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Juventus, Allegri: "Quando mi ha chiamato la Juve non capivo. Addio Bonucci? Mi è dispiaciuto molto"

allegri juventus real madrid

Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, ha parlato della sua esperienza in bianconero negli ultimi tre anni

In occasione dei suoi 50 anni, il tecnico della Juventus Massimiliano Allegri ha rilasciato un'intervista ai microfoni di Premium Sport. Nell'intervista il tecnico livornese ha parlato dei tre anni trascorsi sulla panchina bianconera e di alcuni calciatori.
Si parte dall'ultima finale di Champions: “È una competizione bella e affascinante nella quale, acquisendo consapevolezza nei propri mezzi, la Juventus ha fatto un bel passo in avanti in Europa negli ultimi anni. Dispiace solo che pochi abbiano apprezzato le due finali raggiunte in tre anni. In passato c’era riuscita solo la Juventus di Lippi. Con il tempo, però, magari questi risultati verranno rivalutati. Quale partita vorrei rigiocare tra Berlino, Monaco e Cardiff? Vorrei giocare Kiev. Per farlo dobbiamo ripartire proprio da Cardiff, ma con rabbia positiva e assolutamente senza ansia. E adesso, magari arriviamo per la terza volta in finale e questa volta la vinciamo“.
Si resta sempre a Cardiff, passando però alle voci sulla presunta lite e all'addio di Bonucci: “Non è successo assolutamente niente e mi sono divertito un sacco quando, quest'estate, sono uscite tante voci fantasiose. A volte inventano delle cose che nemmeno in un film riuscirebbero a raccontare, tanto sono incredibili. A Cardiff avevamo giocato un bel primo tempo e nell’intervallo ero preoccupato solo perché avevo due giocatori zoppi, Pjanic e Mandzukic. Nella ripresa il Real, quando ha capito che poteva schiacciare sull'acceleratore, l'ha fatto, come fanno le grandi squadre. Addio Bonucci? Mi è dispiaciuto molto, perché Leo sarebbe stato il futuro capitano della Juventus. Un uomo spogliatoio che nel futuro avrebbe insegnato e trasmesso il dna bianconero. Però ha fatto una scelta e di questo non ne va fatta una colpa a nessuno: né a lui, né alla società e nemmeno all'allenatore“.


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Su Andrea Agnelli: “Il presidente è giovane, ma nonostante l’età ha grandi idee ed è bravo a miscelare la tradizione di una delle famiglie più importanti d’Italia assieme ai suoi progetti per l'estero. Vuole far diventare la Juventus una delle società più grandi a livello mondiale“.
Si passa al rapporto con calciatori e tifosi: “Mi piace scherzare con i calciatori, ma sempre con rispetto dei ruoli. Le sfide con Pogba? Pensava di vincere sia a basket sia a calcio: magari con le mani sì, ma se pensava di battermi con i piedi. Spero solo non sia andato via per questo, altrimenti per farlo rimanere l'avrei fatto vincere apposta. A ogni modo, nel calcio, chi dice che tutti i giocatori sono uguali è un ipocrita. Prendete Buffon: senza togliere nulla a nessuno, Gigi è un giocatore diverso dagli altri. È così e basta. Credo che abbia un futuro importante a livello dirigenziale, magari in Federazione. È un uomo con cui mi confronto e che in certi momenti ha comunque bisogno del sostegno dell'allenatore. Tifosi? Io sono molto timido e mi dà quasi fastidio dare o ricevere dimostrazioni di grande affetto. Preferisco gioire dentro me stesso. Ma ai tifosi sono molto legato, anche se a volte non si vede. E sono legatissimo anche alla mia città, Livorno: infatti quando mi tolgo le vesti di allenatore della Juventus, torno a essere ‘Acciuga'”.
Sulla prima chiamata della Juventus: “Quella mattina, quando mi è arrivata la telefonata della Juventus, non riuscivo a capire. Pensavo mi volessero chiedere informazioni su qualche giocatore. Poi la sera sono stato invitato a cena dal presidente Agnelli: mi ha comunicato che cercavano un allenatore e mi ha chiesto se ero disponibile. Ovviamente lo ero: la squadra veniva da tre anni di successi in Italia e credevo avesse ancora qualcosa da dare, specialmente in Europa“.
Su Tevez, Ibrahimovic e Inzaghi: “Carlos era un leader silenzioso, ma quando parlava, le sue parole dentro lo spogliatoio erano sempre pesanti. Ibra è un campione straordinario, il problema è che ogni tanto pretendeva che i suoi compagni riuscissero a fare le cose che faceva lui. Inzaghi? Un giocatore micidiale: quando arrivava la Champions, lui faceva sempre gol“.
Infine, sulle possibilità di conquistare il settimo scudetto consecutivo: “Dico solo che il 7 è un bel numero. I ragazzi ormai hanno un dna vincente e soprattutto c'è una grande disciplina, ci sono delle regole da rispettare. Qualsiasi giocatore che arriva alla Juventus, se può dare otto, alla fine riesce a fare nove“.


? Pillola di Fanta

Con l'addio di Bonucci la difesa della Juventus ha perso, e non poco. I dirigenti bianconeri però, al momento, sono concentrati solo sulla ricerca di un grande centrocampista. In difesa ecco dunque che salgono molto le quotazioni di Benatia e Rugani, che con l'addio di Bonucci avranno più chance di giocare. OCCASIONE

Fonte foto:www.imagephotoagency.it


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