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Buffon: "Alla fine del 2004 avevo perso la gioia di vivere, pensavo di morire"

buffon portiere juventus

L'ormai ex numero uno della Juventus Gianluigi Buffon, ha parlato del momento più buio della sua vita: la crisi di depressione vissuta tra il 2004 e il 2005

Anche se è stato ed è ancora, con l'imminente trasferimento al PSG, uno dei più grandi portieri della storia, anche l'ex numero uno della Juventus Gianluigi Buffon ha attraversato dei momenti brutti nel corso della sua vita. Uno su tutti la crisi di depressione avuta tra la fine del 2004 e l'inizio del 2005. Proprio del suo momento più difficile, ha parlato lo stesso Buffon, in un pezzo del libro “Demoni” pubblicato da La Stampa.
Dichiarazioni pesanti quelle rilasciate dall'ex capitano bianconero, che in quel periodo era proprio in rampa di lancio: “Nessuno si accorgeva di niente e questo mi faceva sentire ancora più solo. Il cuore batteva a mille, il respiro diventava sempre più affannoso, pensavo di morire, pur sapendo che non sarebbe accaduto. Avevo perso la gioia di vivere, non davo più sollecitazioni al mio cervello per sottrarlo alla fissazione in cui era caduto. Quello stato di me così arrendevole, che non conoscevo, mi accompagnava nel baratro di mille domande. Cosa sta accadendo? Perché proprio a me? Ma non sono bello, ricco e famoso?”.
La prima scossa per la ripresa è stata una partita contro la Reggina: “Non potrò mai scordare una sfida di campionato contro la Reggina, in casa. Prima della partita, durante la fase di riscaldamento, mi è venuto un fortissimo attacco di panico. Ero in campo ma feci affidamento sul mio orgoglio, sul mio amore per il lavoro e decisi di non mollare. Mi sono detto: ‘Se molli adesso lo farai ogni volta che sarai in difficoltà'. Rimasi in campo e feci una parata dopo pochi minuti, su Cozza. Vincemmo la partita per 1-0 e per me quella parata ha rappresentato una scossa clamorosa, ha funzionato da elettroshock“.
Grande importanza ha però avuto anche un quadro: “Un giorno andai alla Galleria d'Arte di Torino e mi innamorai di un quadro di Chagall, ‘La Passeggiata'. Pensai che le piccole cose potevano darmi una mano e che potevo ritrovare la gioia di vivere. Tornai il giorno dopo a rivedere il quadro. Ci vuole pazienza, non è che il male possa sparire dall'oggi al domani, come dall'oggi al domani non è venuto“.


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