C'era una volta

C'era una volta… Gianni Rivera, il centrocampista più prolifico della Serie A

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Compie oggi 74 anni uno dei centrocampisti italiani più forti di sempre, che ha fatto della maglia rossonera del Milan la sua seconda pelle

Era la prima domenica de i' ggirone di ritorno dell'anno di grazia millenuvecient' sessantadue. Sullo stadio di San Sir' il cielo da sereno di colpo, per incanto, si scurò. Tutti i nuvolon' ner' hann' accuminciat' a scuntrarse, e buttavano saette, lambi, strill', un burdello tremendo dentro il celo, di colpo, dalle nubi squarciat' come da due potenti mani spunta il crapino di Dio – un bell'uomo, sui quarant'anni – che punta il suo indice tremendo su i' ccampo di San Siro e dice: «Gianni Rivera, ciapp' questo pallone, un Tango, e vai in giro per il mondo a insegnare il giuoco del calcio»“. Con queste parole Donato, il capo ultras milanista di Eccezzziunale…veramente, film cult con Diego Abatantuono, descriveva il rapporto di venerazione quasi mistica del mondo Milan per Gianni Rivera, l'uomo che fu il simbolo del Milan prima che arrivassero Franco Baresi Paolo Maldini.
Alessandria è una cittadina né grande né troppo piccola del Piemonte orientale, zone che si fa anche fatica a definire Piemonte: è un incrocio tra Liguria, Piemonte, Lombardia ed Emilia. Tra le vie della città un ragazzino, di 13 anni appena, sta tornando a casa con le sue poche cose dopo un duro allenamento. Darebbe tutto, anche quello che ha – sono già troppe le cose che gli mancano – per poter un giorno giocare con quella maglia grigia della squadra della sua città. Il problema è uno: il fisico, troppo minuto per giocare con i “grandi”.
Nel 1958 arriva la svolta. Il mister dell'Alessandria, Franco Pedroni, decide di far giocare il 14enne Rivera in un'amichevole contro gli svedesi dell'AIK, realizzando anche una rete che gli vale la possibilità di allenarsi con la prima squadra. L'esordio in Serie A con quella maglietta tanto cercata e sudata arriva il 2 giugno 1959, in Alessandria-Inter 1-1. La società grigia ha dovuto sudare le fatidiche sette camicie per far giocare Rivera: non essendo ancora 16enne, infatti, ha dovuto ottenere uno speciale permesso da parte della federazione, che per fortuna è stato concesso. La prima rete sarebbe arrivata pochi mesi dopo, in Alessandria-Sampdoria 2-2.
Segnalato da Pedroni al Milan, il giocatore viene acquistato per la stagione 1959/60 dal Milan, che lo lascia in comproprietà all'Alessandria. Nonostante le 6 reti di Rivera nel corso del campionato, i grigi retrocedono in Serie B, risultato che però non compromette la convocazione di Rivera alle Olimpiadi del 1960, dove il ragazzo si mette in mostra realizzando una doppietta contro Taiwan e uno dei tre gol che stendono il Brasile, prima di arrendersi alla Jugoslavia tramite sorteggio poiché ancora non esistevano i calci di rigore.
Le tante partite consecutive giocate non consentono il pieno recupero fisico di un ragazzo che non era ancora maggiorenne: il suo inizio con il Milan è terribile. Viene indicato da tutti i giornalisti come un “bluff“, una scommessa persa da parte dei rossoneri. Con la maturità e soprattutto con l'arrivo di Nereo Rocco – inizialmente restio a ritenere un titolare Rivera – il Milan può finalmente abbracciare il suo campionissimo: nel 1961/62 Gianni è fondamentale per raggiungere lo scudetto e nel 1962/63 i ragazzi del mister triestino conquistano anche la Coppa dei Campioni ai danni del Benfica. Nel dicembre 1963 le prestazioni di Rivera gli valgono il secondo posto nella classifica del Pallone d'Oro, secondo solo a Lev Jasin, l'unico portiere – finora – premiato con questo riconoscimento.
Seguono anni bui per il Milan, nei quali la costanza di Rivera fa di lui un simbolo della squadra, tanto che dalla stagione 1966/67 ne diventa il capitano. Il contemporaneo ritorno di Rocco, trasferitosi al Torino dopo la vittoria sul Benfica, portano il Milan di nuovo sul tetto d'Italia, spinti anche dalle 11 reti di Gianni Rivera nella sola stagione 1967/68. Al termine del campionato, Gianni conquisterà anche l'Europeo giocato in casa – primo e ultimo vinto dalla nostra nazionale – superando per sorteggio la Jugoslavia in semifinale. Vendetta servita.
Il 1968/69 è l'anno della definitiva consacrazione: seconda vittoria in Coppa dei Campioni e il riconoscimento del Pallone d'Oro, che fa di lui il giocatore più forte d'Europa per l'anno 1969, il primo italiano non-oriundo a ricevere il premio. Da lì in poi saranno tante le delusioni, come la finale mondiale persa contro il Brasile di Pelé a Messico '70, o lo scudetto perso nella “fatal Verona” nel 1972/73. Poi l'allontanamento dal Milan e le polemiche con arbitri, dirigenti, presidenti e giornalisti.
Un giocatore che non è mai riuscito a stare zitto, ad accettare delle polemiche insensate sul suo modo di giocare; un uomo che non aveva paura a dire in faccia ciò che pensava, anche se l'interlocutore altri non era se non Concetto Lo Bello, uno degli arbitri più famosi e più apprezzati del mondo. Una volta ricevuto il Pallone d'Oro, Rivera dichiarò: “Evidentemente i giornalisti francesi non leggono certi giornali italiani“, ad indicare quanto il rapporto con la stampa fosse deteriorato.
Rivera è così, prendere o lasciare: un ragazzo, proveniente dalla provincia più remota, che ha dovuto costruirsi da solo una nuova identità nella grande Milano, con un “padre padrone” come Rocco che da lui ha sempre preteso la maturità di un trentenne, mentre Rivera non era nemmeno maggiorenne. Un ragazzo con lo spirito del '68, di ribellione. Uno dei “giovani arrabbiati” di John Osborne, uno che ha sempre saputo ferire, sia con la lingua che con i piedi: le sue 128 reti fanno di lui il centrocampista più prolifico nella storia della Serie A, ed è probabile che mantenga a lungo questo primato. Tanti auguri Gianni! 


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