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Under e Karamoh, le facce nuove di Roma e Inter per la rincorsa Champions

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Roma e Inter provano a uscire dalla crisi con due nuovi giocatori. Under e Karamoh ripagano la fiducia dei loro allenatori: ora sono pronti a consolidare il loro posto da titolare

Due mesi, ci sono voluti più di due mesi a Roma e Inter per iniziare ad uscire dalla crisi: era il lontano 3 dicembre quando i nerazzurri vincevano con un roboante 5-0 sul Chievo e i capitolini si imponevano per 3-1 sulla Spal. Da quel momento l’Inter inanellò una serie di 8 partite senza vittoria; stessa cosa o quasi per la Roma, che vinse solamente contro il Cagliari anche se in maniera per niente convincente.
Quando il periodo nero dura così tanto, serve la giocata del singolo, quel guizzo in più per risolvere il tutto: ci hanno pensato Yann Karamoh per l’Inter e Cengiz Ünder per la Roma.
Ieri per l’Inter era la partita della vita, dove bisognava assolutamente spingere sull’acceleratore per portare a casa quei maledettissimi 3 punti. Spalletti decide di lasciare Candreva fuori in favore di un francese di cui si dice un gran bene, ma che finora si era visto molto poco. Yann Karamoh sembrava dovesse prendere la via di Niang, anche lui scuola Caen e mai definitivamente esploso al Milan. Invece, Spalletti decide di dargli fiducia, concedendo al nerazzurro la prima partita da titolare, dopo appena tre fugaci apparizioni in campionato. Inizialmente è stato lui, con una gran visione di gioco, a vedere Brozovic andare verso il fondo del campo: passaggio per il croato che poi segna l’assist per la rete di Eder. Il grande ex Palacio aveva pareggiato il gol dell’italo-brasiliano, ma i nerazzurri continuavano a spingere senza tregua: mancava solamente la rete. Ed è proprio al minuto 63 che ancora il francese si inventa la giocata, come per dire “ok, la risolvo io“: dalla fascia destra decide di accentrarsi, doppio passo per ubriacare i difensori felsinei e siluro col sinistro – non il suo piede – che non lascia scampo a Mirante. È 2-1 per l’Inter, risultato che rimarrà fino alla fine.
All’Olimpico invece si gioca Roma-Benevento dove i padroni di casa devono dar continuità alla vittoria di Verona. In campo c’è un altro giovane, turco, piccolino e non molto amato da diversi tifosi giallorossi che hanno storto il naso quando era arrivato a Roma a peso d’oro. Lui si chiama Cengiz Ünder e già si era fatto vedere nella trasferta di Verona, quando risolse la partita con un bel sinistro da fuori area. Ieri, la partita sembrava orientarsi verso una catastrofe: un primo tempo da dimenticare per la Roma, lenta, senza idee, brutta. La vittoria del Bentegodi sembrava solo un fuoco di paglia, ma nel secondo tempo si sveglia lui: il piccolo turco si invola in area e arrivato ad un millimetro dalla linea di fondo crossa in area per Dzeko, che di testa la butta in rete. I giallorossi vanno in vantaggio ma subito dopo, l’ex Basaksehir decide di segnarne altri due: il primo appena tre minuti dopo, quando trova il pertugio alle spalle di Puggioni su assist di Perotti; il secondo al 75′ quando trova un sinistro a giro per il momentaneo 4-1, neanche fosse Grosso contro la Germania.
E allora i complimenti vanno anche a Spalletti e Di Francesco, coloro che hanno avuto il coraggio di cambiare modulo e giocatori in un momento di crisi nera: “sconfitta per sconfitta, proviamo a cambiare qualcosa” avranno pensato. E hanno avuto ragione, ma non solo. Perché hanno dimostrato di saper aspettare un giovane, proteggerlo e farlo giocare al momento giusto. Entrambi venivano da due campionati diversi dalla Serie A, come quello francese e quello turco; dovevano adattarsi a un altro calcio, non sapevano l’italiano e sono molto giovani. Ora vengono dipinti come astri nascenti, come nuove stelle della Serie A: la verità è che i due numeri 17 hanno solamente molta voglia di imparare e devono crescere, protetti dagli eccessivi elogi e critiche. Il lavoro paga e per giocatori classe 1997 e 1998, il lavoro serve come il pane.
 

? Pillola di Fanta

Un applauso ai mister, ma anche una bacchettata ad alcuni tifosi e presidenti, che spesso esonerano troppo in fretta gli allenatori. Mandar via un allenatore a volte serve, ma a volte serve poco. E quindi perché non provare a cambiare qualcosa all’interno, provare a lavorare con altre risorse a disposizione che non siano sempre le stesse. Spalletti e Di Francesco si sono scambiati i moduli; non sarà la chiave della vita, ma l’importante era ottenere risultati subito. D’altronde Roma non è stata fatta in un giorno; ma neanche Milano. RISULTATI


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