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C'era una volta

C'era una volta… Alessandro Lucarelli, simbolo della rinascita del Parma

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Capitano e record man di presenze nella storia del Parma che ha seguito fino alla Serie D per poi riportarlo fino in Serie A. Si ritira a 41 anni il simbolo della rinascita ducale

“Ho preso in mano molte volte un microfono in questi anni. In campo, davanti a un tribunale, a Collecchio, in ritiro. Questo prato con di fronte i miei compagni, la mia società e tutti voi tifosi è il posto migliore per farlo”. Così è iniziato il discorso di Alessandro Lucarelli, capitano del Parma, nel corso dei festeggiamenti allo stadio Ennio Tardini per la conquista della Serie A. Poche parole che spiegano molto delle 10 stagioni trascorse dal difensore livornese in Emilia: Serie B diventata subito Serie A, il fallimento con il baratro della Serie D, la Lega Pro, la Serie B e di nuovo la Serie A. Tutto di un fiato. Tutto vissuto a petto in fuori e con la testa alta, alla maniera di Alessandro Lucarelli. Il Parma come una famiglia, con il fratello Cristiano in campo prima ed il figlio Matteo – oggi – tesserato nella formazione Primavera. Nel nome di una splendida continuità che trascende il campo.
Come noi nessuno mAi” recitava la maglietta celebrativa indossata mentre – microfono alla mano e riflettori puntati su di lui – snocciolava il suo discorso davanti ad un Tardini in religioso silenzio: “Di sicuro non lascerò questa squadra, questa società, questi tifosi. Continuerò comunque a far parte del Parma, vedremo poi in che veste”.

“Come te nessuno mai” gli gridavano i tifosi e così sarà, perché mai più nessuno indosserà la maglia numero “6” del Parma. Quel numero che si è tatuato sul braccio sinistro insieme alla fascia da capitano, indossata per 10 anni. Vissuti con l’orgoglio di chi sta facendo la cosa giusta. Perché 10 anni e 350 presenze dopo – record man “all time” di presenza in biancoscudato, avendo superato le 310 di Ermes Polli che duravano dal 1969 – Alessandro ha deciso di dire basta. Il suo obiettivo è ormai stato raggiunto, riportare Parma e il Parma dove gli compete.

Le giovanili nel Piacenza e l’esordio in Serie A

Classe 1977, difensore centrale mancino molto coraggioso e abile nel gioco aereo nonostante l’altezza non elevatissima, pur essendo nato e cresciuto a Livorno sarà il Piacenza a notarlo facendolo crescere nel suo settore giovanile fino ad aggregarlo definitivamente alla prima squadra nell’estate 1995. Spedito a Leffe – nell’allora Serie C2 – nella stagione 1997/98 a farsi le ossa, collezionerà 29 presenze tornando a Piacenza finalmente pronto per l’esordio in Serie A. Ciò avverrà il 13 settembre 1998 in Piacenza-Lazio 1-1, da allora saranno 100 le presenze in quattro stagioni, tre in Serie A e una in Serie B, con la maglia dei biancorossi.

Inizia il giro d’Italia: Palermo, Brescia, Fiorentina e Livorno

Nell’estate del 2002 viene ceduto in Serie B al Palermo. In Sicilia giocherà 30 partite tra campionato e Coppa Italia, sfiorando la promozione in Serie A con il quinto posto finale dei rosanero. Nella stagione seguente passa al Brescia per rimpolpare la rosa in vista della Coppa Intertoto estiva: le partite disputate contro i rumeni del Gloria Bistrita e gli spagnoli del Villareal rappresenteranno le sue uniche presenze in campo internazionale. Dopo l’eliminazione contro gli spagnoli viene nuovamente ceduto in Serie B, alla Fiorentina senza riuscire ad esordire nella massima Serie con la maglia delle “rondinelle”. Scenderà in campo 31 volte con la maglia viola conquistando la prima promozione della sua carriera dopo lo spareggio contro il Perugia di fine stagione
La stagione 2004/05 la giocherà in Serie A, a Livorno – squadra della sua città e soprattutto del suo cuore – che dopo ben 55 anni ritrova il massimo palcoscenico calcistico nazionale. Sarà, inoltre, la prima volta dei fratelli Lucarelli nella stessa squadra: Cristiano, il maggiore dei due, bomber implacabile che ha trascinato in Serie A i labronici a suon di gol e simbolo per eccellenza della “livornesità”; e Alessandro, difensore centrale che a 27 anni cerca di crearsi un’identità definita scrollandosi di dosso l’etichetta di fratello raccomandato. “Nemo propheta in patria” dicevano gli antichi e infatti, nonostante le 27 presenze in campionato, i primi gol in carriera in Serie A (saranno ben 4 in quella stagione, niente male per un difensore) ed il sorprendente ottavo posto finale, il Livorno decide di non confermarlo per la stagione seguente e lo cede alla Reggina.

Il miracolo in riva allo Stretto e la stagione sotto la Lanterna rossoblu

L’11 settembre 2005, nel match contro la Sampdoria, esordisce con la maglia amaranto della Reggina. Sin da subito il feeling con la società e i tifosi sembra ottimo e per la prima volta in carriera Alessandro pensa di mettere radici in una città per più di una stagione. Il livello delle prestazioni aumenta e diventa un titolare fisso della retroguardia dei calabresi. Addirittura con la cessione di Francesco Cozza al Siena diventa capitano della squadra. La prima stagione in riva allo Stretto si chiuderà con una tranquilla salvezza.
La seconda stagione in Calabria inizia malissimo:dopo il processo di Calciopoli la Reggina viene condannata a 15 punti di penalizzazione da scontare nella stagione 2006/07 per responsabilità oggettiva e l’allora presidente Lillo Foti sarà squalificato per 2 anni e 6 mesi. La salvezza sembra quantomai proibitiva ma la squadra – grazie ai gol della coppia di attaccanti più prolifica del campionato Bianchi (18 gol quella stagione) e Nicola Amoruso (17 reti), all’ottima tenuta difensiva capitanata da Lucarelli e allo sconto di 4 punti di penalizzazione che porta la squadra di mister Mazzarri a lottare da -11 punti – riesce nel miracolo e con il 2-0 dell’ultima giornata nella bolgia del Granillo contro il Milan si salva.
Dopo due stagioni condite da 67 presenze e 4 reti, a malincuore, Lucarelli lascia la Reggina per accasarsi al Genoa. Qui collezionerà 29 presenze segnando un gol, ma sarà solo il passaggio prima di iniziare il suo personale idillio con la maglia del Parma.

Il decennio ducale

Il 25 luglio 2008 lo acquista il Parma – appena retrocesso in Serie B – che a 31 anni lo riunisce per la seconda volta con il fratello Cristiano ma anche stavolta il ricongiungimento sarà effimero in quanto dopo essere stato messo addirittura fuori rosa, Cristiano verrà ceduto nuovamente al Livorno. A fine stagione sarà subito Serie A. Titolare inamovibile di tutte le stagioni seguenti, guiderà la difesa a salvezze tranquille e diventerà capitano della squadra dalla stagione 2014/15 dopo l’addio di Stefano Morrone. 
Proprio in quella stagione i problemi societari vengono prepotentemente a galla e alla fine di un’annata portata a termine a stento, il Parma calcio viene dichiarato fallito con conseguente svincolo automatico di tutti i tesserati. Il 27 luglio 2015 viene fondata la Società Sportiva Dilettantistica Parma Calcio che ripartirà dalla Serie D e Alessandro Lucarelli sarà ancora il capitano dei ducali. Passare dal calcare i campi di Milano, Roma o  Torino a quelli di San Mauro Pascoli, Lentignone e Valdagno non è facile – soprattutto a 38 anni – maLucarelli non si dà vinto e con 40 presenze condite da 2 gol porta il Parma a vincere il suo girone di Serie D. Rimarrà anche in Lega Pro, capitanando una squadra che dopo un campionato lungo e sofferto sconfiggerà nella finalissima dell’Artemio Franchi di Firenze l’Alessandria guadagnando la promozione in Serie B tra l’entusiasmo generale di una piazza che ora sente veramente l’odore del calcio che conta.
Svincolato a fine stagione, decide – a 40 anni – di firmare per un altro anno perché “il suo compito qui non è ancora finito e non avrà pace finché non rivedrà questi colori in Serie A” . L’impresa mai riuscita prima nella storia del calcio italiano di conquistare tre promozioni consecutive si avvera il 18 maggio 2018 con la vittoria per 2-0 a La Spezia che permette al Parma di scavalcare il Frosinone al secondo posto in classifica e di conquistare la promozione diretta in Serie A. Lucarelli nell’ultima stagione della sua carriera metterà a referto 4 gol frutto di 32 presenze, sempre con la fascia da capitano intorno al braccio sinistro. Il resto è storia di questi giorni: la festa, la fine di un incubo, la soddisfazione di aver messo tutto al proprio posto, di aver compiuto la propria missione e le parole di addio di un capitano che veramente non ha abbandonato la nave. Anzi, l’ha fatta risorgere più forte di prima: “Credetemi, lo dico con un magone immenso e con il cuore che urla: sono orgoglioso di aver fatto parte della vostra storia. Di essere stato Capitano di questa grande squadra. Di aver vestito questa splendida maglia. Di essere stato Alessandro Lucarelli. Uno di voi”.
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Fonte foto: facebook.com/parmacalcio1913

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