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Milan, Maldini: “Mi ha voluto Leonardo. Istanbul? Il momento peggiore”

Milan, Maldini: “Mi ha voluto Leonardo. Istanbul? Il momento peggiore”

Il direttore dello sviluppo strategico rossonero ha parlato al Festival dello Sport di Trento: da Sacchi a Capello, da Ancelotti a Gattuso, dalla Champions League al derby

Il Milan ha cominciato un nuovo ciclo. Il mercato si è fatto sentire, ma la “novità” principale è arrivata in società: sono infatti tornati Leonardo e Maldini che, insieme a Gattuso allenatore, vogliono riportare il Diavolo dove merita. “Quest'estate mi ha chiamato Leonardo dicendomi di esser stato contattato. In poco ci siamo messi d'accordo ed abbiamo deciso di dividerci l'area sportiva. Arrivare in periodo di mercato è stato duro, io preferisco parlare con allenatore e giocatori. Non abbiamo tanto tempo, ma cerchiamo di ridare gli stimoli del passato fissando obiettivi importanti: noi vogliamo tornare competitivi in Europa. Siamo convinti di poterci qualificare in Champions League. La vicinanza della società per la squadra è molto importante – esordisce Paolo Maldini durante il Festival dello Sport a Trento, che poi continua – Al rientro abbiamo il derby, che sta tornando ai suoi livelli. Entrambe le squadre puntano in alto. Vogliamo rimanere attaccati alle prime quattro in classifica, ancora ci manca la gestione nei momenti critici della partita. Teniamo molto anche all'Europa League. Non l'abbiamo mai vinta e vogliamo fare bene, ti dà stimoli importanti; inoltre, garantisce l'accesso diretto alla Champions. Paqueta? Il mercato ora è chiuso, ma ha talento. Non è ancora formato al 100%, ma è un ragazzo che può far sognare i tifosi“.

L'ex capitano rossonero passa poi a descrivere la sua avventura con questa maglia, partendo dalle origini. “Da piccolo ero innamorato della palla, è lo strumento indispensabile per questo sport. La storia della mia famiglia è legata a quella del Milan dagli anni '50. Quando sono nato mio padre aveva già smesso di giocare, ma tutti mi hanno parlato di lui: all'inizio sapevo di portare un'eredità pesante, ma poi questo mi ha solo stimolato ulteriormente. Io sono soddisfatto della mia carriera qui, sono stato fortunato anche a raggiungere tanti record e riconoscimenti personali. La maglia numero 3? Sono contento che l'abbiano ritirata. L'importante è mantenere sempre rispetto ed educazione sia dentro che fuori dal campo: è quello che cerco di insegnare ai miei figli – spiega Maldini, che poi continua – Il calcio deve seguire una linea precisa. Non è che adesso ci sono meno talenti, è che magari non sono del tutto espressi. Il sistema non aiuta: manca una via di mezzo. Il calcio sta cambiando, ma la passione fa ancora la differenza. Io ho avuto la fortuna di vivere tante emozioni: non pensavo che sarei arrivato fin qui. Berlusconi? Un visionario. Diceva che saremmo diventati i puoi forti al mondo e noi non ci credevamo, ma alla fine ha avuto ragione lui. Insieme a Galliani sono sicuro che riusciranno a portare il Monza in Serie A. Il loro ritorno mi ha sorpreso, ma tiferò per loro. Addio a San Siro? Ricordo bene quel giorno, il pubblico fischiava ma non si sa bene per cosa: io sono a posto con la coscienza. Italia? Nel 2006 l'ho rifiutata ed hanno vinto il Mondiale: forse era destino. Vorrei rigiocare contro la Corea del Sud nel 2002: non mi sono mai arrabbiato con gli arbitri, ma quella volta era impossibile non farlo“.

Il direttore dello sviluppo strategico rossonero si sofferma quindi a parlare dei suoi più grandi allenatori. “Sacchi era un rivoluzionario, le sue idee furono fondamentali. Lo stress lo ha consumato, ma i suoi principi rimarranno per sempre. Diverso da lui era Capello, un grande allenatore ma non così pressante. Chi mi ha davvero insegnato a giocare però fu Liedholm. Il ciclo più bello lo abbiamo avuto con Ancelotti, ex compagno e amico. Quando lui divenne allenatore io avevo un'età che mi permetteva di comprendere le cose e godermele. Credo che vincerà tanto anche a Napoli. Ora invece c'è Gattuso, che ha grande personalità. Rino è cresciuto tantissimo, e sta cercando di dare la mentalità giusta alla squadra. Non è più solo grinta, ma anche tecnica e tattica: sa gestire i giocatori e la società, ha la nostra totale fiducia. Istanbul? Il momento peggiore della mia carriera insieme alla sconfitta con l'Italia in finale nel 1994 contro il Brasile ai rigori. Il calcio ti dà e ti toglie, ma bisogna saper accettare il risultato. Siamo riusciti a superare anche questo episodio, raggiungendo infatti l'8^ finale di Champions due anni dopo. In certi casi le emozioni non puoi controllarle, vai e giochi – spiega Maldini, che infine conclude – Messi o Ronaldo? Senza nulla togliere a Cristiano, dico Leo. Il più forte giocatore degli ultimi 15 anni secondo me. Mi ricorda Maradona“.

Pillola di Fanta

Paolo Maldini è la storia del Milan, maglia con cui ha vinto davvero tutto. L'ex capitano rossonero ha totalizzato in carriera con il Diavolo – fra tutte le competizioni – 901 presenze, 33 gol e 11 assist. LEGGENDA


Matteo Zinani

Nome: Matteo. Cognome: Zinani. Classe: poca. Passione: sport. Calciatore di Serie A mancato, voglio essere il tuo punto di riferimento in termini di calcio e fantacalcio. Questo perché amo lo sport in ogni sua sfaccettatura: lo vivo e lo pratico da sempre.

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