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Juventus, Douglas Costa: "Polemiche post Inter? Sono abituato. Sì al VAR in Champions"

L'ala brasiliana rivela anche alcuni aneddoti della sua vita e parla anche degli allenatori avuti in carriera. Infine, un pensiero alla finale di Coppa Italia col Milan

Arrivato la scorsa estate dal Bayern Monaco, Douglas Costa ammette di non essere riuscito a esprimersi durante i primi tempi in Serie A, per poi fare sfracelli nella seconda parte del campionato. Forza e unione sono i segreti della Juventus e nell'intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport parla anche di Allegri, Ancelotti e Guardiola. Dichiarazioni anche sul VAR e sulla partita con l'Inter.
Sul suo arrivo in Italia: “Nei primi mesi non sono riuscito a esprimermi sui soliti livelli. La verità è che ho sempre preteso molto da me stesso, e continuo a farlo. La cosa più bella è che mi reputino all'altezza della Juve: anche da piccolino non c'è mai stato un coetaneo più veloce di me“.
Sulle parole post Real-Juventus: “Dopo l'uscita dalla Champions ho detto che venire alla Juve è stata la scelta migliore fatta in vita mia e lo ribadisco. Quando esci da un doppio confronto così, dopo aver perso a Torino e fatto una rimonta pazzesca al Bernabeu, non puoi che essere orgoglioso di far parte di un gruppo di campioni del genere, indipendentemente da come è finita“.
Sul VAR: “Dovrebbe essere in tutti i campionati e siccome la Champions è la competizione più importante del mondo a maggior ragione dovrebbero curare di più questi dettagli, indipendentemente da chi ne beneficia o no.
Sulle polemiche post Inter-Juventus: “Io sorpreso? Sono abituato, perché le stesse cose succedono anche in Brasile, dove si va avanti a discutere per giorni e giorni. Io preferisco star lontano dalle polemiche. Se sei un tifoso è un conto, ma un calciatore deve ragionare in altro modo: l'arbitro è un essere umano che può commettere degli errori, se io protesto o mi lamento il risultato non cambia. L'unica cosa su cui devo concentrarmi è il campo“.
Sulla stagione: “Questo è stato un anno particolare con molti alti e bassi. Se la Juve diventerà campione sarà perché siamo un gruppo molto compatto e impermeabile, che non fa uscire niente e non si lascia influenzare da ciò che succede all'esterno. Ecco, oltre alla forza della squadra, il nostro segreto“.
Sugli allenatori che hanno accompagnato la sua carriera: “Lucescu mi prese a 19 anni e mi ha insegnato a comportarmi da uomo anche in campo, il rispetto verso i compagni e a essere più determinante in attacco. Guardiola ha scommesso su di me: mi ha comprato dallo Shakhtar quando in tanti mi volevano, ma il mio cartellino costava troppo. È il tecnico che più di tutti ha cambiato il mio stile, mi ha convinto che potevo diventare tra i giocatori più importanti del mondo. Con Ancelotti ho lavorato pochi mesi, perché l'anno del suo arrivo ho avuto molti infortuni e quando sono tornato a disposizione lui aveva già la sua squadra. Mi è comunque bastato poco per capire che è un allenatore di carattere. Grazie ad Allegri ho capito l'importanza degli esterni nella fase difensiva. Mi sta trasformando in un giocatore migliore, perché solo unendo tecnica e tattica posso diventare un giocatore ancora più importante“.
Sulla parte difensiva: “La mia evoluzione dal punto di vista difensivo è stata fondamentale perché io possa avere un ruolo chiave anche in Nazionale: abbiamo tanti giocatori che attaccano e il mio nuovo modo di giocare è molto utile all'equilibrio della squadra“.
Sui compagni di squadra: “Dopo il gol all'Inter sono andato ad abbracciare Dybala perché mi ha accolto come se mi conoscesse da sempre; assieme ad Alex Sandro mi ha aiutato nell'inserimento e soprattutto mi ha convinto che avevo le qualità per poter stare in questo gruppo e nel vostro campionato. Anche con Higuain ho un ottimo rapporto“.
E mercoledì c'è la finale di Coppa Italia col Milan: “Chi mi fa più paura dei rossoneri? Bonucci e Donnarumma, che è un ottimo portiere, ma il mio preferito è Suso: ho una predilezione per i giocatori offensivi. Sarà una grande finale, che vogliamo vincere“.
Infine, alcuni aneddoti: “Il calcio è una passione che mi hanno trasmesso mio padre e mio nonno, ex calciatori amatoriali. Mio padre era un'ala come me e mi ha insegnato lo stile di vita sano: infatti, non bevo né fumo. Anche il Futsal ha influito tanto. Sono entrato nel Gremio molto presto, a 12 anni; la mattina mi allenavo, ma il pomeriggio quando potevo andavo a giocare a Futsal con una squadretta vicino casa. Tatuaggi? Ne ho 13, magari diventano 14 con lo scudetto“.

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? Pillola di Fanta

La crescita di questo giocatore è stata impressionante. Come ha ammesso lui stesso, all'inizio ha fatto un po' di difficoltà, ma soprattutto nelle ultime giornate stiamo ammirando la sua forza, velocità e potenza: un gol e due assist nel girone d'andata, 3 reti e ben 7 assist nelle restanti 16 partite. Il tutto a fronte di una sola ammonizione come malus. IMPRESSIONANTE


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