C'era una volta

C'era una volta Ronaldinho: l'essenza del calcio che incontra l'allegria

C'era una volta Ronaldinho: l'essenza del calcio che incontra l'allegria

Compie 38 anni uno dei giocatori tecnicamente più dotati della storia del calcio. Eroe del no-look, dell'elastico e dei dentoni da cartoon

Più che da un western di Sergio Leone, con quei riccioloni, quei dentoni all'infuori e quelle fossette sugli zigomi, Ronaldo de Assis Moreira pare uscito da una puntata dei Simpsons. E come l'ironia pungente di Bart o l'irresistibile ottusità di Homer, il suo calcio dispensa sorrisi che trafiggono le barriere di maglie e i colori. È profeta di un'unica fede in un unico Dio: il pallone.
Siamo a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, quando l'Europa è ai piedi di un altro Ronaldo, “Il Fenomeno” destinato a diventare il più grande di sempre – ginocchia permettendo. Anche per questo, forse, “Ronaldinho“. Per non peccare di superbia. Per non scoprirsi blasfemo.
La sua avventura inizia a Porto Alegre, ma c'è ancora chi crede al caso. Ciao, sono Ronaldinho – un piccolo Ronaldo – e “porto alegre”, giocando a calcio. Se ne accorgono gli emissari del Paris Saint Germain, che lo rapiscono dalla casa patria facendo incavolare di brutto il Gremio. Un paio di stagioni – e qualche milione d'indennizzo – dopo, se ne accorge tutto il mondo. Ronaldinho è la sublimazione della tecnica individuale tipica dei brasiliani, che incontra e sposa la micidiale concretezza europea.
Dopo il mondiale nippo-coreano del 2002, vinto con la generazione di fenomeni Ronaldo, Ronaldinho, Rivaldo &Co., Barcellona è la destinazione logica e inesorabile. In blaugrana Dinho si consacra miglior calciatore del mondo, anche perché all'altro Ronaldo, nel frattempo, le ginocchia non hanno permesso. No look, elastico, dribbling funambolici, accelerazioni improvvise, colpi metafisici, e un tocco di palla che ogni volta è magia ed è poesia. Anzi no, è allegria.

Nel 2008 il sorriso contagioso di Ronaldinho esplode in Serie A. Va al Milan, in parabola forse già discendente. Lui che non ha il fisico da supereoe, in un calcio fatto di atletismo e tatticismo. Ma i piedi, quelli si. E con i piedi il “Gaucho” continua a dispensare arte e prodigi che hai voglia a provarci. Nemmeno alla playstation.
Ma la missione di Ronaldinho non si esaurisce nemmeno quando appende al chiodo la sua ultima maglia rossonera, nel 2011. C'è il ritorno a casa, in Brasile, all'Atletico Mineiro. E poi il Queretaro, in Messico. Poi Brasile ancora, Fluminense. E poi via a una serie di esibizioni ora qua ora là. Perché tutti, proprio tutti, hanno il diritto di vedere almeno una volta il “Joga Bonito” con i propri occhi. L'addio definitivo al calcio giocato, nel gennaio di quest'anno, è stata l'amara presa di coscienza che niente è per sempre. Tranne il sorriso di Ronaldinho.
Tanti auguri, Ronaldinho, 38 anni oggi. E grazie per essere partito da Porto Alegre, e aver portato l'allegria di giocare al calcio a tutto il mondo.


Fabio Larosa

Giornalista professionista. Molto direttore, poco responsabile

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