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Fair Play Finanziario: cos'è, cosa sarà e perché Psg-Neymar si può fare ma non si dovrebbe

Tutto sul controverso Fair Play Finanziario: cosa prevede e come può cambiare. Facciamo chiarezza sulla clausola da 222 milioni che il Psg vuole pagare

Molti di voi si saranno chiesti, in questi giorni di mercato, come mai il Milan possa affrontare determinate spese mentre Inter e Roma sono costrette a vendere. Oppure perché il Psg si può permettere di spendere 222 milioni per il brasiliano Neymar. “E allora questo Fair Play Finanziario è una buffonata“, avrete esclamato leggendo le folli cifre dell’affare del secolo. Bene, è ora di fare chiarezza e spiegare in maniera più semplice possibile cos’è questo Financial Fair Play (abbreviato, da ora in poi, in FFP) senza entrare troppo nei dettagli.
COS’È IL FFP: Il Fair Play Finanziario si potrebbe riassumere semplicemente in ‘spendi quanto guadagni’. Infatti è un progetto portato avanti dalla Uefa nel 2009 che cerca di restringere le disparità tra le squadre, limitando spese folli e applicando ‘severi’ controlli sulle squadre che chiudono sempre con molti debiti sulle spalle. In un certo senso, quindi, si è cercato di regolamentare il mercato (che, per definizione, solitamente si autoregolamenta e non ha un decisore centrale).
COME AGISCE: L’obiettivo del FFP non è quello di punire le squadre, ma di aiutarle a rientrare nei canoni e di non creare troppi debiti. Cioè il FFP è stato creato per aiutare a rendere sostenibili i conti delle squadre. In questo modo si cerca di evitare anche l’inflazione nel mondo del calcio e stimolare i settori giovanili. Dunque la Uefa, quando nota che vi sono delle squadre che chiudono i bilanci in passivo (molto pesante) li aiuta a rientrare tramite un ‘settlement agreement‘, ossia un accordo con cui le società si pongono sotto il controllo dell’organo calcistico europeo. Tra quelle ‘obbligate’ a stipularlo vi sono in Italia sia l’Inter che la Roma. Non vi è (ancora) il Milan.
SETTLEMENT AGREEMENT: Con questo tipo di accordo, le società devono dimostrare di riuscire a ottenere il pareggio di bilancio (ecco perché ‘spendo quanto guadagno’) entro i tre anni. Al massimo, si possono avere 30 milioni di debiti all’anno nei cosiddetti conti virtuosi (spese per Settori Giovanili e infrastrutture). Non entriamo troppo nei dettagli dell’accordo, però vi basta sapere che questo contratto obbliga le società a rispettare dei paletti che la Uefa gli impone.
IL CASO INTER: Come detto, l’Inter ai tempi del passaggio da Moratti a Thohir è stata messa sotto controllo tramite questo Settlement agreement dalla Uefa per i troppi debiti accumulati. Per questo motivo, i nerazzurri, passati nel frattempo tra le mani di Suning, hanno dovuto raggiungere entro il 30 giugno 2017 il pareggio di bilancio. I dirigenti si sono barcamenati e sono riusciti a racimolare 20 milioni di uscite con cessioni e operazioni ‘furbe’, conquistando il pareggio.
E LA ROMA?: Copia-Incolla il discorso fatto sopra, ma con 40 milioni di debiti in più. Per questo motivo per la Roma erano inevitabili cessioni eccellenti come quelle di Salah, Paredes e Rudiger, più altre operazioni ‘all’italiana’ per raggiungere la cifra richiesta dal pareggio.
VOLUNTARY AGREEMENT: Quando vi è un  passaggio di proprietà o quando le società hanno debiti pesanti ma sono convinte di poter rientrare subito nei limiti, senza dover entrare sotto controllo della Uefa, allora il club può stipulare con l’organo europeo un ‘voluntary agreement‘. Non è altro che un accordo volontario in cui le squadre mostrano come riusciranno a ottenere il bilancio nei successivi 5 anni, tramite un piano di fatti concreti e che non può dipendere da eventi aleatori (esempio, nel mio piano non posso scrivere ‘l’anno prossimo vinco lo scudetto’ perché non è certo). Quindi, una volta stipulato l’accordo, una società può spendere senza che la Uefa interferisca, sempre nel rispetto del contratto. Cioè può sforare i paletti rigidi del settlement agreement e, in generale, del FFP.
E IN TUTTO QUESTO IL MILAN?: Il Milan, visto il passaggio di proprietà, ha cercato di stipulare un voluntary agreement con la Uefa, ma il piano non convinceva Ceferin (presidente Uefa) e il resto dell’organo. Nel piano, infatti, i rossoneri supponevano di sviluppare il settore marketing in Oriente più del Real Madrid, ipotesi difficile e legata soprattutto ai risultati sportivi. Allora la federazione ha proposto a Fassone e Mirabelli di presentare un nuovo progetto ad ottobre, cosa che difficilmente i due faranno. Infatti, dopo aver provato a contenere gli ingaggi, la trattativa Donnarumma ha fatto saltare il banco. I 6,5 milioni di euro netti dati al portiere classe 1999 hanno di fatto esposto il Milan ai rigidi controlli Uefa.
A questo punto i rossoneri hanno deciso di spendere tutto e subito (un siciliano vi direbbe ‘ruttu ppi ruttu, rumpimulu tuttu‘), sapendo che verranno limitati dall’anno prossimo. Il duo ha pensato che, dopo aver sforato dai canoni, valeva la pena superare il limite pesantemente. Ed è così che è nata la trattativa Bonucci, strada altrimenti impraticabile. Il Milan, dunque, ha la consapevolezza che l’anno prossimo ci sarà da stringere la cinghia e che, se non dovessero essere raggiunti dei risultati sportivi importanti, il controllo della Uefa diventerà inevitabile.
Domanda: Perché l’Inter non ha cercato di stipulare un voluntary agreement, così da poter spendere?
Risposta: Perché è già sotto controllo, quindi deve rispettare il settlement agreement. Infatti, chi ha già stipulato questo tipo di accordo anche con proprietà precedenti, non può presentare un piano volontario.
COSA NON VA DEL FFP: I limiti del FFP sono tanti, a cominciare dal principio del bilancio in pareggio. Infatti, la maggior parte delle società superpotenti economicamente (ossia Psg o Manchester City) hanno come principale sponsor i loro proprietari. In questo modo riescono ad aumentare le spese del club semplicemente gonfiando i ricavi derivanti dalle sponsorizzazioni. Per società con una proprietà così forte alle spalle, raggiungere certi obiettivi è solo una questione di magia e di trucchetti.
COME POTREBBE CAMBIARE: La Gazzetta dello Sport oggi lanciato un’indiscrezione secondo cui anche negli ambienti Uefa si sono accorti dell’inadeguatezza del FFP così com’è strutturato. Quindi la federazione europea è pronta a introdurre la Luxury Tax e il Salary Cap. Vediamoli in dettaglio:
LUXURY TAX: Letteralmente ‘tassa del lusso’, è un sovrapprezzo che impone alle squadre di mettere in circolo una percentuale su un acquisto o anche su uno stipendio. Un esempio potrà chiarire il tutto: supponiamo che la Juventus decida di comprare Messi per 100 milioni di euro. A quel punto la Uefa impone al club bianconero di dare alla federazione europea una cifra pari a una percentuale dell’acquisto, che può variare tra il 10% (10 milioni) e il 100% (100 milioni). Nel peggiore dei casi, dunque, alla Juventus l’acquisto di Messi costerà ben 200 milioni. Questo scoraggerebbe i grandi club a investire così pesantemente su un giocatore, perché rischierebbe di pagarlo in maniera spropositata.
SALARY CAP: È un tetto salariale che imporrà ai club di limitare la somma di tutti gli ingaggi. In realtà qualcosa di simile già esiste: infatti i club non possono spendere più del 70% del fatturato per gli stipendi. Ma è comunque basata sul fatturato, quindi aumenta il divario tra i club all’aumentare del divario dei ricavi. Attenzione: il salary cap non deve esser visto come un tetto ‘morale’ che eviti ai giocatori di prendere così tanto, a dispetto della povera gente. Non si veda quindi come un’azione populista da parte della Uefa (e sarebbe anche sbagliato per la federazione fare un ragionamento del genere). Piuttosto Ceferin cerca di aumentare la competizione tra i vari club e di ‘smistare’ i top player nelle varie squadre. Infatti, se il Manchester City ha intenzione di pagare Ronaldo con uno stipendio di 50 milioni all’anno, sarà libero di farlo, l’importante è che poi la somma rispetti i limiti. Di conseguenza non si potrà permettere altri stipendi faraonici.
IL CASO NEYMAR
PERCHÉ SI PUÒ FARE: Perché, come detto, il Psg è forte della sponsorizzazione del proprio proprietario. In un certo senso, è come se Neymar non lo pagasse il club ma direttamente la Qatar Investment. In bilancio, poi, il brasiliano costerebbe circa 100 milioni l’anno (55 di stipendio lordo, 44 di ammortamenti dovuti all’acquisto a 222 milioni di euro). Il Psg ha chiuso gli ultimi esercizi sempre in positivo di 15 milioni, quindi all’incirca arriverebbe ad un passivo di 85 milioni (15-100), un pelo al di sotto della soglia di 90 milioni consentita. Inoltre il club francese è quello con il più basso rapporto tra salari e fatturato (circa il 50%) e quindi starebbe ancora al di sotto del 70% di cui abbiamo parlato nel capitolo salary cap.
PERCHÉ NON SI DEVE FARE: Il rischio maggiore è quello di creare una bolla speculativa troppo grossa e pronta a esplodere. I prezzi dei giocatori si alzerebbero in maniera vertiginosa e questo porterebbe a una psicosi del mercato. Facciamo un esempio: Neymar va al Psg per 222 milioni, a questo punto il Barcellona va dalla Juventus per Dybala. I bianconeri, sapendo della cessione del brasiliano, spareranno altissimo, intorno ai 130/140 milioni di euro per un giocatore che evidentemente non li vale. I blaugrana, con ogni probabilità, acconsentiranno avendo a disposizione un budget ampio. E a quel punto diventa tutto un circolo vizioso che fa innalzare paurosamente i prezzi anche dei giocatori mediocri. A farne le spese inevitabilmente i piccoli-medi club e la competitività di tutto il calcio. Insomma, Neymar-Psg potrebbe segnare il punto di non ritorno, e la morte del calcio così come lo conosciamo. Siete pronti a vedere Sturaro al Bayern Monaco per 75 milioni di euro? 

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