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Serie A, buona festa del papà: i figli d’arte sulle orme dei loro vecchi

Enrico Federico Chiesa

Da Enrico a Federico, da Patrick a Justin e dal Cholo al Cholito: gli esempi nella nostra Serie A in cui il buon sangue non mente affatto

Quando trascorri sui campi di calcio gran parte della tua infanzia e proprio su quei manti vedi tuo padre correre, segnare, esultare, piangere ed esser idolatrato dai propri tifosi, un richiamo devi pur sentirlo. E se sei figlio di un calciatore di alto livello, probabilmente avrai anche nel DNA qualcosa che potrà darti una spinta in più nei momenti di necessità e in tuo padre un consigliere fidato e affidabile che saprà come guidarti nel corso della tua carriera. Nel giorno della festa del papà andiamo a scoprire quali siano i figli d’arte della nostra Serie A, tra nomi più o meno noti in questo senso.

I nomi noti

Il più chiacchierato tra i figli d’arte del nostro campionato nell’ultimo biennio è senz’altro Federico Chiesa, primogenito di Enrico ed esterno d’attacco della Nazionale italiana e di quella Fiorentina per la quale suo padre ha giocato tra 1999 e 2002 segnando 34 reti in 59 partite. Ecco, nel fiuto del gol Federico non ha ancora superato il suo maestro, ma in quanto a prospettive può esser destinato a una carriera almeno tanto prestigiosa quanto quella del suo babbo, che ha ad esempio vestito la maglia azzurra solamente sei volte in più di suo figlio, soltanto 21enne.

Altrettanto noto il legame di paternità tra il compagno di squadra di Chiesa, Giovanni Simeone, e l’allenatore dell’Atletico Madrid Diego. Un legame tanto importante da trasferire il soprannome Cholo (meticcio, di razza incrociata) del padre anche al figlio, accompagnandolo semplicemente da un diminutivo che lo ha trasformato in Cholito. Ad accomunarli è senz’altro la garra, quella voglia di incidere e di sacrificarsi per una causa maggiore, anche se il ruolo è completamente diverso, come ad ora anche il lignaggio internazionale. Colpa dell’asticella fissata dal padre: ricordiamoci che Simeone sr. è stato capace in carriera di vincere tra le altre cose un campionato italiano e uno spagnolo, nonché una Coppa e una Supercoppa Uefa, da vero protagonista, e che è ormai alla sua ottava stagione sulla panchina di una squadra che, in questo lasso di tempo, ha raggiunto per due volte la finale di Champions League.

Anche nella Roma ci sono ben due figli d’arte classe 1999: Justin Kluivert e Nicolò Zaniolo. Il primo ha incominciato a giocare nella stessa squadra che aveva lanciato circa un ventennio prima suo padre Patrick, e con lui non regge ancora il confronto. A cavallo tra i due millenni, suo papà ha infatti avuto una carriera strepitosa vincendo praticamente di tutto con il Barcellona, inclusa una Champions League. Meno luminescente la carriera di Igor Zaniolo, centravanti che la Serie A l’ha solo sfiorata meritando una promozione con il Messina ma trasferendosi ancora in cadetteria nella stagione successiva. Gioca invece a Sassuolo, proprio dove suo padre Eusebio si è messo in mostra da allenatore, Federico Di Francesco. Tanta corsa come il papà, forse una tecnica di base anche migliore ma per ora è difficile vedere nel futuro prossimo del classe ’94 uno scudetto come quello che suo padre vinse a Roma nel 2000-01.

I meno noti

Oltre ai giocatori appena citati – e per i quali il titolo di “figlio d’arte” è ormai un ritornello – in Serie A ci sono tantissimi altri ragazzi che devono ringraziare il proprio papà calciatore per aver trasmesso loro la passione per il pallone. Roberto, il papà dell’empolese Luca Antonelli, è stato protagonista nel Milan dello scudetto 1978-79. Beniamino Abate, padre del milanista Ignazio, è stato il portiere tra le altre di Napoli, Inter, Udinese, Messina e Benevento, mentre Gianluigi, papà dei fratelli Luca e Nicola Rigoni, ha vestito la maglia del Lanerossi Vicenza, fallito qualche tempo fa e ripartito dalle serie minori del nostro sistema calcio.

Non solo italiani, però, anche tanti stranieri della nostra Serie A hanno il pallone nel sangue. C’è Pepe Reina, il cui padre Miguel difendeva i pali dell’Atletico Madrid, oppure un altro portiere come il laziale Thomas Strakosha, che dal papà Foto, estremo difensore della Nazionale albanese per ben 15 anni, ha preso ispirazione per indossare i guantoni. Poi c’è il vecchio di Miguel Veloso che giocava nel Benfica, quello di Bruno Alves nel Flamengo, quello di Rasmussen nell’Odense e tanti altri ancora.

E chissà, magari nel prossimo futuro potremo parlare della terza generazione di fenomenali Maldini grazie a Daniel, figlio di Paolo e nipote di Cesare che gioca nelle giovanili – neanche a dirlo – del Milan ed è stato già convocato nella Nazionale azzurra U18. Perché un sangue così buono è proprio difficile che menta.


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