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Juventus, il romanzo della Champions: il cammino (quasi) perfetto per arrivare a Cardiff

Juventus champions league real madrid

Ripercorriamo insieme la ‘road to Cardiff' della Juventus, tra molti alti e pochi passi falsi

“Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi”. Lo sa bene la Juventus, che all'Amsterdam Arena nel 1998 perse la finale di Champions League proprio contro il Real Madrid con un gol in fuorigioco. In una partita secca non si sa mai cosa può succedere e a vincere non è il più forte, ma il più caparbio, il più bravo e, diciamolo, il più fortunato.

Allegri, Marotta e tutta la dirigenza lo ripetono da inizio anno: “Non si può programmare la vittoria della Champions League, perché un fattore molto importante è la fortuna”. Tutto vero, ma come dice Virgilo ‘Audantes Fortuna iuvat‘, ossia la fortuna favorisce gli audaci. E la Juventus in questa edizione della Champions ha osato parecchio e ha meritato di arrivare in territorio gallese per affrontare la finale. Allora ripercorriamo il cammino della Juventus in Champions League, fatto di tanti momenti importanti e pochissimi passaggi a vuoto

IL ‘DE BELLO EUROPAEO” DI MASSIMILIANO ALLEGRI

LIBRO II gironi: Il sorteggio propone Lione, Dinamo Zagabria e Siviglia. Un girone di ferro se fossimo stati nel 2006, ma ormai i francesi e i croati sono due nobili decadute a livello europeo, mentre gli spagnoli, senza Unai Emery, hanno perso la retta via. La Juventus non parte benissimo proprio contro gli andalusi (0-0 allo Stadium, con la traversa di Higuain che ancora trema), ma dopo il cammino diventa tutto sommato in discesa. Secco 0-4 alla Dinamo, 0-1 al Lione (partita sofferta), poi il secondo pareggio a Torino (1-1 con i francesi) che riapre le critiche sui bianconeri. In Spagna la Vecchia Signora si rialza (1-3) e chiude definitivamente i conti in terra sabauda (2-0 allo Zagabria). Primo posto, tutto secondo programma.

LIBRO II – In terra portoghese: Il sorteggio degli ottavi, anche qui, è abbastanza buono: in un'urna terribile, la mano di Ian Rush (ex bianconero) pesca il Porto. ‘FIUUUU' avrà pensato il condottiero Massimiliano (ma non lo dirà mai). La sfida arriva a febbraio, ma nel frattempo nel mondo Juve è cambiato tutto: Allegri ha deciso di cambiare lo schieramento di battaglia, abbandonando la ‘testuggine' del 3-5-2 e proponendo un 4-2-3-1 spettacolare. A due giorni dalla sfida, però, arriva il caso che non ti aspetti: il soldato Bonucci cerca di ammutinare il suo generale. Risultato: tribuna punitiva per lui e ordine gerarchico ristabilito. Al ‘Do Dragao' la Vecchia Signora arriva ancora più forte e il netto 0-2 firmato da Pjaca e Dani Alves archivia la pratica ottavi.

LIBRO III – Una semplice formalità: Già, nonostante tutto, bisogna giocare anche un ritorno. A Torino il Porto arriva molto scoraggiato e la Juventus non infierisce sull'avversario. Il risultato di 1-0 è frutto della solita gestione intelligente della squadra di Allegri.

LIBRO IV – L'impresa: Ian Rush, vestito in bianconero, tira su la pallina che non vorresti: Barcellona. Maledetto Ian. O forse no? È proprio nella sfida di andata contro i blaugrana che l'Europa si accorge che la Juventus fa sul serio. Gli extraterrestri sbarcano a Torino dopo aver firmato la rimonta più pazza di sempre (6-1 al Psg dopo la debacle per 0-4 in Francia). ‘E chi li ferma questi?' pensa il popolo bianconero, ma non il suo esercito. Perché la Juventus è pronta, prontissima, e il suo condottiero firma l‘ennesimo capolavoro tattico del suo triennio bianconero. Sarà 3-0 per la Vecchia Signora per buona pace di Messi e compagni. Il mondo calcistico grida all'impresa, ma c'è un ritorno da giocare.

LIBRO V – Amministrazione: Sarebbe folle pensare di andare al Camp Nou e non prenderne nemmeno uno. Con il popolo blaugrana ad invocare l'ennesima remuntada, Allegri non cambia nulla nel suo schieramento. Non c'è da difendere nessun risultato. ‘Il primo gol lo faremo noi, il secondo lo stadio e il terzo vien da sé' aveva detto alla vigilia Luis Enrique. Ecco, il problema è proprio segnare il primo. La Juventus è un muro di gomma, e tranne 2 o 3 occasioni nitide (vorresti non concedere nemmeno queste a Messi?) i bianconeri non corrono mai pericoli. Il risultato finale sarà 0-0, e il Barcellona in bianco in una doppia sfida per la terza volta nella storia.

LIBRO VI – Il passaggio in terra francese: Così come Giulio Cesare, Massimiliano Allegri deve passare da territori francesi prima di sbarcare in Bretagna. Ad attenderlo c'è lo spericolato Monaco di Jardim, una macchina da gol quasi perfetta. Vuoi non concedere gol nemmeno a loro al Louis II? Mbappè e Falcao sono la coppia più prolifica e in forma del momento, inevitabile che vadano a segno nel Principato. Allegri stupisce tutti, fuori Cuadrado e dentro Barzagli nella formazione iniziale. Risultato finale? 2-0 per la Juventus con doppietta stratosferica di Gonzalo Higuain (vi eravate scordati di lui?). Poi Allegri ci dovrà spiegare da quale cilindro ha tirato fuori la genialata Dani Alves esterno alto.

LIBRO VII – L'ultimo passo per Cardiff: Se non ve ne siete accorti, la Juventus non subisce gol dal libro I (dai gironi). Lo sa bene il generale Max, che però non vorrebbe concedere nemmeno le briciole agli avversari monegaschi. La Juventus sbriga la pratica nel primo tempo con un 2-0 netto, poi però i bianconeri si addormentano un pochino e concedono un gol dopo 690 minuti. Praticamente Buffon non raccoglieva un pallone in fondo al sacco da quasi 7 ore di campo e da circa 5 mesi. Si sarà ricordato come si fa? Poco male comunque, la Juventus è in finale di Champions. Il cammino per Cardiff adesso è tracciato, adesso c'è da conquistare anche il Galles.

LIBRO VIII – Incompleto

Tutti gli juventini sperano sia il libro più bello, dal lieto fine. Perché c'è un precedente da vendicare, e i ‘malvagi' non possono passarla liscia. “E tu saprai che il mio nome è quello del(la Vecchia) Signor(a) quando farò calare la mia vendetta sopra di te”.

Fonte Foto: facebook.com/Juventus


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