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Economia nel pallone

Serie A, le multe sono salate: la Roma la più indisciplinata. Così la Lega riutilizza le sanzioni

Tifosi-Curva-Roma

Quest'anno la Lega ha raccolto più di 800 mila euro dalle multe. Ecco le sanzioni comminate alle società, ma anche come viene speso il fondo in questa puntata di “Economia nel pallone”

Al termine di un campionato così entusiasmante, è ormai giunta l'ora di fare i conti. Sia in termini sportivi, con le società che già iniziano a prendere i primi provvedimenti (vedasi l'arrivo di “.

La Roma è la società più multata

Al primo posto dei ‘cattivi' si piazza la squadra Capitolina, che ha dovuto versare nelle casse della Lega 120.500 euro, di cui 114 mila per colpa di una tifoseria calda. Ma è anche la squadra che ha raccolto la multa più particolare: infatti, al termine di un tesissimo Roma-Lazio, valido per la tredicesima giornata di campionato e finito 2-1 per i giallorossi, la società è stata multata di 2.500 euro in quanto oggettivamente responsabile del ritardo della rimessa in gioco del pallone da parte dei raccattapalle. Ed è l'unica società in questa stagione ad aver ricevuto una sanzione per colpa dei ragazzi disposti al di là dei cartelloni pubblicitari. In generale però son stati tenuti, soprattutto in curva, atteggiamenti da stigmatizzare e di elevata gravità.
Le altre, per fortuna, non riescono a tenere il passo della squadra di Di Francesco e si fermano sotto i 100mila: al secondo posto c'è infatti il Napoli con 94.500 euro, con un distacco di ben 26mila euro (lo scarto più ampio tra due posizioni consecutive in tutta la classifica), mentre terzo l'Hellas Verona con 91.500 euro. Due tifoserie sicuramente molto calde – e anche molto distanti tra di loro – la cui passione per i colori troppe volte sfocia in episodi da stigmatizzare e punire.
Tra le big si segnala il poker Inter, Lazio, Juventus e Milan collocate in ordine tra il sesto e il nono posto. E in questa classifica di demerito dove festeggia chi totalizza meno punti – un po' come nel golf – stravince l'Udinese che si piazza ultima con soli 2.500 euro lottando con Sassuolo e Chievo, rispettivamente penultima con 3.000 euro e terzultima con 5.000 euro. Non possiamo che lodare l'atteggiamento dei tifosi bianconeri che, nonostante una stagione tribolata come mai negli ultimi anni, hanno tenuto le contestazioni – poche, a dir il vero – all'interno dei canoni civili.

La classifica delle multe

  1. Roma – 120.500 €
  2. Napoli – 94.500 €
  3. Hellas Verona – 91.500 €
  4. Crotone – 74.500 €
  5. Atalanta – 70.000 €
  6. Inter – 67.000 €
  7. Lazio – 58.000 €
  8. Juventus – 37.500 €
  9. Milan – 27.500 €
  10. Fiorentina – 26.500 €
  11. Sampdoria – 24.000 €
  12. Cagliari – 20.500 €
  13. Genoa – 20.000 €
  14. Torino – 19.500 €
  15. Benevento – 16.500 €
  16. Bologna – 15.000 €
  17. Spal – 14.000 €
  18. Chievo – 5.000 €
  19. Sassuolo – 3.500 €
  20. Udinese – 2.500 €

I soliti cori beceri

Sembra quasi inutile sottolinearlo, e forse come dicono in molti non andrebbe dato spazio a certi imbecilli, ma fa rabbia vedere quante multe siano arrivate alle società per cori razzisti e discriminatori. Ancor di più, se si vuole, se sono di matrice territoriale e contro un unico popolo. Infatti sono tanti i club puniti dal Giudice Sportivo a causa di inni contro i napoletani.
Ultima della lista la Sampdoria, che ha ricevuto una sanzione di 20.000 euro durante la penultima giornata contro il Napoli: i cori dei tifosi – è giusto chiamarli così? – hanno costretto l'arbitro a sospendere la partita e Ferrero ad andare a placare la curva. I blucerchiati sono in buona compagnia: anche Inter e Roma sono state multate per lo stesso motivo nei match giocati contro l'ex squadra di Sarri (15.000 euro ai nerazzurri e 20.000 ai giallorossi).
La multa più alta è stata però pagata dall'Hellas Verona alla prima giornata di campionato: i gialloblu hanno ricevuto una sanzione di 30.000 euro in quanto, si legge nel comunicato, l'80% della Curva intonava cori di matrice territoriale in vari momenti del match e inveiva particolarmente contro un giocatore, ossia Lorenzo Insigne.
Sempre la squadra scaligera si è resa protagonista di un altro spiacevole momento durante l'ultima giornata del girone d'andata contro la Juventus, quando sono partiti dei cori razzisti nei confronti di Blaise Matuidi. Il presidente Setti ha dovuto versare 20.000 € nelle casse della Lega in questo caso.

Violenza, armi e i controlli che non ci sono

E dando una rapida occhiata ai comunicati del Giudice Sportivo, ci si rende conto della preoccupante situazione sicurezza all'interno degli stadi. Ad esempio, non si riesce a tenere il conto di quante multe abbiano ricevuto Napoli e Roma a causa di lanci di bengala e petardi sia indirizzati contro le curve avversarie, sia in campo. Ma le due società non sono affatto le uniche, anzi: infatti le multe più pesanti e gravi, in questo senso, sono state comminate a Crotone e Atalanta per due tragedie per fortuna soltanto sfiorate.
I calabresi hanno dovuto pagare una multa di 20.000 euro in quanto durante il match contro il Benevento (sfida finita 3-2 per i sanniti), un petardo ha quasi sfiorato il portiere campano Puggioni. A causa dello scoppio però, l'ex Sampdoria è rimasto comunque stordito e l'arbitro Rocchi è stato costretto ad interrompere il match per una manciata di minuti. Episodio simile all'Atleti Azzurri d'Italia nel match Atalanta-Spal, dove un petardo ha colpito un fotografo a bordocampo, ferendolo in maniera lieve. Anche la squadra bergamasca è stata multata per 20 mila euro.

Le multe e il calcio negli oratori: un'idea che ci piace

Dal 2013 la Lega Serie A ha deciso di destinare una parte significativa delle multe comminate dal giudice sportivo in favore della “Junior Tim Cup – il calcio negli oratori”, un torneo di calcio a sette Under 14 realizzato dall'organo in collaborazione con la Tim appunto e con il CSI (Centro Sportivo Italiano). Questa manifestazione coinvolge circa 2000 squadre oratoriane e realtà parrocchiali, riportando in auge il vecchio spirito del calcio e dei calciatori che nascevano, appunto, nei campetti degli oratori. Una realtà che cerca di riproporre ai più giovani i veri valori dello sport, soprattutto dal punto di vista aggregativo, e mira soprattutto a formare l'uomo del domani prima ancora che il giocatore.
I fondi non vengono utilizzati soltanto a scopo organizzativo: in questi anni, infatti, grazie anche alle multe la Junior Tim Cup è riuscita a costruire vari campi parrocchiali in ogni zona d'Italia. Bellissimo ad esempio quello regalato al quartiere Brancaccio di Palermo nel dicembre del 2015 e inaugurato dal taglio del nastro di Franco Vazquez. Precedentemente avevano già avuto questo dono anche città come Napoli, Genoa e Cagliari.
Insomma, una nobile causa alimentata dagli istinti animali dell'uomo, così come sottolineato con una battuta da don Mario Mori, oratore e sostenitore della competizione, nel 2015 durante un incontro. “Non pensate che ci siamo inventati la campagna ‘regala una bestemmia per il fondo oratori', anzi”. 

Quella volta in cui l'Assemblea salvò il Parma con le multe

Le multe una volta venivano ridistribuiti tra le società. Da un po' di anni a questa parte però vengono messi da parte per essere utilizzate o per finalità solidaristiche – come la già citata Junior Tim Cup, per la quale c'è una percentuale fissa annua – oppure in casi di necessità. E così è avvenuto ad esempio nel marzo del 2015, quando il Parma era sull'orlo del fallimento e rischiava di non finire il campionato. Un danno d'immagine enorme per la Lega, che avrebbe visto sparire una partecipante e quindi mandare all'aria un intero campionato.
In una concitata e animata assemblea, i club decisero di ‘mettere una toppa' fino alla fine del campionato e di accompagnare il Parma al fallimento. Il piano studiato fu quello di destinare i soldi in avanzo delle multe comminate alle società negli anni (all'incirca 5 milioni di euro) al curatore fallimentare della società ducale. Non tutti furono d'accordo: Roma e Sassuolo decisero di astenersi in entrambe le votazioni, il Cesena votò sempre contro. Il Napoli, invece, dopo una prima astensione decise di schierarsi con i romagnoli mentre la Juventus, inizialmente disposta ad ascoltare le proposte, votò contro durante il secondo turno perché non d'accordo con la modalità.
Effettivamente alla fine del campionato il Parma fallì e fu costretto a ripartire dalla Serie D. Ma com'è andata negli anni a venire lo sappiamo ed è storia di pochi giorni fa che i crociati, con una – traguardo mai raggiunto prima nella storia del calcio italiano. Chissà che i tifosi ducali, rileggendo questa brutta vicenda che sembra così lontana ma che in realtà è distante solamente tre anni, non possano essere ancora più orgogliosi di quello che è stato fatto da Lucarelli e compagni.


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