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Economia nel pallone

Diritti TV Serie A, è guerra tra Mediapro e gli emittenti italiani: gli effetti dell’alleanza Sky-Mediaset

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Per la nuova puntata di “Economia nel Pallone” cerchiamo di  mettere luce sulla querelle tra il gruppo spagnolo e le televisioni nazionali

Mentre la Serie A versione 2017/2018 si avvia al suo termine, con tutti i discorsi ancora aperti sia nelle zone alte che in quelle calde della classifica, si inizia a lavorare per la nuova stagione. E l'argomento preponderante è quello dei diritti televisivi, che in fondo riguarda tutti noi appassionati al campionato più bello del mondo. Perché ormai da anni siamo abituati a seguire le partite comodamente sul divano, e mai come quest'anno vi è incertezza su chi ci permetterà di seguire le vicissitudini della nostra squadra del cuore per i prossimi tre anni. In questa nuova puntata di Economia nel Pallone rivediamo tutte le tappe di questa guerra a colpi di milioni, sgambetti e alleanze, cercando di capire quali saranno le prossime mosse delle parti in gioco.

In principio fu il deserto

Con la Lega Serie A che punta a guadagnare un miliardo di euro dalla vendita dei pacchetti messi all'asta, le prime aste sono un clamoroso flop. Mediaset addirittura rinuncia a partecipare a quella del giugno 2017, con tanto di esposto all'Antitrust contro il bando. Nel frattempo però Sky presenta un'offerta vicina alla base d'asta per il pacchetto A (8 squadre per il satellitare) e leggermente inferiore per quello D (gli altri 12 club, pacchetto comune a tutte le piattaforme), ma la Lega rifiuta e dichiara la partita ‘a monte'. Ciò scatena le ire di Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia, che accusa i rappresentanti della A di voler favorire il Biscione. Tra i tre si crea il tipico “stallo messicano” di Tarantiniana memoria e che si protrae fino a gennaio 2018.

Arriva Mediapro e fa banco

In questi 6 lunghi mesi di trattative, altre partite sono state chiuse: , che adesso possono trattare con le concorrenti Sky e Mediaset al rialzo, oppure al limite creare un proprio canale della Lega A. Ma l'Antitrust chiarifica: “Si a Mediapro come intermediario, ma non potrà fare il Canale Lega”. Il gruppo audiovisivo spagnolo, però, segretamente continua a covarlo come piano B.

Plot twist: quando i nemici diventano alleati

Se c'è una cosa che abbiamo capito dopo il 4 marzo, è che le alleanze possono arrivare da tutte le parti. Lo avrà recepito anche Pier Silvio Berlusconi che, dopo aver visto come il padre è riuscito a far votare la Alberti Casellati anche dai nemici pentastellati, avrà pensato che in questo mondo nulla è impossibile. E allora il 30 marzo arriva il colpo di scena che non ti aspetti: Sky e Mediaset raggiungono uno storico accordo commerciale, mettendosi alle spalle anni e anni di guerre (economicamente) sanguinose, di canali oscurati, di cause e diffide, di pubblicità bandite e pubblicità comparative illecite. Ma, così come il patto politico riguarda ‘solo' le presidenze di Camera e Senato, anche quello tra il colosso dell'informazione e il Biscione tratta al momento soltanto lo scambio di contenuti di cinema e serie tv. Alcuni canali Premium andranno ad arricchire l'offerta Sky senza costi aggiuntivi per gli abbonati (e quindi maggiori introiti commerciali, soprattutto pubblicitari, per casa Berlusconi). Contemporaneamente Mediaset, tramite il suo gruppo Ei Towers, cederà alcune frequenze alla TV satellitare di Zappia, che finalmente potrà avere anche un pacchetto per il digitale terrestre. Non solo, torneranno sul satellitare anche le reti free Rete 4, Canale 5 e Italia 1.

Motivi ed effetti dell'accordo: un colosso di intrattenimento senza precedenti

mediaset-sede-cologno-monzeseL'accordo da un lato serve a Sky per acquistare potere nei confronti di Mediapro e per arricchire sempre di più la sua offerta, già diventata imponente dopo l'intesa con Netflix. Inoltre se dovesse arrivare la fusione con Fox (che è soltanto un socio di minoranza di Sky plc, la società che gestisce il servizio Sky in tutto il mondo) e che di recente è passata nelle mani della Disney, si verrebbe a creare una piattaforma pay anche in Italia senza alcun precedente.
Dall'altro serve a Berlusconi per respingere gli assalti aggressivi di Vincent Bollorè al Biscione. L'azienda Vivendi, guidata appunto dall'imprenditore francese, sta tentando la scalata ai vertici di tutta Mediaset dopo aver in un certo modo sedotto e abbandonato la sola Premium. Non solo, Vivendi è a capo anche del gruppo Telecom e vorrebbe lanciare sempre di più TIM Vision. È evidente che il patto Sky-Mediaset rende il tutto più complicato: troppo forte il colosso da combattere, sia per quanto riguarda la tv a pagamento che quella free.

Il gelo di Mediapro e il rischio della ‘finta concorrenza'

Mediapro avrebbe dovuto presentare i pacchetti nella giornata di martedì, ma è stata completamente spiazzata dal patto Sky-Mediaset. Al momento il gruppo spagnolo non ha commentato (anche perché l'accordo in teoria non riguarda il calcio) ma è evidente quali siano le paure dell'intermediario. Infatti, in questo scenario, sembra chiara la ritirata dal mondo delle Pay TV del Biscione e la volontà di puntare solo sul free (e va in questa direzione anche l'introduzione del canale 20, inaugurato dalla sfortunata sfida della Juventus contro il Real Madrid), dato che Premium è nata in rosso e non è mai riuscita a segnare un'utile. Anzi, la conquista dei diritti Champions 2015-2018 è stata una vera e propria vittoria di Pirro, che di fatto ha scavato la fossa a Mediaset Premium.
Il rischio che corre Mediapro è che l'azienda di Cologno Monzese si sieda al tavolo dell'asta soltanto per ‘riscaldare la sedia‘, come si diceva una volta, e favorisca in tutto e per tutto Sky. Quest'ultima dunque può trattare al ribasso, essendo diventata l'unica piattaforma a pagamento presente sul mercato italiano, così come lo era alla sua nascita nel 2003 con la fusione di Stream TV e Tele+, ma che in questo caso potrebbe proporre anche un pacchetto sul digitale terrestre.

Le autorità per la garanzia osservano

In tutto questo vigila dall'alto l'Antitrust, che com'è da prassi in questi casi richiederà in via amichevole a Sky e Mediaset l'accordo firmato. Inoltre dovrà anche capire se davvero i due broadcaster non si ostacoleranno nel bando indetto da Mediapro, il che andrebbe contro le leggi che vietano le intese restrittive contro la libera concorrenza. Insomma, il potere acquisito da Sky è enorme e ha messo il gruppo spagnolo con le spalle al muro, che adesso ripensa al canale tematico dedicato alla Serie A con le frequenze da noleggiare proprio da Sky o da Premium, che dovranno trattare in maniera equa e non discriminatoria. E anche in questo caso, sul tutto vigileranno le due autorità per la garanzia, ossia AgCom e lo stesso Antitrust.

Ma allora, quale abbonamento?

tabellone-serie-A-palloneÈ presto per capire davvero cosa succederà: la partita è più lunga di quello che si potesse aspettare, grazie al gol del pareggio segnato in extremis da Sky e Mediaset che ha portato le parti ai ‘supplementari'. Adesso tocca a Mediapro reagire, se riuscirà a trovare le forze, e riportarsi in vantaggio. Oppure sarà il nuovo duo a cercare di mettere la parola fine a questa trattativa che va avanti ormai da quasi un anno.
Chissà quali tasti di quale telecomando premeremo dalla prossima Serie A 2018/2019 per seguire la nostra squadra del cuore. Solo una cosa è certa: sarà comunque il campionato più bello del mondo, checché se ne dica.
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