Seguici su

Economia nel pallone

Calciomercato, la Fifa vuole eliminare i prestiti: le conseguenze in Serie A

Paratici Marotta Juventus

Rose più corte, squadre B e l’aumento dei ‘diritti di recompra’: analizziamo tutti i possibili scenari in “Economia del pallone”

Il calciomercato, negli ultimi anni, ha subito una crescita esponenziale sia nel numero di operazioni che nel costo delle stesse. Inoltre, intorno ad una singola compravendita, ci sono tanti soggetti in gioco (dal giocatore e le due società ai procuratori, passando per le Federazioni) e per questo motivo una regolamentazione chiara è sicuramente necessaria. La Fifa negli anni ha modificato quello che era il concetto del calciomercato anni ’80-90′, cercando di eliminare tutti quegli aspetti ‘oscuri’ che aleggiavano nelle sale d’hotel. Basti pensare che nelle ultime stagioni sono state abolite definitivamente le comproprietà, in voga soprattutto in Italia, e sono state messe al bando anche le Third Part Ownership, ossia quei proprietari terzi del cartellino di un calciatore che invece andavano (e vanno ancora) per la maggiore in Sud America. Adesso però sembra essere arrivata l’ora della fine per i prestiti, il che andrebbe a modificare drasticamente lo scenario del calcio internazionale e soprattutto italiano. Andiamo a vedere come in questa nuova puntata di “Economia nel pallone”.

Le motivazioni della proposta di abolizione dei prestiti

Se n’è parlato parecchio a Zurigo, in sede Uefa, della questione prestiti e non solo. La Fifa continua a non vederci chiaro e la regolamentazione attuale di questo strumento non soddisfa per nulla né l’attuale presidente Gianni Infantino, né il numero uno della Federazione Europea Aleksander Ceferin. Di recente, infatti, il dirigente sloveno aveva tuonato contro il sistema calciomercato, accusando una squadra italiana di avere addirittura 103 giocatori tesserati, molti dei quali in giro per il mondo. Il club in questione dovrebbe essere la Juventus, ma i bianconeri sono in ‘ottima’ compagnia con Atalanta e Udinese in prima fila, e in generale è tutto il movimento nazionale ad agire con lo stesso modus operandi: acquistare i giocatori soprattutto all’estero, rivenderli a titolo temporaneo per sistemare i bilanci attuali ed eventualmente, attuare anche una futura plusvalenza. Oppure, più probabilmente, continuare a girarli in prestito a club che spesso non li fanno nemmeno giocare. Quindi una serie di calciatori girovaghi che in realtà non arriveranno mai ad indossare la maglia del club di appartenenza.
E chi pensa che sia la solita abitudine tutta italiana, deve ricredersi: ad esempio anche Chelsea e Manchester City hanno più di una ventina di giocatori sotto contratto ma in prestito in altre squadre. La Fifa sembra dunque aver perso la pazienza contro questo strumento, che era nato con lo scopo completamente opposto: permettere ai club soprattutto di prima fascia di mandare i propri calciatori a ‘farsi le ossa’ in altri lidi, per poi riportarli alla base maturi e pronti per palcoscenici più importanti. Dunque, secondo France Football, si è pensato di imporre una severa regolamentazione o, addirittura, di eliminarli del tutto. Una eventualità discussa dal vicepresidente Uefa Montagliani, l’ECA (European Club Assosiation), la FifPro (Federazione dei calciatori) e anche alcuni ex calciatori di fama mondiale come Boban e Van Basten.

Quest’estate vedremo tutto un altro calciomercato?

In realtà la risposta è no. Infatti questa nuova regolamentazione, seppur rivoluzionaria, non verrà attuata immediatamente per svariati motivi. Innanzitutto deve essere nuovamente discussa, e poi eventualmente diventerà ‘legge’ soltanto da ottobre. Inoltre i contratti di prestito non saranno subito sciolti, ma verranno portati avanti fino alla loro naturale scadenza (come già capitato con le comproprietà, abolite nel 2014 e completamente al bando dal 30 giugno 2015). Certo è che qualcosa cambierà già da questa estate: l’aria che tira fa proprio pensare che l’era dei prestiti si avvii verso la fine. Lo ha fatto capire anche Giuseppe Marotta, amministratore delegato della Juventus, che si è detto “sinceramente preoccupato” per questa abolizione e che ha sottolineato al Corriere dello Sport come questa misura sia “un punto inevitabile nel giro di 2-3 anni”.

Come cambia lo scenario della Serie A e del calcio italiano

Qualcosa dovrà di certo cambiare. La totale abolizione andrebbe a penalizzare anche coloro i quali usano lo strumento moderatamente: un esempio ne è il Milan che ha ceduto in prestito soltanto 7 giocatori (due dei quali sono Bertolacci e Bacca). Se invece dovesse arrivare semplicemente una restrizione del numero dei prestiti, comunque per molti club bisognerà sfoltire la rosa dei giocatori tesserati. Oppure bisognerà trovare un metodo alternativo per poter valorizzare investimenti e giovani. Prendere ad esempio il modello spagnolo, così come da anni invoca lo stesso Marotta.
Infatti se in Spagna la mania dei prestiti non ha mai preso il largo è grazie e soprattutto alle squadre B che ogni club ha iscritte nelle categorie inferiori. Ad esempio, la seconda squadra del Barcellona gioca nella Segunda Division, l’equivalente della nostra Serie B, e da lì sono passati tutti i migliori giocatori (da Xavi a Messi, passando per Iniesta e Puyol) ma anche gli allenatori più vincenti come Guardiola e Luis Enrique, che hanno guidato la filiale prima di sbarcare al Camp Nou. È proprio grazie al tecnico in passato giocatore anche del Brescia che il Barcellona B ha avuto la sua massima notorietà: l’attuale allenatore del City, infatti, nel 2008/2009 fece il salto di qualità e con lui portò pilastri della sua rosa B come Sergio Busquets, Thiago Alcantara e Pedro, vincendo a fine anno il triplete.
L’introduzione delle seconde squadre sembra un passaggio inevitabile e fondamentale per il calcio italiano, e di conseguenza va rifondato tutto quello che è il calcio nelle categorie inferiori. A guadagnarne potrebbe essere anche la attuale Serie C e la Lega Pro che organizza il campionato, la quale spesso a fine anno si trova a dover far fronte a numerosi fallimenti. Così facendo si troverebbe alle spalle delle società di Serie A che garantirebbero più continuità e anche un campionato più avvincente e con giovani di belle speranze.

Come cambiano le trattative di calciomercato

La fine dei prestiti spiana la strada ad un altro tipo di trattativa, già ampiamente utilizzata sempre in Spagna: la cessione con diritto di riacquisto, o come lo chiamano gli iberici ‘diritto di recompra. Una struttura che ancora in Italia non esiste in termini regolamentari ma che è già stata sperimentata dalla Juventus sia in entrata che in uscita. Il caso più eclatante fu quello di Alvaro Morata, ricomprato a soli 30 milioni dal Real Madrid grazie alla clausola presente nel contratto del canterano, esploso definitivamente in maglia bianconera. Il giocatore in quel momento valeva ben di più, per questo per i blancos fu un vero affare dopo averlo venduto a 20 milioni. Insomma, un modo per evitare quei clamorosi abbagli presi dalle dirigenze che in fretta e furia vendono certi giocatori e poi si trovano a doverli ricomprare a peso d’oro (esempio Paul Pogba, lasciato andare a zero dal Manchester United e poi riacquistato per circa 120 milioni di euro).
Insomma, mai più casi eclatanti, grigi e che poco c’entrano con quel rettangolo verde che tanto ci fa battere il cuore. Mai più ‘Timothy Nocchi’, portiere 27enne della Juventus in prestito attualmente al Perugia, e che nella carriera ha indossato tutte le casacche possibili e immaginabili tranne quella bianconera. La sua storia da professionista infatti parte nel 2009/2010 e dice: Rosignano, Poggibonsi, Carrarese, Juve Stabia, Carpi, Padova, Spezia, Pro Vercelli (solo per il precampionato del 2015), ancora Carrarese, Tuttocuoio e infine appunto gli umbri. E sempre sotto l’ala protettiva della Vecchia Signora, sempre in prestito come ‘giovane di belle speranze’. Forse per Nocchi è giunta l’ora di diventare grande e abbandonare la casa base, a meno che non gli venga rinnovato il contratto in scadenza al 30 giugno 2018. A quel punto i casi sarebbero due: o Nocchi è il nuovo Gianluigi Buffon, oppure qualcuno sta cercando di sistemare i bilanci giocando con la carriera di questo ragazzo (e di tanti altri).
La situazione economica del Milan: l’incontro con l’Uefa è alle porte

Commenta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Annuncio pubblicitario
Annuncio pubblicitario

Di più in Economia nel pallone