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10 tra i migliori attaccanti uruguaiani che hanno giocato in Serie A

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Uno dei paesi dalla maggiore tradizione calcistica l’Uruguay. 10 tra gli attaccanti che hanno lasciato maggiormente il segno nella storia della Serie A

“In Uruguay potrebbero mettere delle porte da calcio alle frontiere. Al visitatore sarebbe chiaro che quel paese non è altro che un gran campo di football con l’aggiunta di alcune presenze accidentali: alberi, mucche strade edifici…”. Così Jorge Valdano, attaccante argentino degli anni ’80, descrive alla perfezione uno dei paesi più importanti a livello calcistico. Un contesto in cui, al di là della competitività della nazionale o del campionato locale, si respira calcio come in poche altre parti del mondo. Una nazionale che ha donato alla storia del calcio tanti campioni, tra cui alcuni che hanno legato parte della loro carriera all’Italia. Fuoriclasse che, soprattutto a partire dagli anni ’80, sono stati tra i protagonisti assoluti della Serie A. Ecco 10 tra migliori bomber della Celeste che hanno giocato in Italia.

I 10 attaccanti più pagati nella storia della Serie A

Ruben Sosa (Lazio, Inter)

Arrivato in Italia nel 1988, El Principino è stato uno splendido protagonista della massima serie tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. La Lazio punta su di lui, godendosi per quattro stagioni le sue punizioni supersoniche e la sua velocità abbinata ad un’ottima tecnica. Nel 1992 passa all’Inter di Ernesto Pellegrini, suscitando meno clamore rispetto al macedone Darko Pancev (scarpa d’oro nella stagione 1990/91). Il campo ribalterà le sensazioni estive, con l’ex Stella Rossa finito presto ai margini e l’uruguaiano capace con 20 gol di trascinare l’Inter ad un combattuto duello per lo scudetto (alla fine perso) con il Milan di Fabio Capello.

Carlos Alberto Aguilera (Genoa, Torino)

Dei tre uruguaiani che vestono la maglia del Genoa nell’estate del 1989 (gli altri due sono José Perdomo e Ruben Paz) è certamente quello che ha il miglior rendimento. Insieme al colosso della Cecoslovacchia Tomas Skuhravy forma una delle migliori coppie della storia del grifone, portando i rossoblù a centrare un meraviglioso quarto posto nella stagione 1990/91. L’anno successivo il Genoa si fa valere anche in Coppa UEFA, perdendo in semifinale contro l’Ajax poi vincitore del torneo. Da ricordare la doppietta di Aguilera in casa del Liverpool nel ritorno dei quarti di finale, che permise ai liguri di essere la prima squadra italiana ad aver violato Anfield. La carriera in Italia di Pato prosegue nelle file del Torino, con cui conquista la Coppa Italia nella stagione 1992/93.

Enzo Francescoli (Cagliari, Torino)

Un caso emblematico di quanto la Serie A fosse ambita all’inizio degli anni ’90 è rappresentato da Francescoli: straordinario campione uruguaiano – reduce da ottime stagioni tra River Plate e Marsiglia – che passa al neopromosso Cagliari in vista della stagione 1990/91. Con i rossoblù, dove gioca in posizione più arretrata rispetto alle precedenti esperienze, conquista due salvezze da protagonista e soprattutto la qualificazione alla Coppa UEFA, nella stagione 1992/93. L’anno successivo El Principe passa al Torino, per poi tornare a giocare a vincere con la maglia del River Plate.

Daniel Fonseca (Cagliari, Napoli, Roma, Juventus, Como)

Nei primi anni ’90, l’attaccante nato a Montevideo disputa ottime stagioni nel campionato italiano. La sua prima esperienza in Serie A è al Cagliari che, grazie anche ai suoi 17 gol, centra per due volte la salvezza tra il 1990 e il 1992. Dopo due anni in Sardegna, Fonseca viene acquistato dal Napoli. Della sua esperienza partenopea, con 31 gol in 58 partite, restano nella memoria dei tifosi partenopei le cinque reti rifilate al Valencia nella sfida di Coppa UEFA della stagione 1992/93. Dal 1994 al 1997 forma con l’argentino Abel Balbo una coppia d’attacco tutta sudamericana nelle file della Roma. Le sue ultime parantesi italiane sono meno fortunate delle precedenti: alla Juventus – dal 1997 al 2001, con 10 gol in 42 partite – e al Como nel campionato 2002/03.

Marcelo Otero (Vicenza)

L’attaccante classe ’71, che muove i primi passi tra Rampla Junior e Penarol, è uno dei punti di forza del meraviglioso Vicenza targato Franesco Guidolin di metà anni ’90. In biancorosso disputa quattro stagioni, segnando 37 gol in 98 partite. Anni in cui i veneti si tolgono l’enorme soddisfazione di vincere la Coppa Italia edizione 1996/97 e di raggiungere la semifinale di Coppa delle Coppe (poi persa contro il Chelsea) l’anno successivo. Tanti gli exploit di Otero, tra cui il poker che serve alla Fiorentina nella prima giornata del campionato 1996/97.

Alvaro Recoba (Inter, Venezia, Torino)

Esordire in Serie A in un palcoscenico come San Siro, può spaventare molti giocatori, ma non chi fa dell’inventiva e della sfrontatezza il suo pane quotidiano. La prima in A di Alvaro Recoba è Inter-Brescia del campionato 1997/98: gara che El Chino risolve con due gol meravigliosi e determinanti per i tre punti, dopo l’inaspettato vantaggio di Hubner. Chiuso da fuoriclasse del calibro di Ronaldo, Zamorano e Baggio, nel gennaio del ’99 l’uruguaiano va a giocare al Venezia in prestito. La sua seconda parte di stagione con i lagunari è da capogiro, tanto che l’Inter lo richiama alla base in estate. Nella sua parentesi a Milano, Recoba è croce e delizia per i tifosi nerazzurri: da gol capolavoro, che solo un genio o un pazzo può pensare, a cali di concentrazione incomprensibili. termina la sua carriera italiana nel Torino, per poi tornare in Uruguay.

Ernesto Chevanton (Lecce, Atalanta)

Tra le più elle favole che il calco italiano degli anni 2000 ha regalato c’è sicuramente il matrimonio tra il Lecce e Chevanton: un rapporto molto intenso, che non si è esaurito neanche quando l’uruguaiano ha lasciato il club giallorosso. Arriva in Salento nel 2001, non evitando al Lecce la retrocessione in Serie B nonostante gli 11 gol realizzati. Rimane al Lecce per altre due stagioni, trascinando i giallorossi prima all’immediato ritorno in Serie A e poi ad un tranquilla salvezza (nella stagione 2003/04 è quarto nella classifica marcatori con 19 gol, dietro a Shevcheko, Gilardino e Totti). Negli anni successivi gioca con Monaco, Siviglia e Atalanta, ma poi il richiamo del Salento è troppo forte. Nella stagione 2010/11 veste nuovamente la maglia del Lecce, contribuendo alla salvezza dei salentini con il gol della vittoria contro il Napoli a poche giornate dalla fine. Torna i giallorosso anche successivamente, quando la compagine leccese è retrocessa in Lega Pro: segno di un amore che non conosce categoria.

Marcelo Zalayeta (Juventus, Empoli, Perugia, Napoli, Bologna)

Sfruttare al massimo ogni minima chance concessa dall’allenatore. Questo è il modus vivendi di Marcelo Zalayeta, attaccante che in Italia ha vestito principalmente la maglia della Juventus. Avendo come compagni di reparto campioni del calibro di Alessandro Del Piero, David Trezeguet e Zlatan Ibrahimovic, lo spazio per lui era inevitabilmente poco. Memorabili comunque alcune prodezze juventine del Pateron: su tutte le reti che hanno eliminato dalla Champions League il Barcellona nell’edizione 2002/03 e il Real Madrid due anni più tardi. In Italia indossa anche le magli di Empoli, Perugia, Napoli e Bologna.

Diego Forlan (Inter)

Nella carriera del bomber uruguaiano, costellata di successi individuali e di squadra sia a livello di club che di nazionale, certamente la parentesi italiana non è stata tra le più felici. Arriva in Serie A nella stagione 2011/12, andando a giocare per l’Inter. In nerazzurro segna solo due gol in 20 partite tra campionato e Champions League, pagando oltremodo uno scarso adattamento e un’annata globalmente negativa per la squadra (con risultati altalenanti e ben tre allenatori cambiati). Nulla a che vedere con quanto aveva fatto vedere in precedenza con le maglia di Independiente, Manchester United, Villareal e Atletico Madrid.

Edinson Cavani (Palermo, Napoli)

Tra gli attaccanti uruguaiani che hanno lasciato il segno nel campionato italiano una menzione d’obbligo va al Matador, capace di farsi apprezzare sia per l’enorme quantità di gol realizzato che per l’importante contributo dato alla squadra di turno in fase difensiva. Il suo esordio in Serie A (con la maglia del Palermo, nel gennaio del 2007 contro la Fiorentina) è col botto: con un gran gol che fissa il punteggio sull’1-1. In rosanero disputa ottime stagioni, ma è con la maglia del Napoli che diventa un bomber di fama internazionale. Con i partenopei segna 104 gol in 138 partite, laureandosi capocannoniere della Serie A nella stagione 2012/13 a quota 29 reti. Trascinato dalle sue prodezze, il Napoli di Walter Mazzarri torna ad essere una grande del nostro calcio e a vincere, trionfando in Coppa Italia contro la Juventus nell’edizione 2011/12.

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