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Serie A

Il curioso caso del Milan, la classifica piange ma le statistiche sono positive

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Le statistiche dipingono una situazione contraddittoria che si rispecchia nelle prestazioni in campo. Ma il Milan non è così scalmanato come sembra..

Nel calcio moderno i numeri hanno un peso specifico sempre più determinante. Tramite essi possiamo analizzare le pieghe di ogni squadra, di ogni singolo giocatore, andando a valorizzarne le qualità e a criticarne i difetti. Un approccio manageriale mutuato dallo sport americano, dove i numeri hanno un’importanza pari a quella del campo e grazie ad essi le squadre risolvono i loro problemi e aumentano quelli degli avversari. Una comparazione qualitativa e quantitativa dei “freddi” numeri statistici e degli esiti sul campo diventa una necessità per ogni squadra che voglia dare un senso alla propria stagione. Ed in questa Serie A la squadra più contraddittoriamente interessante è il Milan di Montella.
Classifica alla mano, i rossoneri di inizio stagione non sono sicuramente una squadra in salute: 13 punti dopo 9 partite di campionato, 9° posto a pari merito con Fiorentina e Torino (che però hanno una differenza reti migliore rispetto ai rossoneri il cui score è di 12 gol fatti a fronte di 13 subiti); un punto nelle ultime 4 giornate di Serie A e una vittoria che manca da più di un mese. Ma a sorprendere è un’altra classifica, nella quale il Milan si piazza stabilmente in zona Champions League: 3° per tiri concessi agli avversari dietro solamente a Napoli e Juventus che distano già, rispettivamente, 12 e 9 punti più avanti in classifica; 2° per tiri effettuati dietro al Napoli; 4° per tiri effettuati nello specchio della porta avversaria; 3° per possesso palla e 3° per precisione di passaggio. Statistiche che rispecchiano fedelmente l’idea e la proposta di gioco che Vincenzo Montella ha sempre voluto applicare alle sue squadre: possesso palla, scambi nel breve, capacità di dialogo tra i reparti, fluidità di manovra e capacità di arrivare con continuità alla conclusione. Quindi quali sono i problemi del Milan che rischia di perdere già ad ottobre il treno per la Champions League?
Senza limitarci a vedere solamente il lato luminoso della luna, scopriamo il lato oscuro dei rossoneri: il Milan è 17° per dribbling riusciti, 4° per falli commessi, 20° – e quindi miseramente ultimo – sia per palle intercettate sia per contrasti effettuati. Se la verità sta sempre nel mezzo ecco spiegata l’anonima posizione di classifica che una squadra dopo una tale campagna acquisti non può assolutamente accettare. I difensori rossoneri sembrano intimoriti nel fare tackle e negli anticipi, qualità in cui sia Bonucci sia Romagnoli sia Musacchio hanno sempre spiccato, come se la paura di sbagliare fosse maggiore della voglia di conquistare palla. Tutta questa insicura titubanza si rispecchia nei falli commessi – 136 in 9 partite di campionato, un’enormità per una squadra che ambisce a posizioni di vertice – e nell’incapacità della difesa di muoversi all’unisono. I tanti gol subiti su palla inattiva e su diagonali sbagliati ne sono la conferma.
Non solo la difesa sul banco degli imputati. Kessié – magnifico giocatore “box to box” e perfetta espressione di centrocampista moderno – appare stanco e non sembra fidarsi particolarmente dei compagni e ciò si evidenzia nelle cavalcate solitarie che spesso gli fanno perdere palla piuttosto che servire un compagno meglio piazzato, innescando pericolosissimi contropiedi avversari. Çalhanoglu sembra non aver ancora superato il periodo di ambientamento in un paese ed un calcio nuovi. Biglia appare spesso insicuro e poco lucido, la sua prestazione nel derby è inqualificabile. Suso, giocatore tecnicamente più dotato della rosa e determinante per il cambio di passo dell’intera squadra, viene spesso sacrificato sull’altare della sperimentazione tattica che ha portato Montella a cambiare spesso modulo. Questo porta gli attaccanti ad essere spesso lasciati soli e ad operare in inferiorità numerica contro difese schierate.
Il risultato è che – dopo 16 partite ufficiali in stagione – Montella non ancora trovato il “bandolo della matassa”. Il tecnico rossonero dovrà essere bravo a mantenere la lucidità e far tesoro dei numeri positivi che la sua squadra ha raccolto. L’obiettivo è ritornare al più presto alla vittoria se vuole riconquistare la fiducia dei tifosi ma, soprattutto, di Fassone e Mirabelli.

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