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Economia nel pallone

Milan, chi è Rocco Commisso: l’uomo da 4 miliardi che vuole rilevare i rossoneri

Rocco Commisso

Imprenditore originario della Calabria, uomo delle telecomunicazioni a stelle e strisce: tutto quello che c’è da sapere in questa nuova puntata di “Economia nel Pallone”

È giunta la notizia della partenza di Yonghong Li, presidente e proprietario del Milan, in direzione New York. Obiettivo l’incontro con Rocco Commisso, candidato numero uno alla rilevazione della quota maggioritaria della società rossonera. Trattativa molto complessa: da una parte il cinese che oltre alla cancellazione del debito vorrebbe una quota cash e non vorrebbe essere coinvolto in futuri aumenti di capitale, dall’altra l’italoamericano che non è disposto a scendere a tali compromessi e ha presentato un’offerta da più di 500 milioni di dollari – 380 per il debito di Li e 150 per gestione immediata e calciomercato – dalla quale non intende muoversi. Stallo totale che solo un incontro faccia a faccia può sbloccare. Ma conosciamo meglio l’imprenditore e tutto quello che c’è da sapere su di lui e le sue aziende in questa nuova puntata di “Economia nel pallone”.

Living the American Dream: emigrato, calciatore, imprenditore

Rocco Commisso nasce in Italia, più precisamente a Marina di Gioiosa Ionica, provincia di Reggio Calabria, il 25 novembre del 1949. Resterà nel Bel Paese fino all’età di 12 anni, quando con la famiglia emigra come tanti altri a cercare fortuna negli Stati Uniti, ma tanto basterà per apprendere l’arte del pallone giocando con palloni di spugna e stracci su disastrati campi in cemento ed esportarla in terra straniera. Inizia a giocare a calcio sin da subito e nel 1972 fa addirittura il provino per la nazionale olimpica statunitense ma viene scartato perché, a detta di Forbes, si presenta allo stage fuori forma. La passione per il calcio però resterà per sempre, per lui che come tanti ragazzi del sud si appassiona alle gesta di Sivori e compagni, e non può che tifare Juventus.

Inizia la sua carriera lavorativa invece nel settore farmaceutico, prima di laurearsi alla Columbia e iniziare a lavorare per l’attuale J.P. Morgan, per poi spostarsi a lavorare nella Bank of Canada. Dopo però trova la sua strada ed entra finalmente nelle telecomunicazioni, dove farà strada fino a riunire insieme 20 società di piccole televisioni per fondare la Mediacom nel 1995, di cui è attualmente CEO e che è attualmente la quinta compagnia più grande del cablato statunitense. Nel 2017 riabbraccia la sua passione più grande e acquista la New York Cosmos, squadra in cui ha militato tra gli altri Pelè, reinserita in Mls – che come ogni lega degli sport statunitensi, non prevede retrocessioni ma iscrizioni – dopo essere uscita di scena nel 2016.

La tv alle piccole comunità: di cosa si occupa Rocco Commisso

Chi crede che sia un uomo alla Murdoch, dovrà ricredersi: la tv via cavo che ha inventato Rocco Commisso è stata pensata per le comunità più piccole e quindi per essere accessibile a tutti e per arrivare anche nei posti più sperduti di quell’enorme territorio degli Stati Uniti – infatti arriva a servire ben 22 stati. Dunque non un impero coloniale internazionale, anzi possibilmente nei grandi centri urbani nessuno è abbonato alla Mediacom Communications Corporation, che non offre solo tv ma anche internet e linea telefonica. Conta all’incirca qualcosa come 1.4 milioni di clienti, circa tanti quanti sono quelli di Mediaset Premium per fare un paragone. Non numeri eccezionali, ma tanto bastano per avere un patrimonio stimato di 4 miliardi di dollari secondo Forbes.

Certo è che stia soffrendo la globalizzazione di certi marchi che riescono a offrire i suoi prezzi, o anche meno: l’ingresso nel settore di piattaforme come Netflix, Amazon Video e Hulu, che non offrono la tv via cavo ma che ne sostituiscono le funzioni tramite lo streaming, hanno finito per schiacciare molte aziende delle telecomunicazioni – anche Sky, ad esempio, si è dovuta arrendere e stipulare un accordo con Netflix e dopo cedere alla Disney. La società di Commisso dunque ha perso il 38% degli abbonati e ha un debito di 2,7 miliardi di dollari, il triplo di quello che è il patrimonio netto. Evidentemente non un buon segno, ma è inevitabile in un settore così competitivo. Debiti dalle quali è anche rientrato in minima parte – circa 240 milioni di dollari –  e che non hanno minato la liquidità di Mediacom, intorno ai 264,4 milioni. Anche perché le due gambe che compongono l’azienda, Mediacom Broadband e Mediacom Llc, sono registrate nel Delaware dove non esistono le tasse statali. Dunque hanno un fatturato di 1,87 miliardi e un utile di 287,6 milioni di dollari.

Un self-made: Rocco Commisso e quel paragone con Berlusconi

Nella scala da 1 (ricco ereditario che non fa nulla) a 10 (uomo nato povero e che è riuscito a creare una fortuna) dei self-made man stilata da Forbes, cioè coloro che si sono fatti da soli, Commisso ottiene il massimo del punteggio. Ha lavorato per 40 ore a settimana per pagarsi gli studi, e si è laureato solo quando gli è stata concessa la borsa di studio alla Columbia. Sempre il periodico più importante nel settore economico statunitense gli ha dedicato un articolo dal titolo “New Billionaire: How A Poor Immigrant Scored A $4.3 Billion Fortune In Cable” (ossia nuovi miliardari, come un povero immigrato ha fatto segnare una fortuna di 4,3 miliardi nel cablato) che lo descrive in maniera un po’ pacchiana e stereotipata, come la tipica figura del parvenu, scocciato dalla presenza dell’intervistatore ma tremendamente fiero di ogni sua conquista. Un uomo che si è arricchito sfruttando un settore con poca concorrenza e indebitato – quello delle piccole telecomunicazioni – portandolo al lustro.

E non può non saltare alla mente quel pesante paragone con Silvio Berlusconi, che ha iniziato vendendo aspirapolveri porta a porta ed è finito per creare un patrimonio da 6,8 miliardi di dollari nel settore prima dell’edilizia ma poi dei media, creando un vero e proprio impero in Italia e tenendo in pungo tutto il settore delle comunicazioni tricolore. Anch’egli da sempre appassionato al gioco del calcio, tanto da acquistare alla fine il Milan. Con una piccola differenza: il presidente acquistò i rossoneri in crisi ma quando il settore delle televisioni era pronto all’esplosione grazie alla liberalizzazione della privatizzazione. Adesso la storia si ripete, ma le telecomunicazioni vivono un momento di enorme difficoltà.

Può permettersi un Milan che costa quanto meno 100 milioni di dollari l’anno? Una cosa è sicura: almeno ha delle società davvero esistenti, che è già un enorme passo avanti per i tifosi rossoneri.

Leggi anche: “Le trattative di calciomercato che hanno fatto la storia. Da Lentini a Neymar”

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