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C'era una volta

C'era una volta… Taribo West, pastore pentecostale ed ex calciatore di Inter e Milan

Taribo West

Dalle treccine colorate ai dubbi sulla sua vera età, passando per il fanatismo religioso e per le sue entrate al limite del codice penale. Compie oggi, almeno ufficialmente, 44 anni il pittoresco difensore nigeriano

Alcuni giocatori rimangono nell’immaginario collettivo dei tifosi più per la loro personalità o per il loro aspetto piuttosto che per gli effettivi meriti acquisiti sul campo. Icone, controverse, di stile la cui aurea “mitologica” è direttamente proporzionale al passare degli anni, tanto che si ricorda di loro più per un taglio di capelli, una dichiarazione fuori dalle righe o un gesto platealmente scriteriato, piuttosto che per un gesto atletico o sportivo. Nel calcio italiano a cavallo del millennio tutto questo si può riassumere in un nome ed un cognome: Taribo West.
Difensore centrale nigeriano dal fisico naturalmente imponente come solo chi nasce nella zona equatoriale d’Africa può avere, dopo un’infanzia passata a procacciare cibo per se e la sua famiglia pescando al porto di Port Harcourt, sua città natale sul delta del fiume Niger, a 15 anni viene notato da un “talent scout” locale che lo fa entrare nel circuito giovanile di alcune squadre professionistiche nigeriane. Qui iniziano i primi problemi perché già nel finire degli anni ’80 qualcuno mette in dubbio la data di nascita presente sul suo documento, 26 marzo 1974, asserendo che quel ragazzo non può avere 15 anni ma almeno 7 o 8 in più. Un po’ per incompetenza degli addetti ai lavori, un po’ per cercare un modo furbo di attrarre eventuali ingaggi da una squadra europea, era usanza comune nei paesi africani, specialmente negli anni pre internet, ridurre di qualche anno la propria età sui documenti ufficiali. Campioni NBA come Dikembe Mutombo o star del calcio come George Weah e Jay Jay Okocha hanno vissuto tutta la loro carriera con questo alone di mistero circa la loro vera età biologica.
“Quando West è arrivato al Partizan, nel 2002, ha dichiarato di avere 28 anni. Solo più tardi scoprimmo che ci aveva mentito e che in realtà ne aveva 40, ma siccome giocava bene non mi sono mai pentito di averlo preso in squadra”. Parole e musica di Zarko Zecevic, Presidente del Partizan Belgrado che nel 2010 parlava così del difensore nigeriano autore di una grande annata in Serbia, una delle migliori della sua carriera. Carriera europea inizia nell’estate del 1993 all’Auxerre, in Francia, dopo varie comparsate in diverse compagini nigeriane. In terra d’oltralpe il difensore nigeriano si imporrà come uno degli stopper più interessanti del campionato e in 4 stagioni collezionerà 100 presenze condite da 2 reti, aggiudicandosi l’incredibile campionato del 1995/96, unico titolo nazionale nella storia del Club, e 2 Coppe di Francia (1993/94 e 1995/96).
Nel giugno del 1997 viene acquistato dall’Inter per 6 Miliardi di Lire negli stessi giorni in cui si sta definendo il passaggio di Ronaldo “il fenomeno” in nerazzurro dal Barcellona. Con accanto campioni del calibro del brasiliano, di Ivan Zamorano, Youri Djorkaeff e Diego Simeone, West si aggiudicherà la Coppa Uefa 1997/98 e nello stesso anno sfiorerà la vittoria dello Scudetto in un incredibile testa a testa con la Juventus che anche a distanza di 20 anni non cessa di far discutere. In 2 stagioni e mezza alla Pinetina spiccherà per eccentricità del look (storiche le sue treccine gialle e blu quando indossava la casacca dell’Inter e verde fluo quando indossava la divisa della Nazionale nigeriana); tackle platealmente pericolosi (il suo intervento più famoso fu durante Inter-Fiorentina del Campionato di Serie A 1997/98 quando una sua entrata killer, in scivolata, sul russo Andrei Kanchelskis fece finire il calciatore viola all’interno delle panchine poste a lato della linea laterale procurando al malcapitato avversario un infortunio dal quale non si riprenderà mai compiutamente); fughe inspiegabili, come quella del 1999 quando per un mese non diede sue notizie perché tornato in Patria a sposarsi. Per tutto questo e per il suo crescente impeto religioso, che lo sta progressivamente trasformando da calciatore professionista e pastore pentecostale con predicazioni anche all’interno dello spogliatoio stesso, nel gennaio 2000 l’Inter decide di cederlo ed il calciatore, desideroso di rimanere a Milano per motivi personali, firma un contratto annuale con i cugini del Milan.

L’esperienza in rossonero sarà breve e con sole 4 apparizioni in campionato ed 1 rete segnata nell’ultima giornata del Campionato 1999/00 a San Siro contro l’Udinese fissando il risultato sul 4-1 finale. Nell’estate 2000 non viene confermato nella rosa del Milan e va in Inghilterra, nelle file del Derby County, dove in un calcio più fisico trova la sua dimensione giocando l’intera stagione da titolare. Non rinnoverà il contratto con i “Rams” a causa dei suoi impegni sacerdotali che lo portano spesso in Nigeria a predicare. Nel frattempo diventa capitano della Nazionale nigeriana finendo la sua carriera con la maglia verde del suo Paese nel 2005 con 42 presenze. Con le “Super Aquile” ha vinto l’oro alle Olimpiadi di Atlanta del 1996 facendo parte di quel gruppo eccezionale autore di una delle pagine più importanti e di successo nella storia dello sport africano,e perso la finale di Coppa d’Africa del 2000, oltre ad aver partecipato a 2 Coppe del Mondo nel 1998 e nel 2002.
Nell’inverno del 2001 ci riprova e firma per il Kaiserslautern, nella Bundesliga tedesca. Dopo appena 10 presenze, nell’aprile 2002, rescinde il suo contratto per “inconciliabili divergenze” con la società della Renania. Dopo la Coppa del Mondo nippo-coreana del 2002 fallisce un provino con il Manchester City a causa di un’evidente stato di forma pessimo. In questo stesso periodo la Signora West, sposata nel 1999, chiede il divorzio dal consorte in quanto il matrimonio non è mai stato consumato. 
Cercando uno stato di forma ottimale e continuando con il suo lavoro di evangelizzazione pentecostale, nel gennaio 2003 firma un contratto della durata di 18 mesi con il Partizan Belgrado. A, presunti, 29 anni West sotto la guida dell’ex leggenda Lothar Matthäus vive una seconda giovinezza aggiudicandosi il titolo di Campione nazionale della Serbia e Montenegro nella stagione 2002/03 e giocando la Champions League a cui il Partizan ha partecipato la stagione successiva raggiungendo un onorevolissimo terzo posto finale nel suo girone, dopo aver eliminato ai rigori i ben più quotati inglesi del Newcastle nell’ultimo turno preliminare.
Scaduto il contratto con il Club di Belgrado nell’agosto 2004 firma un contratto annuale per i qatarioti dell’Al-Arabi. Il passare degli anni e gli inevitabili infortuni gli fanno giocare solamente una manciata di partite. Le successive esperienze con Plymouth, di nuovo in Inghilterra, e Paykan, in Iran, saranno prive di soddisfazioni e la carriera di West termina, ufficialmente, nel febbraio 2008 dopo aver fallito in provino con la Xerez, allora nella seconda divisione spagnola.


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