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Astori, ma anche Raciti, Esposito e l'Heysel: quando il calcio unisce e divide

Curva Fiesole ricordo astori coreografia

Davide Astori ha unito i tifosi di tutte le squadre che troppo spesso fanno sfociare in pazzia il loro modo di vivere il calcio

Si potrebbero scrivere pagine e pagine sul cordoglio e sui tributi arrivati alla famiglia di Astori e alla Fiorentina per la scomparsa del giocatore. La morte del capitano della Viola non ha toccato solo la Fiorentina: è arrivata ovunque e l’affetto dei tifosi di tutto il mondo è stato enorme. Dopo tante pagine brutte scritte nel corso della storia del calcio, per una volta questo sport ha dimostrato coesione, unione e fratellanza.
Emblematici gli applausi dei tifosi della Fiorentina all’arrivo della rappresentanza juventina al funerale del capitano viola. Buffon, Bernardeschi e altri bianconeri sono stati applauditi al loro arrivo nella Basilica di Santa Croce; oppure i tifosi del Pisa, altri acerrimi rivali della Viola, che sabato hanno esposto uno striscione con scritto “Vicini alla famiglia Astori” mettendo per un attimo da parte l’astio storico tra toscani e tra Juventus e Fiorentina. Astio che spesso può sfociare in brutti e spiacevoli episodi, come le morti di tifosi o addetti ai lavori nel mondo del calcio. Impossibile, in questo senso, non citare l’uccisione dell’ispettore Filippo Raciti in occasione del derby tra Catania e Palermo del 2 febbraio 2007: un omicidio arrivato a seguito di durissimi scontri al di fuori dello stadio Massimino. Quello stesso anno ci fu l’assurda morte di Gabriele Sandri, tifoso della Lazio colpito da un proiettile vagante partito dall’arma di un poliziotto in un autogrill: il ragazzo romano si stava dirigendo a Milano per andare ad assistere a Inter-Lazio. Come non ricordare poi la morte di Ciro Esposito per una bravata di Daniele De Santis prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli del 3 maggio 2014: le immagini di quella domenica sera sono da far west con quei 7 colpi di pistola che feriscono 3 tifosi napoletani e uccidono il povero Ciro; ma quegli attimi non finirono con l’uccisione del ragazzo napoletano, perché subito dopo quegli stessi ultras assaltarono le forze di polizia distruggendo due auto e un blindato. E infine citiamo anche la strage dell’Heysel: furono ben 39 le persone che persero la vita a seguito dell’odio degli hooligans. Una vera e propria uccisione di massa – per non parlare dei 600 feriti – quella registrata in Belgio durante la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Una strage inspiegabile e inspiegata, che lascia senza parole tutt’oggi soprattutto perché si trattava di una semplice partita di calcio.
Le stesse partite di calcio che ci hanno sempre unito da bambini, quando ci ritrovavamo nel cortile sotto casa a creare due improbabili porte con zaini, borse, sassi e qualunque cosa veniva in mente. Lo stesso calcio che ci ha unito di fronte alla morte di Astori in questi giorni, per il quale veramente tutti hanno avuto una parola, un gesto o anche un semplice pensiero per la famiglia del capitano viola. Un denominatore, il calcio, che accomuna tutti questi episodi: a volte per amore, a volte per “troppo amore” che può sfociare poi nella pazzia.


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