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Economia nel pallone

Mondiali, che giro d'affari intorno a Russia 2018. Organizzazione record, ma gli sprechi sono elevati

mondiali russia 2018

Putin ha replicato gli investimenti di quattro anni fa per le Olimpiadi invernali. Il problema sarà la gestione delle strutture: ve ne parliamo in questa puntata di Economia nel pallone

La Coppa del Mondo quest’anno è partita con il botto: le sorprese non sono mancate sia in campo, con i risultati di Brasile, Germania e Argentina a far strappare milioni di schedine, sia fuori con le tantissime controversie in giro per tutti i ritiri russi. Ed è proprio la Russia la protagonista principale di un mondiale che, seppur non veda impegnata l’Italia, sta appassionando tutti noi amanti del calcio. Un’edizione senza precedenti soprattutto in termini economici e di infrastrutture, che va ad affiancarsi alla faraonica organizzazione brasiliana di quattro anni fa e precede quella qatariota. Ve ne parliamo in questa nuova puntata di “Economia nel pallone“.
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Il costo del mondiale in Russia: stime difficilmente calcolabili

La Russia non è particolarmente nota per la sua trasparenza e la sua limpidezza. Infatti è sempre difficile andare ad indagare sui conti del governo guidato da Vladimir Putin. Le stime iniziali presentate alla FIFA parlavano di una spesa intorno ai 6-7 miliardi di euro, che poi sarebbero stati coperti dagli ingressi tra biglietti, merchandising, sponsorizzazioni e crescita del turismo. Ma come si sa difficilmente i progetti iniziali vengono rispettati, tant’è che come riporta Il Fatto Quotidiano il presidentissimo ha staccato a pochi giorni dall’inizio della kermesse un ennesimo assegno da 600 milioni di euro per coprire delle spese imprevedibili – e nemmeno troppo giustificate. Il giornale diretto da Marco Travaglio parla di un costo intorno agli 11 miliardi, che lo rendono il secondo mondiale più caro di sempre. Si discostano un po’ le stime de Il Sole 24 ore, che parla di 14.2 miliardi di euro, mentre Calcio e Finanza si ferma a poco più di 9 miliardi. Soldi investiti soprattutto dal governo centrale, mentre una percentuale minore – tra il 20 e il 30% – è arrivata dalle aziende private (che, ça va sans dire, sono gestite comunque dal Cremlino come è abitudine russa).
Inarrivabile da questo punto di vista – e per fortuna – Brasile 2014, che è costato sui 15 miliardi di euro. Spese che hanno fatto il paio con i 12 miliardi spesi per le Olimpiadi di Rio del 2016, per quelle che sono risultate essere due pietre tombali per lo stato verdeoro che si è ritrovato ancora più impoverito. E non bisogna dimenticare che anche la Russia ha organizzato le Olimpiadi invernali soltanto 4 anni fa a Sochi e che son passate alla storia come l’evento più caro di sempre – tra i 40 e i 50 miliardi di euro. Certo, la Russia non vive le enormi difficoltà dello stato sudamericano – ma non sta nemmeno così bene come ci raccontano. Però è evidente che questa potrebbe essere una mazzata grossa all’economia interna. Ma questo rientra nel piano di riabilitazione dell’immagine russa nella cultura mondiale da parte di Putin. Uno stato che effettivamente in questi giorni ci viene raccontato come una perla.

I ricavi per la FIFA del mondiale in Russia: in crescita rispetto al Brasile

Dalla FIFA si è sempre detto di una Russia pronta per un successo incredibile. E guardando il tornaconto della federcalcio mondiale, Infantino e soci non hanno torto: le stime dei ricavi per l’organo internazionale si attestano infatti intorno ai 6,1 miliardi di euro soprattutto grazie agli incassi dei diritti TV, in crescita ovunque – tranne naturalmente in Italia, complice la non partecipazione degli azzurri. Tanto che sono state approvate modifiche anche per i premi per le squadre: 8,2 milioni di euro se li assicurano tutte le nazionali, mentre la vincitrice oltre alla coppa porterà a casa anche 32,7 milioni. In Brasile, comunque, i ricavi si fermarono a 4.8 miliardi di euro e fecero cadere in depressione il governo.

La Russia punta tutto sul turismo

Per la Russia invece ci si aspetta un ritorno economico sia grazie al numero dei biglietti strappati – praticamente tutte le sfide sono sold out – che per quanto riguarda l’incremento del turismo. Ma il caso Brasile in realtà sembra non aver fatto scuola: gli ingressi dei visitatori nello stato non hanno minimamente coperto le enormi spese. C’è però da sottolineare ancora una volta che la federazione russa è ben diversa da quella sudamericana: sul PIL nazionale l’effetto del mondiale ha già fatto segnare un +1% dal 2013 ad oggi secondo Forbes. Però questo non può bastare a giustificare le spese e quindi ci si augura un effetto positivo. In questi primi giorni, in realtà, non si è visto un significativo incremento del turismo, ma per le cifre finali bisognerà aspettare la fine del mondiale.

Il caso dello Krestovsky Stadium di San Pietroburgo

Lo stadio più costoso di sempre. E no, non è il Luzniki di Mosca, ossia l’impianto che ospiterà anche la finale di questa edizione del torneo. Stiamo parlando dello Stadio San Pietroburgo, conosciuto anche come il Krestovsky come l’isolotto su cui sorge, e che ospiterà la finale del terzo e quarto posto. Secondo il progetto iniziale, lo stadio della ex Leningrado doveva costare intorno ai 7 miliardi di rubli, ossia circa 100 milioni di euro. Una cifra accettabile, anche bassa, se non fosse che nulla è andato secondo i piani: tra una controversia e l’altra, il prezzo finale è stato intorno agli 1.1 miliardi di dollari secondo le stime di Forbes. Uno ‘scandalo’, come detto anche dal primo ministro Medvedev.
E un caso eclatante è stato eretto a simbolo di questo spreco: nel 2007 furono acquistati i 63.000 sedili da montare sugli spalti. Questi sono stati tenuti prima in un magazzino, poi a quanto pare sono stati spostati in cantiere. Solo nel 2013 però, la Uefa ha stabilito che i seggiolini non fossero a norma e che dovessero essere sostituiti. Ciò nonostante sono stati comunque montati e tutt’ora sono lì. Non solo, anche la FIFA ha dato un ulteriore stop all’impianto contestandone la stabilità. E il San Pietroburgo è un esempio dei tani soldi spesi – forse non benissimo – per realizzare gli impianti: il totale per la costruzione di stadi e infrastrutture di collegamento si aggira intorno ai 5 miliardi. E per la gestione?

La gestione degli impianti: Putin paga per tutti

La domanda è: chi si accollerà la gestione e la manutenzione delle infrastrutture sfarzose costruite per questo mondiale? E la risposta non è così banale. O meglio, lo stato pensava che lo fosse: inizialmente dovevano essere gli enti regionali e locali a farsi carico del controllo degli stadi. I governatori hanno risposto picche, chiedendo allo Zar di Ghiaccio di pensarci. Ma era tutto più che preventivabile: ad esempio a Volgograd – ex Stalingrado – è stato costruito uno stadio da 43 mila posti con un costo che sarà tutt’altro che basso. Ma la prima e unica squadra che vi gioca è il Rotor, che milita in Serie B russa e che non ospita più di 5-10 mila persone a partita. E ancora: il Nizhny Novgorod Stadium è una bellissima struttura di 44mila seggiolini che verrà utilizzato dall’Olimpiec, anch’essa in seconda categoria. Allora Putin, pur di evitare il fallimento degli enti pubblici, ha deciso di sostenere il 90% delle spese di questi impianti fino al 2023.

Un mondiale d’oro

È chiaro dunque che il Presidente della Repubblica ha scelto di fare all in su questo mondiale e quindi è disposto a far di tutto per mantenere in piedi l’immagine sfarzosa e felice che sta proiettando in tutto il pianeta. Che sia tutto fumo e niente arrosto non è dato sapersi – o forse si, ma va al di là dello scopo di questo articolo – però una cosa è certa: il giro di affari che c’è intorno alla kermesse in Russia è spaventoso e conferma ancora una volta come la Coppa del Mondo sia alla pari delle Olimpiadi, ma ancora lontana dal Super Bowl. Cifre che ci confermano, se ce ne fosse davvero di bisogno, come sia un peccato incredibile non esserci.
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