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C'era una volta

C'era una volta… Manuel Rui Costa, classe ed eleganza allo stato puro

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Compie oggi 46 anni il “Maestro”, trequartista portoghese che ha fatto dell’eleganza e della visione di gioco i suoi inimitabili marchi di fabbrica

Nella piccola scuola elementare di Damaia – alle porte di Lisbona – nel maggio del 1981 la società sportiva Benfica organizza dei provini calcistici per tutti i bambini con la passione per il “futebol”, presieduti da Eusebio in persona. Dopo neanche venti minuti la “Perla Nera” stoppa l’allenamento e si dirige verso un bambino di appena 9 anni che lo impressiona per movimenti ed eleganza nonostante la tenera età, chiedendogli: “Ragazzo, come ti chiami? Vorresti entrare a far parte delle giovanili del Benfica?“. “Rui Manuel César Costa – la pronta risposta del bambino – e sono tifoso del Benfica dalla nascita“.
Inizia così la carriera di Rui Costa che rimane per 8 anni nell’accademia del Benfica dove, con il passare degli anni, il suo straordinario talento di trequartista in grado di mandare in porta i compagni con linee di passaggio assolutamente inimmaginabili per gli altri calciatori vienesempre più a galla. Di pari passo alla carriera nelle giovanili delle “Aquile” di Lisbona compie tutta la trafila nelle nazionali giovanili portoghesi fino al Mondiale Under 20 del 1991, organizzato proprio in Portogallo con i lusitani che devono difendere il titolo vinto nel 1989. Allenato da Carlos Queiroz – ex vice di Ferguson al Manchester United e selezionatore della Nazionale dell’Iran  che vedremo alla prossima Coppa del Mondo in Russia – Rui Costa sale in cattedra mostrando a tutto il mondo il suo talento e, coadiuvato da futuri campioni come Luis Figo e Jorge Costa, trionfa sconfiggendo in finale il Brasile ai rigori, proprio nello stadio del Benfica.
Dopo un anno in prestito al Fafe , nella seconda divisione portoghese, Rui Costa rientra al Benfica e nel triennio successivo si conferma come uno degli astri nascenti del calcio mondiale. Nel 1993/94 saluta il club del suo cuore dopo aver vinto il titolo di Campione del Portogallo e si trasferisce alla Fiorentina 11 miliardi di lire. In maglia viola sarà il numero “10” alle spalle di Gabriel Omar Batistuta. Il binomio è vincente e la caldissima piazza fiorentina si innamora subito dell’elegantissimo genio calcistico del calciatore lusitano. Insieme vincono la Coppa Italia 1995/96 e la successiva Supercoppa italiana, a San Siro contro il Milan. I tifosi viola sognano lo Scudetto e mai come nella stagione 1998/99 sembra cosa possibile: con Giovanni Trapattoni in panchina i gigliati si laureano Campioni d’inverno ma durante Fiorentina-Milan del febbraio successivo “Batigol” subisce un grave infortunio al ginocchio sinistro e – senza l’asso argentino – la squadra chiuderà il campionato al terzo posto.
Nell’estate del 2000 Batistuta viene ceduto alla Roma e Rui Costa ne eredita la fascia da capitano, oltre alla villa sui colli fiorentini. In quella stagione alzerà al cielo la Coppa Italia vinta con un esordiente Roberto Mancini in panchina. I problemi finanziari del club viola peggiorano e anche Rui Costa viene sacrificato sull’altare del bilancio. Così nell’estate successiva – dopo 7 stagioni a Firenze e un ricordo indelebile in tutti i cuori viola – passa al Milan per 85 miliardi di lire, diventando l’acquisto più costoso nella storia del club rossonero. Inizialmente agisce alle spalle del duo Inzaghi-Shevchenko, ma con l’arrivo di Rivaldo, nell’estate 2002, il mister rossonero Carlo Ancelotti modifica il modulo in un 4-3-2-1 ad “Albero di Natale” con il brasiliano e Rui Costa alle spalle di una punta. Il Milan vincerà la Champions League e la Coppa Italia.
La stagione successiva vede atterrare sul pianeta Serie A un alieno di nome Kakà. Sin da subito il giovane trequartista brasiliano dimostra velocità e qualità fuori dal comune e diventa titolare imprescindibile nello scacchiere tattico di Ancelotti. Un trequartista, ora, è di troppo. Sarà Rivaldo a salutare con Rui Costa ad agire da riserva del giovane brasiliano. Proprio dal piede dell’ex capitano gigliato partirà il traversone per la testa di  Shevchenko che sancirà l’1-0 con il quale il Milan si aggiudica la Supercoppa Europea 2003 ai danni del Porto. Quella stagione vedrà il Milan dominare il campionato vincendo lo Scudetto numero 17 della sua storia con Shevchenko vincitore del Pallone d’oro.
L’estate 2004 Rui Costa si appresta a viverla da leader della sua Nazionale e da protagonista assoluto nell’Europeo organizzato in casa. Sarà l’ultima occasione di vittoria a livello di nazionale per campioni over 30 quali Figo, Fernando Couto e Rui Costa stesso. Il Portogallo arriva in finale ma vedrà frantumarsi i sogni di gloria sul colpo di testa di Angelos Charisteas che regalerà il tanto incredibile quanto inaspettato titolo di Campione d’Europa alla Grecia. La delusione è così cocente che Rui Costa deciderà di ritirarsi dalla Nazionale dopo 94 presenze e 26 gol segnati.
Gli anni aumentano e il minutaggio, inevitabilmente, diminuisce per Rui Costa che nelle successive 2 stagioni – 2004/05 e 2005/06 – nonostante i numerosi e sempre deliziosi assist segna solo 4 gol. Ormai Kakà è un campione di classe mondiale e posto per il portoghese nel Milan, a 34 anni, non c’è più. Il 26 maggio 2006 rescinde il suo contratto con la società e corona il sogno di chiudere la carriera nella sua squadra del cuore, il Benfica.

Il destino si fa coincidenza quando Milan e Benfica verranno estratte nello stesso gruppo della Champions League 2006/07 e Rui Costa – tornato a San Siro nelle vesti di avversario – verrà accolto come un eroe da tutti i tifosi rossoneri. Dopo due stagioni al Benfica a 36 anni, nel maggio 2008, annuncia il suo addio al calcio intraprendendo subito la carriera da dirigente nel club dello stadio “Da Luz” che tuttora lo vede suo direttore sportivo.
 

Fonte foto: acmilan.com

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