juventus potrebbe essere la sua (ultima) occasione per consacrasi definitivamente ed entrare nell'Olimpo dei fenomeni brasiliani.

Fonte foto: bundesliga.com

 

 


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