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Editoriale

La congiura degli insopportabili

Fatemi capire: vi sorprendono di più gli insulti che Mourinho – quello delle manette – ha ricevuto per 90 e più minuti da una frangia della tifoseria juventina – quella che al ritiro era più impegnata a fischiare Bonucci che a godersi Ronaldo – o la ripicca che lo Special One si è preso con il gesto antipatico e plateale delle orecchie?

Nell’immediato post-partita di Juventus-Manchester United succede tutto questo. Quasi perdono senso il gol meraviglioso con cui CR7 aveva legittimato un predominio schiacciante della squadra di Allegri, e il fatale 1-2 nel finale che i Red Devils infliggono con due calci piazzati. E l’effetto è disarmante. “Hanno fatto bene a insultare quel figlio di“. “Grande Mou, gliel’hai messo di nuovo lì“.

Il punto è che non ci si può rendere insopportabili per scelta e meravigliarsi se ciò ha delle conseguenze. Si potrebbe scegliere di elevarsi dal livello infimo e volgare del peggior Bar dello Sport. Oppure si può scegliere di farci le tende, accettando il confronto becero, il dualismo da bianco o nero (ironia della retorica), il clima da guerra di bande che ormai permea la nostra società a tutti i livelli e che talvolta viene fomentato direttamente dai piani alti. Non si può, viceversa, offendere e indignarsi dell’offesa ricevuta.

Vale per Mourinho, vale per la Juventus e vale per tutti coloro che si schierano da una parte o dall’altra con i toni e l’arroganza del “perché io so io, e voi…“. E vale anche per Bonucci, figliol prodigo a cui il carattere non è mai mancato, primo a fronteggiare Mourinho dopo il gesto delle orecchie. Lui che con un’altra maglia e la fascia da capitano aveva invitato lo Stadium a sciacquarsi la bocca dagli insulti che lo avevano ricoperto da mesi e che quel 31 marzo erano esplosi nella loro massima dimostrazione. Ma erano altri tempi: quelli della scelta sbagliata e degli equilibri da spostare. Ora da spostare è rimasto solo il peso della dignità che non c’è più.

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