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Milan, Montella: “Gattuso ha sbagliato. Ecco come andò con Bonucci e Kalinic”

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Vincenzo Montella torna a parlare e si toglie qualche sassolino dalla scarpa riguardo alla sua esperienza sulla panchina del Milan

A poco più di un anno dal suo esonero dal Milan, Vincenzo Montella, attualmente senza squadra, è tornato a parlare della sua esperienza in rossonero. Nel corso di una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport l'allenatore ha raccontato i retroscena sull'esonero, sulla campagna acquisti del 2017 e ha rifilato qualche stoccata a Gattuso – che lo aveva accusato di aver sbagliato la preparazione – e ad Abbiati, allora Club Manager, che disse che con Montella era complicato lavorare.

Sull'esonero: “Da tempo non avevo più la fiducia dei dirigenti. Ho sbagliato nell'assecondare la società nel modo in cui si è rivolta  ai tifosi: si sono create troppe aspettative per una squadra che partiva con 11 giocatori nuovi. È stato un lavoro incompiuto, avremmo potuto crescere nel tempo”.

Sugli acquisti: “Alcune scelte sono state condivise, mentre altre volte ho saputo tutto a cose fatte, come con André Silva. Calhanoglu arrivava da sei mesi di inattività, Kalinic era un giocatore molto gradito, anche se prima sondammo Morata e Batshuayi. Rimanevano, però, solo 20 milioni”.

Su Bonucci: “Ho insistito per averlo perché era un'ottima opportunità. La società gli promise la fascia e mi costrinse a scegliere un capitano del nuovo corso. Ero indeciso tra lui e Biglia, ma l'ex laziale non era entusiasta dell'idea”.

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Su Gattuso: “Non ci siamo mai sentiti. Ha sbagliato nell'insistere sulla preparazione atletica nelle interviste. Sta facendo bene, ma non è giusto toccare le mie competenze. Ho più esperienza e più conoscenze di lui: dati alla mano lo sfido in un confronto pubblico. Un conto è quanto si corre, un conto è l'intensità. Contro il Benevento il  Milan corse più degli avversari, forse non stava così male”. 

Su Abbiati: “Pensavo di avere un ottimo rapporto con lui. Lo invitavo a tutte le riunioni tecniche. La verità è che non ha mai voluto partecipare”.

Le note positive al Milan: “Suso e Cutrone sono scommesse vinte. Il primo anno avevamo gioco e l'identità pulita del vecchio Milan. Siamo tornati in Europa, dopo esser stati anche secondi. L'anno dopo non sono riuscito a gestire il rischio dovuto alle alte aspettative. Avrei dovuto dimettermi dopo la vittoria di Doha, ma ero troppo legato ai rossoneri e avevo voglia di continuare”.

Sulla Nazionale: “Dopo la Sampdoria Lippi mi disse che gli sarei piaciuto come ct, ma non ho mai sentito Malagò”. 

 


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