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Italia, Mancini: “Corsa Champions aperta. Zaniolo è cresciuto anche troppo”

Roberto-Mancini-Italia

Il ct della Nazionale ha rilasciato una lunga intervista soffermandosi sul campionato ma soprattutto sui nomi che costituiranno il suo gruppo azzurro

Se nel nostro campionato tanti giovani italiani prendono il volo e si attestano a livelli internazionali la persona che più si rallegra è senza dubbio Roberto Mancini, ct della nostra Nazionale. Proprio delle giovani individualità di prospettiva azzurra ha parlato il selezionatore in una lunga intervista a Il Messaggero, nella quale c’è stato spazio anche per un’analisi della stagione di Serie A e dell’imminente derby capitolino, che Mancini ha vissuto da giocatore della Lazio.

Le parole di Mancini

Sui giovani azzurri della Roma: «È la squadra con più italiani. Il mio ruolo di ct della Nazionale mi impone di seguirla con un occhio particolare. È stato fatto un ottimo lavoro. Di Francesco ha avuto il coraggio di puntare sui ragazzi, è uno che non ha paura di lanciare i giovani. Sono con me pure altri che lui ha svezzato al Sassuolo: Sensi e Berardi. Anch’io sono così: è bello poter dire: “Quello ha cominciato con me”. Mi viene subito in mente Balotelli: sono già passati undici anni da quando decisi di farlo esordire nell’Inter. Mario era appena diciassettenne.

Su Zaniolo: «Io sono ct da maggio. E che ho fatto? Mi sono andato subito a vedere l’Euro Under 19. È lì che ho avuto la possibilità di seguire Nicolò, prima non lo conoscevo affatto. E in quel torneo ne ho visti anche altri, a cominciare da Tonali che mi è sembrato giocatore di prospettiva. Essere titolare, anche in B, lo può portare a fare subito il grande salto. Cioè a entrare, o magari pure a giocare, in una big del nostro campionato. Piano piano in Nazionale sono saliti pure quei ragazzi dell’Under 19 in Nazionale. Bravo pure Kean, di quel gruppo. Zaniolo in questi mesi è cresciuto anche troppo, almeno mediaticamente. In questa città ci vuole poco a passare dall’esaltazione alla bocciatura, quando invece con i giovani bisogna avere pazienza, perché gli alti e bassi sono normali. Accostandolo a Pogba io mi riferivo solo al ruolo e al suo percorso. Pogba arrivò alla Juve molto giovane, all’inizio non giocava. Guardava. E imparava. Proprio quello che è successo, in partenza, a Nicolò. Che, come Pogba, fa gol. E che, come Pogba, usa la sua fisicità e che, come Pogba, si trova a suo agio soprattutto da mezzala. Per me Zaniolo è una mezzala. In quella posizione mi è piaciuto all’Europeo. Poi a diciannove anni, pur di giocare, accetti qualsiasi ruolo. Intanto aumenti il minutaggio e in un grande club».

Sul centrocampo della Nazionale: «Oggi ho Jorginho e Verratti come riferimenti per il centrocampo. A loro poi posso aggiungere Zaniolo o Barella. Per ora. E comunque ho anche gli altri: Cristante, Pellegrini, Gagliardini e soprattutto Sensi che mi ha impressionato per come si è inserito nel gruppo e per la personalità che ha mostrato al debutto. È titolare in serie A. Ed è tra i pochi che può fare tranquillamente il regista come la mezzala. Mi va bene così, anche la sua statura. Vedrete che, facendo esperienza in azzurro e quindi in campo internazionale, il fisico non lo limiterà. Ha qualità e intelligenza».

Su Jorginho: «Jorginho è forte e basta. Difficile che sbagli una palla. Paga il momento critico del Chelsea, ma me lo tengo stretto. È al primo anno in Inghilterra, vedrete che la Premier lo farà migliorare. E se lo godrà la Nazionale».

Su De Rossi: «Quello con la Nazionale per lui è un capitolo chiuso. Gli ho parlato subito e lui è stato chiaro e sincero. Mi disse che, se ne avessi avuto bisogno, sarebbe venuto a darmi una mano. Ai tempi del Manchester City ci siamo visti a Roma, tutta una notte a parlare, era tutto fatto, ma è saltata all’ultimo. Mi ha chiamato e mi ha detto: “Non je la faccio”. Ci rimasi male, mi arrabbiai. È passato tanto tempo, Daniele era nel pieno della carriera, si sarebbe divertito. Lo ritenevo fondamentale».

Su Tonali: «È un ragazzo del 2000, gioca in serie B: vi sembra normale? Ai miei tempi uno di quell’età, con quel talento, giocava in A. Penso a Totti: 17 anni, sei titolare della Roma. In Italia è tutto più difficile, non ci sono tanti calciatori italiani bravi, chi ce li ha se li tiene e quindi i club vanno a cercare all’estero. Poi, uno come Tonali ora vale un sacco di saldi e chi lo prende deve pensare alla spesa che verrà ammortizzata nel futuro».

Sul rendimento di Immobile, migliore nel club che in Nazionale: «Succede. Un po’ il peso della maglia, un po’ perché pensi di dover fare tutto in poche occasioni. Non è facile quando hai solo una partita per farti vedere. Con il club, se non segni una volta, ci riesci quella dopo».

Su Balotelli: «Ora si sta riprendendo, vediamo se continua così. È un giocatore che ha talento, vede la porta, sa giocare al calcio. Poi queste qualità vanno messe in evidenza e non dipende certo da me. E non è un più un ragazzino».

Su El Shaarawy: «Un altro giocatore che mi piace. Che ha grandi qualità, lo seguo da quando era alla Primavera del Genoa. Ma pure lui, deve tirare fuori tutto quello che ha dentro».

Su Chiesa: «Ha ripreso a far centro e con continuità. Mai avuto dubbi. E nemmeno sugli altri. Le occasioni le abbiamo sempre create, ma non siamo concreti. La mia generazione, davanti alla porta, era cinica e spietata…».

Sulla corsa Champions: «La Lazio ha fatto quello che doveva, la Roma ha lasciato punti per strada, almeno otto. Per ora le milanesi sono in vantaggio, ma la Roma e la Lazio non sono fuori. Il campionato è ancora lungo, mancano 13 partite: i due posti se li giocano almeno cinque squadre».

Su Simone Inzaghi: «Non me lo aspettavo come allenatore, anche perché non glielo avevo mai sentito ipotizzare quando siamo stati insieme nella Lazio. Ha iniziato con i giovani, partendo subito bene. E proprio i ragazzi allenati da lui mi dicevano quanto fosse bravo. Ed è vero, ha fatto un ottimo lavoro. In Italia e anche in Europa».

Su Di Francesco: «Ha fatto bene ovunque, specie con il Sassuolo. Lavora bene con i giovani, ha coraggio. Poi per giudicare bene bisogna vederli allenare».

Su Gattuso: «Si pone bene, ha carattere. Un personaggio positivo».

Pillola di fanta

Se Immobile ha qualche difficoltà quando indossa la maglia azzurra, quest’anno l’attaccante campano è effettivamente meno prolifico anche in biancoceleste. Gli undici gol messi a segno finora fanno pensare a una proiezione di circa 17 a fine campionato, molto meno rispetto ai 29 che lo scorso anno gli sono valsi il titolo di co-capocannoniere della Serie A con Icardi. CALO

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