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Fantameteore verso Inter-Milan: Amantino Mancini, ma che mi combini?

L’incredibile parabola discendente del fantasioso esterno carioca, devastante alla Roma e logorante a Milano. Per la gioia di chi ci aveva puntato al fantacalcio

Ci sono alcuni misteri che, probabilmente, non troveranno mai risposta. Per esempio, che cosa c’è dopo la morte? Che fine hanno fatto le navi scomparse nel Triangolo delle Bermuda? Ma soprattutto, cosa è successo ad Amantino Mancini in quei 476 chilometri in linea d’aria che separano Roma e Milano? Proprio l’esterno brasiliano sarà il protagonista di questa terza puntata di Fantameteore verso il derby, la rubrica che cerca di ripercorrere le storie di giocatori che hanno deluso sia all’Inter che al Milan. E magari di riportarvi alla mente qualche poco felice ricordo dei vostri peggiori errori al fantacalcio.

Il tacco di Dio parla brasiliano

Facciamo più di un passo indietro e ritorniamo al gennaio 2003. La Roma non ha intenzione di rinnovare il contratto a Cafù, ritenuto ormai finito. Per uno strano scherzo del destino, il Pendolino si trasferirà poi proprio al Milan, smentendo in grande stile i mugugni su di lui. Tornando a noi, i giallorossi hanno bisogno di un nuovo terzino destro e lo trovano in Brasile. Baldini rimane impressionato da un tal Alessandro Faioli Amantino, detto poi Mancini, e lo porta a Trigoria. Il talento c’è tutto, ma va svezzato: il giovane carioca viene girato in prestito al Venezia, in Serie B. Qui trova poco spazio: il suo estro risulta incompreso in un calcio che mira più al concreto che alla bellezza. Poco male: a giugno Mancini rientra a Roma, dove Capello ci mette pochissimo ad innamorarsi di lui. La prima stagione in giallorosso è incantevole: si regala un posto da titolare ed entra nella storia grazie ad un pregevole gol nel derby contro la Lazio. Sono gli anni del “Tacco di Dio“, riportando fedelmente le parole del telecronista tifoso Carlo Zampa.

Quando nel 2005 Capello passa alla Juventus, cercherà di portarsi dietro a tutti i costi Amantino. Sarà il nuovo tecnico della Roma Luciano Spalletti ad opporsi alla cessione, per poi reinventarlo esterno alto. Per la gioia di tutti i fantallenatori: nella sua nuova posizione, Mancini segna 28 gol in 3 anni, diventando uno dei top al fantacalcio nel listone dei centrocampisti. Il brasiliano si regala altri capolavori come quello contro il Lione in Champions League e sembra essere destinato ad un decollo certo.

Inter: quel maledetto cambio di modulo

Nel 2008, però, Amantino abbandona Roma per trasferirsi a Milano, sponda nerazzurra. Sono gli anni in cui l’Inter fa incetta di trofei, lasciando solo le briciole agli avversari. I tifosi della Beneamata conoscono già fin troppo bene il brasiliano, che in giallorosso aveva segnato ben 5 volte contro la loro squadra del cuore. Proprio per questo, si aspettano grandi cose da lui. L’avvio effettivamente promette bene: si sblocca subito all’esordio europeo contro il Panathinaikos. Nonostante l’ottimo minutaggio raccolto nelle prime partite, comincia a essere evidente che Mancini non sia più lo stesso. Pochi spunti e pochissima fantasia carioca, quella che gli aveva permesso di affermarsi. A novembre il bottino in termini di bonus è ancora fermo a un assist, mentre contestualmente Mourinho capisce che il 4-3-3 non serve all’Inter. È l’inizio della fine per Amantino: lo Special One svolta con il 4-3-1-2 e per il brasiliano inizia un’interminabile serie di panchine e di tribune. Che proseguiranno anche nella stagione successiva, lo storico 2009-10 impresso nella memoria di ogni interista.

Milan: da Amantino a lamantino

Voi direte: beh, comunque Mancini ha messo un bel triplete in bacheca, pur senza giocare mai. Sbagliato: Amantino non coglie i primi segnali della storia che sta per essere scritto e a gennaio 2010 sceglie di trasferirsi in prestito. All’Inter non pare vero di potersi liberare del brasiliano, e accetta di cederlo a titolo gratuito ai cugini del Milan. Sono gli anni del cimitero di elefanti rossonero: Galliani cerca in tutta Europa figurine dal passato glorioso da aggiungere in rosa, e con alcuni ci prende pure. Leonardo e Ronaldinho animano Milanello a ritmo di samba, vuoi che Mancini non riprenda tutto il colore carioca ormai perduta? Tanti fantallenatori ci cascano e nell’asta di riparazione buttano qualche credito su di lui. Il problema è che ad Amantino, ormai, la samba non piace più così tanto: preferisce di gran lunga gli echi della movida milanese. Il suo peso ne risente, tanto che, al posto di Tacco di Dio, viene malignamente soprannominato Lamantino. Che, per chi non lo sapesse, è un mammifero acquatico grosso, sgraziato e sostanzialmente innocuo. Un po’ come l’appesantito Mancini. La sua indimenticabile esperienza milanista si chiude con un bello zero alla casella bonus. Appena meglio la voce presenze, con 7 caps in maglia rossonera.

Saudade, forse un po’ troppa

Il buon Amantino torna nuovamente all’Inter, dove riesce a raccogliere anche due presenze prima di essere cacciato a gennaio, stavolta a titolo definitivo. Cede alla nostalgia di casa e ritorna all’Atletico Mineiro, dove aveva esordito. Qui, però, si segnala più per il feeling con l’alcol e la vita notturna che non con il gol. Il declino è rapido e verticale: nel giro di pochissimi anni sprofonda nei campionati minori e si ritira nel 2016, a trentasei anni. Alle sue spalle una caterva di rimpianti e sentimenti contrastanti nei fantallenatori che hanno creduto in lui fino alla fine.

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