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Per vincere, ogni tanto, bisogna anche giocare

Mandzukic-Juventus-Sporting-Lisbona

Tra il mortifero rigore di Ronaldo a un secondo dalla semifinale di Champions League, il pari di Crotone e la sconfitta subita al minuto 90 di Juventus-Napoli, i bianconeri stanno vivendo quello che probabilmente è il momento più difficile della gestione Allegri. Nella tormenta di critiche che si stanno abbattendo contro i campioni d’Italia c’è il cinismo di chi da anni si vede sconfitto e attende al varco la caduta dei giganti. In parte. Dall’altra, invece, nascondere la testa sotto la sabbia dei “gufi” non aiuta ad analizzare le situazioni con serenità. Perché è evidente: un problema c’è e va affrontato.
Quella del tecnico toscano – “È stata una partita brutta” – è un’analisi veritiera quanto parziale. Afferma che lo “spettacolo” dello Stadium non è stato “spettacolo“, ma soprassiede (volutamente?) sulla spiegazione. O sul colpevole, magari per non costituirsi.
La Juventus di Allegri, negli anni, è diventata letale, spietata e vincente. Questo soprattutto con il lavoro sull’avversario, spesso costretto a non poter organizzare il proprio gioco, trovandosi anteposto un calcio estremamente contenitivo e soffocante. Con il dislivello tecnico tra la Juve e almeno 15-16 delle altre 19 di Serie A, se non ci si espone ma si attende l’avversario, è praticamente impossibile subire gol. Soprattutto se la fase difensiva è anche curata con dovizia e meticolosità sia nella preparazione tattica che nella scelta degli uomini. Benatia, per dirne una, non ha difensivamente niente da invidiare a Bonucci, la cui partenza sembrava potesse rappresentare un vuoto incolmabile. Per lo stesso dislivello, sfiancando e svilendo l’avversario dal punto di vista tattico, non è mai troppo difficile trovare, nell’arco dei 90′ minuti, le occasioni per colpire e fare propria la preda, con i Dybala e Higuain di turno.
Ieri, allo Stadium, la partita è stata brutta perché Allegri ha voluto che fosse brutta. Rinunciando completamente a giocare a calcio e badando praticamente solo a rendere innocuo il gioco del Napoli. Zero tiri in porta, per la prima volta da quando i bianconeri giocano allo Stadium. La missione “0-0” era praticamente anche stata portata a termine, perché il gol di Koulibaly arriva su azione da fermo al 90′, non su manovra. Ma arriva anche a ribadire un concetto che forse il pluriennale dominio incontrastato ha fatto sì che la Juventus dimenticasse. Per vincere, ogni tanto, bisogna anche giocare.

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