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Serie B

Dai gol a Inter e Juventus alla promozione con il Cosenza, Loviso: “Posso ancora dare tanto”

Massimo-Loviso-Cosenza

Il centrocampista rossoblu si racconta in esclusiva alla redazione di Calcio d’Angolo: i gol in Serie A, poi le categorie minori e infine la promozione in B col Cosenza. Senza dimenticare i mondiali di Russia

Campione di umiltà dentro e fuori dal campo, piedi buoni e capacità di cambiare le partite da solo. Massimo Loviso ha le caratteristiche tipiche del leader silenzioso. Il centrocampista classe 1984 vanta una carriera di tutto rispetto tra le categorie più importanti in Italia, dalla Serie A con Bologna e Livorno, alla Serie C, campionato appena coronato con la promozione in B attraverso la lotteria dei playoff con il Cosenza, compagine che non centrava questo traguardo da ben 15 anni.
La redazione di Calcio d’angolo lo ha incontrato in esclusiva e lui si è raccontato a 360°, dando anche un suo parere sulla stagione di Serie A appena trascorsa e sul mondiale in corso in Russia.
Sugli obiettivi prefissati e poi raggiunti al momento della firma col Cosenza:Quando mi ha chiamato il direttore e abbiamo fatto la presentazione della squadra, l’obiettivo dichiarato era quello di fare uno step in più rispetto alle ultime stagioni. Volevamo giocarcela con le grandi squadre come Lecce e Catania per raggiungere la promozione in Serie B, direttamente o tramite i playoff. Di certo non ci aspettavamo di fare solo due punti nelle prime sei partite di campionato: è stato un inizio molto tosto, sotto tutti i punti di vista. A maggior ragione l’aver raggiunto questo traguardo è qualcosa di fantastico.
A Pescara, in occasione della finale, ho vissuto emozioni uniche e fantastiche, in una cornice da brividi. Vedere tante persone felici in uno stadio aperto alle 21 per la festa, il giorno dopo, è stato davvero indescrivibile”.
Sull’importanza del gruppo artefice della promozione e del quale è diventato uno dei leader: “Era necessario, prima di tutto, costruire un vero gruppo, una vera squadra. Tante volte ci siamo guardati in faccia e ci siamo ricordati a vicenda che era necessario lavorare tanto per raggiungere il nostro obiettivo, che era uno e basta. Personalmente mi sono trovato bene con tutti e mi hanno accolto come si deve: con Tutino avevamo giocato sia insieme che contro, con Mungo e Pascali ci eravamo affrontati in passato. Abbiamo creato un gruppo nuovo prima di tutto di uomini veri, poi di giocatori.
Se non mi fossi trovato bene sarei andato via già a gennaio. Ma non mi piace lasciare le cose a metà, e mi auguravo e sapevo in fondo che avremmo potuto raggiungere la Serie B. Per come sono fatto caratterialmente e anche per il ruolo che ricopro ci tengo al concetto di gruppo sano e formato da uomini. Mister Braglia ha sempre avuto stima nei miei confronti per tutti questi motivi, ed è una cosa che mi inorgoglisce. Non importa quanto giochi il singolo, ma che il gruppo rimanga amalgamato e ci sia stima reciproca, per raggiungere l’obiettivo prefissato”.
Sui trascorsi in Serie A tra la sua Bologna e il Livorno: “Il primo gol l’ho fatto in rossoblu, contro il Messina, su calcio di punizione. È qualcosa di fantastico e unico segnare con la squadra della tua città nel tuo primo anno da professionista. Nel 2007/2008, poi, ho segnato anche contro Inter e Juventus nella stessa stagione: lì è stato davvero il coronamento del sogno di giocare a calcio. È stupendo riuscire a realizzare i sogni che si hanno sin da bambino. E auguro a tutti di poterlo fare, ma questo non solo per chi vuole giocare a calcio, ma anche per qualsiasi altra professione.
Cosenza è la dodicesima città che giro in carriera, quindi gioco già da un po’ e posso dire che finché avrò passione e forza voglio dare il massimo per la mia squadra. Se mi sento realizzato per la carriera vissuta? Mi sento molto fortunato ad aver giocato a certi livelli fino a pochi anni fa. Sono abituato a prendermi le mie responsabilità, non cerco alibi e qualcosa avrò sbagliato anch’io per non aver fatto ‘di più’. Ma mai dire mai, sono sempre in tempo per poter dare ancora molto, già dall’anno prossimo, di nuovo in Serie B col Cosenza”.
Sulla sua specialità, i calci da fermo (a Gubbio, in Serie C, 12 gol in una stagione, 11 dei quali segnati così): “Dico sempre che madre natura mi ha dato un gran dono che col tempo ho affinato e messo a disposizione delle squadre in cui ho giocato. E vivere momenti come il calcio d’angolo che ha propiziato il gol che ci ha portati in finale playoff col Cosenza è stata un‘apoteosi, ed è una di quelle cose che ti dà ancora più stimoli a continuare. Vedere amici, tifosi, compagni e addetti ai lavori gioire per quello che faccio è qualcosa di impagabile”.

Massimo-Loviso-Cosenza

foto: Andrea Rosito


Sul campionato di Serie A appena finito e sul fantacalcio: chi si è confermato al top, chi è stato un flop e chi è stata una sorpresa per la stagione appena conclusa? “In passato ho giocato al fantacalcio ma adesso mi limito a partecipare alle aste con gli amici e a dare qualche consiglio. Come conferma dico Juventus. Da quando è arrivato Conte, che ha portato una piccola rivoluzione, mi ha sempre affascinato. Per come affrontano le partite e per come ci credono fino all’ultimo, per non parlare poi della gestione societaria. Secondo me sono ancora a un livello superiore in Italia. Sentire Pjanic che dopo soli due giorni dal suo arrivo in bianconero dice di aver capito perché vincono sempre ti fa capire che tipo di realtà si vive lì.
Come sorpresa dico Spal, è incredibile quello che hanno fatto quest’anno. Come delusione nessuno, ma dispiacere sì, per il Crotone. Ho giocato lì e ho ancora degli amici. So come ci tengono e come fanno calcio, ed è un peccato vederli di nuovo in Serie B. Gli auguro ogni bene”.
Chiosa finale sui mondiali, dall’assenza dell’Italia a un pronostico personale: “Non pensavo che nella mia vita avrei visto un mondiale senza la nostra nazionale, la cosa che mi rattrista. Seguirò comunque Russia 2018 e vorrei che l’Argentina arrivasse in fondo, magari con un esito diverso rispetto alle ultime volte”.

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