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Tra trionfi, fallimenti e cassanate: l’oscillante carriera di Antonio Cassano

Da “Peter Pan” a “Fantantonio”, passando per “El Gordito”: tutti gli alti e i bassi della carriera di un talento indomabilmente cristallino

Dopo un lungo tira e molla durato due lunghi anni di inattività, Antonio Cassano ha comunicato ieri d'esser pronto ad appendere gli scarpini al chiodo una volta per tutte. Il recente passato, fatto di ripensamenti e grosse ‘sparate', ha probabilmente oscurato nella memoria collettiva quanto di calcisticamente buono fatto invece in carriera da uno dei talenti italiani più cristallini degli ultimi anni.

Peter Pan

Il soprannome fiabesco gli viene attribuito quando in realtà adulto non lo è ancora. Cassano esordisce in Serie A con il suo Bari nel 1999 non ancora maggiorenne e già alla seconda presenza realizza la più iconica delle sue reti, consacrata da un controllo da fuoriclasse puro con il tacco che lo ha portato poi a dribblare due avversari e non dar scampo al portiere dell'Inter, malcapitato avversario dei pugliesi.

Fuori dal campo, però, Peter Pan non vuol proprio crescere. Abbandonato molto piccolo dal padre e vissuto in un quartiere di Bari vecchia nel quale è inevitabilmente entrato presto in contatto con un mondo molto complicato, il ragazzo si mostra subito tanto impulsivo e spontaneo da risultare sconsiderato. I due anni in biancorosso lo introducono al grande calcio e lo pongono su un piedistallo, ma già a quei tempi il suo carattere si dimostra difficile da contenere.

La prima “cassanata” di un certo rilievo risale al marzo del 2001 quando, saputo che sarebbe finito in panchina per una gara con l'U21 di Gentile, il giovane attaccante sale sulla sua macchina e abbandona il ritiro degli azzurrini. Sarà perdonato, reintegrato e tutelato nella speranza vana di una maturazione che stenterà ad arrivare.

El Pibe de Bari

Dopo due anni trascorsi nel club della sua città, Cassano viene acquistato dalla Roma appena laureatasi campione d'Italia nell'estate del 2001 per quasi 30 milioni di euro (fu una delle ultime operazioni pagate in lire). Nella prima stagione vive un po' all'ombra di campioni del calibro di Totti, Batistuta e Montella, poi pian piano la sua importanza nella rosa giallorossa cresce e con essa la grande sintonia in campo quando è in coppia col suo capitano. Le prestazioni straordinarie gli valgono nel 2003 la prima convocazione con la Nazionale maggiore, poi nel 2004 la convocazione agli Europei di Portogallo. La rete segnata alla Bulgaria nell'ultima partita del girone è vanificata dal biscotto tra Svezia e Danimarca, ma le lacrime che solcano il viso dell'attaccante al termine di quella gara sono finalmente un gesto che gli valgono, al contrario delle sue solite cassanate, la benevolenza dell'intero pubblico italiano.

Nonostante alla Roma vinca solo una Supercoppa italiana, nella capitale realizza 52 reti in quattro stagioni e mezzo: da nessun altra parte riuscirà ad eguagliare questo numero. Cassano mostra di volersi dimostrare diverso e ci riesce tanto in campo quanto fuori; solo che fuori lo fa nel modo sbagliato, proseguendo sulla stessa strada già solcata in passato. Nel 2003 si fa espellere per proteste dall'arbitro Rosetti in una finale di Coppa Italia contro il Milan e, non soddisfatto, rivolge al direttore di gara il gesto delle corna. Sarà graziato con sole due giornate di squalifica. Nel Roma-Juventus 4-0 passato alla storia per la mimica provocatoria di Totti in direzione di Tudor, l'allora numero 18 giallorosso esulta per una rete spezzando a calci una bandierina. È eloquente la reazione dell'arbitro Collina che, quasi come un padre, gli chiede spiegazioni di tale comportamento mentre è costretto a sventolare nell'aria il cartellino giallo. Tanti dei litigi avuti da Cassano in quegli anni sono testimoniati dall'autobiografia di Totti uscita recentemente, e la chiusura di questo rapporto non rende giustizia a quegli anni di calcio-spettacolo: l'attaccante va via dopo l'ennesima discussione senza salutare nessuno dello spogliatoio, in direzione Madrid.

El Gordito

La presentazione di Cassano al Real Madrid viene ricordata più per la stramba pelliccia indossata dal barese e i suoi chili di troppo ( da cui il soprannome, “El Gordo” fu Ronaldo) che per l'importanza calcistica dell'evento. Nei due anni in Liga il fantasista in effetti gioca e incide ben poco all'interno di una squadra fatta solo di fenomeni con cui nel frattempo conquista una Liga. Non aiuta di sicuro il rapporto con il tecnico Capello, avuto già ai tempi della Roma. I loro due caratteri, così diversi l'uno dall'altro, li avevano portati allo scontro in giallorosso e lo faranno nuovamente coi Blancos. Venne trasmesso dalle tv spagnole un video dell'attaccante che prendeva in giro Capello durante l'allenamento e questo alla vittima non andò giù affatto. Cassano fu messo sempre più ai margini della rosa e poi venduto al termine della sua seconda stagione spagnola.

Fantantonio

Quando nel 2007 arriva alla Sampdoria, di lui si conosce tutto: qualità calcistiche ma anche comportamenti decisamente oltre le righe. Le aspettative dei tifosi blucerchiati sono alte, e con esse le speranze che egli possa trovare in Genova un'oasi di pace soprattutto mentale nella quale finalmente “mettere la testa a posto”. Si rivelerà una verità parziale. Il capoluogo ligure accoglie il suo estro e lui se ne innamora tanto da menzionare più avanti questa esperienza come la migliore della sua carriera, e i risultati parlano chiaro. L'accoppiata con Pazzini è letale (chiedere agli ex-compagni della Roma che con un 1-2 all'Olimpico dicono addio alle possibilità di scudetto 2009-10), e in tre anni si qualificano prima in Coppa Uefa e poi in Champions League.

Come sempre successo finora (e non solo), le cassanate fanno però parte integrante anche della nuova esperienza blucerchiata. Nel 2008 lancia all'arbitro Pierpaoli la propria maglietta dopo che il primo non gli aveva fischiato un fallo a tre minuti dalla fine della gara contro il Torino: cinque giornate di squalifica. Nel 2009 litiga con il mister Delneri e viene escluso per le successive sei gare dall'elenco dei convocati. Sarà reintegrato dopo quel lasso di tempo, ma quello scontro sarà alla base dell'addio al blucerchiato del tecnico. Nel 2010 si arriva invece al punto di rottura. A seguito di una discussione, Cassano rivolge insulti pesanti al presidente Garrone, che stavolta non può passarci sopra: due mesi dopo il barese dirà addio alla sua illusione di aver finalmente trovato il proprio locus amoenus.

La discesa

Da quel momento in poi la storia calcistica di Cassano perde buona parte della magia che la aveva accompagnata finora. Nel 2011 si trasferisce al Milan, dove vince uno scudetto, per poi cambiare sponda sposando la causa dell'Inter un solo anno dopo. Nel frattempo rilascia dichiarazioni omofobe dal ritiro della Nazionale, per cui viene multato dalla Uefa, e arriva a mettersi le mani addosso con il tecnico Stramaccioni, da lui in seguito definito “il peggior allenatore mai avuto“.

Cassano: “In Serie A tutte schiappe, Stramaccioni il peggior allenatore mai avuto”.

Al termine della stagione nerazzurra cambia nuovamente, in favore del Parma, e qui c'è come il sentore che una piazza meno ambiziosa di quelle precedenti possa donargli maggiore serenità, un po' come successo all'arrivo in Liguria. Al secondo anno in gialloblu ha prima un colorito scambio di opinioni con la società, rea di non avergli pagato lo stipendio nei tempi prestabiliti, poi un duro scontro in campo con la tifoseria ducale, in contestazione dopo una sconfitta in rimonta contro il Cesena al Tardini. Un giorno dopo quella partita rescinde il proprio contratto e di lì a poco i crociati falliscono. Il tentativo del 2015-16 di riparare il rapporto logoro con la Sampdoria si rivela fallimentare quando si rivolge con parole eccessive al dirigente blucerchiato Romei, entrato negli spogliatoi al termine di una partita persa per rimproverare la squadra. A luglio il nuovo patron Ferrero lo inserisce tra i “fuori progetto” e lui si allena con la Primavera fino al termine del suo contratto, rifiutando categoricamente un ruolo dirigenziale in società.

L'ostinazione

L'ultimo capitolo della carriera di Fantantonio si apre proprio con quel rifiuto ad un ruolo dirigenziale. A quasi 35 anni, Cassano sente di avere ancora le carte in regola per giocare ad alti livelli e non ha alcuna intenzione di appendere gli scarpini al chiodo. Questa convinzione sarà sua compagna per l'inoperoso biennio che seguirà, in cui il barese per un paio di volte va vicino al ritiro.

Nel pre-campionato 2017-18 si tessera con l'Hellas Verona e dopo un altro tira e molla decide infine di rinunciare: non vede prospettive in quella squadra, e lui, come già detto, può puntare ancora al meglio. Nessuna medio-grande però gli offre un posto in squadra, lui si rifiuta di scendere di categoria e lancia appelli per mezzo di moltissime interviste. Deluso per le offerte che non gli sono pervenute neanche in questa estate, Cassano chiede al presidente della Virtus Entella di potersi allenare con la sua squadra senza alcun vincolo contrattuale e, dopo solo 5 giorni, annuncia il proprio ritiro dal calcio giocato. Dice di avere altre priorità ormai, di non avere più la determinazione giusta per competere con gli altri calciatori (i piedi sì, quello non lo negherà mai).

Peter Pan è diventato adulto. Sul suo capriccioso tentativo di rientrare nel calcio che conta ha ormai scritto la parola fine; se ne è accorto finalmente anche lui, di non essere più il ragazzino di una volta. Ma la memoria di quanto fatto resta, e diciamolo ancora una volta: nonostante tutto, Antonio Cassano è stato uno dei più grandi talenti italiani degli ultimi anni.


Appassionato di calcio e scrittura sportiva, abituale del calciotto del venerdì sera e presidente di FantaLega impegnato ogni anno in tre diversi fantacalci (perché basta vincerne uno per potersi definire "campione", no?). Poi anche giornalista pubblicista, laureato e tutto il resto.

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