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Russia 2018, la rivoluzione “normalizzatrice” di Dalic. E la Croazia ha già vinto il suo Mondiale

Grandi meriti del miracolo della nazionale balcanica vanno al suo ct, che è stato capace di superare le situazioni più difficili con grande tranquillità

Il più grande successo della Croazia in questo Mondiale, ancor più dell’aver raggiunto una storica finale, è di aver fatto passare quest’impresa come normale. Ben pochi sono sembrati veramente sorpresi dall’incredibile percorso dei ragazzi del ct Dalic, mentre tanti hanno addirittura rimproverato loro di non aver archiviato nei 90 minuti pratiche ostiche come Danimarca e Russia. Ma probabilmente proprio questo serviva alla selezione balcanica: abbandonare l’imprevedibilità e i sensazionalismi e abbracciare, per una volta, la normalità.

La storia del calcio croato – e di quello slavo più in generale – era sempre stata costellata di grandissimi giocatori, estrosi e illuminanti con le loro qualità tecniche, ma limitati da una scarsa propensione alla continuità e al gioco di squadra. Un handicap che portava regolarmente le varie rappresentative a toppare nei momenti cruciali. E proprio in questo va riconosciuto il più grande merito di Dalic: aver consolidato uno spogliatoio ed aver creato un’idea di gioco sicuramente meno spettacolare, ma decisamente più solida e affidabile. Una rivoluzione “normalizzatrice” non tanto nel modulo quanto nell’atteggiamento, che trova le sue espressioni più alte nell’instancabile ripiegamento di Perisic sulla fascia sinistra, nelle rincorse di Modric sul portatore di palla avversario e nel ruolo di “gregario offensivo” di Rebic.

Grazie a questa nuova identità, la Croazia ha saputo superare momenti decisamente difficili. A partire dalla situazione in cui il suo tecnico è subentrato, nell’ottobre 2017: la nazionale balcanica veniva da una campagna di qualificazione ai Mondiali deludente, nonostante il girone piuttosto semplice. Il secondo posto nel raggruppamento aveva costretto i croati al playoff contro la Grecia. La guida di Dalic ha permesso di superare agevolmente l’ostacolo – tutt’altro che banale, e noi lo sappiamo bene – e raggiungere la fase finale della competizione iridata. Qui, però, i problemi si sono rivelati tutt’altro che conclusi. Il ct si è però dimostrato abile nel gestire i complicati casi di Kalinic, Vida e Vukojevic. Ancora una volta la gestione del tecnico è stata magistrale. Nessuna paura di rimandare a casa chi poteva turbare la spedizione in terra russa, senza far scoppiare clamorosi polveroni e tenendo le polemiche lontane dall’ambiente.

 

 

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