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Fantacalcio, come cambia la Roma con Fonseca: controllo e rinnovamento

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I giallorossi hanno ufficializzato l’arrivo del tecnico portoghese in panchina: ecco chi è Fonseca e come cambierà la Roma

Ultimo aggiornamento

Per individuare il nome giusto al quale affidare le redini tecniche della squadra, la Roma ha vagliato davvero tantissime ipotesi. Ha visto prima Conte e poi Gasperini rifiutare con garbo l’offerta, ha pensato a Sarri, Mihajlovic, Giampaolo, De Zerbi e persino al Loco Bielsa. Ma per tutto il tempo, tra le opzioni c’è stato anche Paulo Fonseca, allenatore dello Shakhtar Donetsk eliminato proprio dai giallorossi agli ottavi della Champions League 2017-18.

Ecco quali erano i principali candidati alla panchina dopo il rifiuto di Conte: c’era anche Fonseca

Dopo una trattativa iniziata con l’incontro del ceo Fienga e del diesse ufficioso Petrachi con l’entourage del tecnico a Madrid, martedì 11 giugno 2019 la Roma ha ufficializzato tramite un comunicato l’arrivo del portoghese alla guida tecnica.

Chi è Paulo Fonseca

Sebbene abbia il cognome in comune con l’uruguagio Daniel, attaccante giallorosso di metà anni ’90, tra i due non c’è alcun legame. Paulo Fonseca nasce nel 1973 a Maputo, capitale del Mozambico, dove resta sino ai 14 anni. A quel punto si trasferisce in Portogallo e lì pone le radici per la sua intera carriera da difensore centrale, arrivando in Primeira Liga ma senza lasciare un segno indelebile nella storia del calcio lusitano.

Inizia ad allenare a soli 32 anni le giovanili della Estrela Amadora, club in cui aveva disputato le ultime cinque stagioni con gli scarpini ai piedi. In sette anni gira altri quattro club come tecnico della prima squadra, finché nel 2012 il Paços de Ferreira gli affida per la prima volta una panchina di Primeira Liga e lui, in cambio, centra il terzo posto e una storica qualificazione ai preliminari di Champions League. Lo straordinario traguardo gli consente dopo una sola stagione il salto al Porto, dove conquista il suo primo trofeo (una Supercoppa nazionale) ma non conclude neanche l’annata, venendo esonerato a marzo.

Torna una stagione al Paços de Ferreira, poi passa al Braga, vincendo proprio in finale col Porto la Coppa nazionale e uscendo solo ai quarti di Europa League, eliminato dallo Shakhtar Donetsk. Non tutte le sconfitte vengono però per nuocere e, a livello personale, per Fonseca è proprio così. Gli ucraini lo ufficializzano infatti nell’estate successiva affidandogli la complicata eredità di Mircea Lucescu, passato allo Zenit San Pietroburgo. Con gli arancio-neri in tre stagioni vince tre campionati, tre Coppe e una Supercoppa e nella stagione 2017-18 viene eliminato agli ottavi di finale di Champions League proprio dalla Roma. Possiamo parlare di déjà vu?

Il credo tattico di Fonseca

Non ho l’ossessione del risultato. Vincere non mi basta, amo farlo giocando bene“. Per sua stessa ammissione, i massimi riferimenti da cui Fonseca trae insegnamento per il proprio lavoro e la propria ideologia sono Pep Guardiola e Maurizio Sarri. Non so quanto sia immaginabile sentir pronunciare al catalano la prima frase citata, ma sulla condivisione della seconda da parte dei tre allenatori possiamo probabilmente tutti convenire.

Fonseca gioca un calcio moderno, di posizione, un calcio pro-attivo in entrambe le fasi. In quella offensiva chiede ai suoi un possesso prolungato che coinvolga anche i centrali di difesa e il portiere, che devono dunque esser portati per il palleggio, col fine di attirare il pressing e allungare l’avversario, creando spazi da attaccare. In quella difensiva invece, tiene un baricentro molto alto e invita i suoi giocatori a una pressione ordinata e asfissiante sui portatori avversari, cosa che permette alla sua squadra di sembrare in controllo anche quando non ha il pallone tra i piedi.

Il sistema di gioco di riferimento è il 4-2-3-1, ma a Donetsk anche i singoli ruoli sono stati fortemente caratterizzati dagli interpreti che li hanno occupati. Per esempio, come abbiamo già detto, il portiere e i due centrali difensivi (o almeno uno) devono esser portati per il palleggio. Utilizzando una linea alta, però, i difensori devono anche esser piuttosto a proprio agio con l’occupazione di aree di campo decisamente ampie. Tradotto: devono avere una certa agilità. I due terzini invece sono usati metodicamente come attaccanti aggiunti e hanno il compito da dare allo stesso tempo ampiezza e profondità alla squadra. Molto spesso sono loro gli uomini più avanzati della squadra, assieme al centravanti.

I due mediani assolvono compiti differenti: uno pratica con frequenza la nota salida lavolpiana scendendo tra i due centrali difensivi per avere un vantaggio numerico in impostazione, l’altro resta invece più alto per associarsi con i trequartisti. Fonseca preferisce le ali a piede invertito pur non facendone un cruccio: l’importante è che tutti e tre i trequartisti si posizionino tra le linee per attrarre i difensori avversari e aprire spazi agli inserimenti dei terzini, e che si tratti di giocatori tecnici e rapidi, a cui piace avere il possesso della sfera e in grado di sviluppare velocemente trame pericolose. Il centravanti è quello al quale Fonseca sembrerebbe chiedere di meno. Niente regista avanzato o falso nueve, ma neanche una presenza fisica particolarmente imperiosa. D’altronde, come nel Napoli di Sarri, la palla raramente raggiunge il centro dell’area tramite cross dal fondo. Capacità di finalizzazione, quella ovviamente sì.

Come cambia la Roma con Fonseca

La società capitolina è attesa da una rivoluzione estiva che in realtà è già iniziata. Via Ranieri, Massara, De Rossi e diversi altri giocatori come Dzeko e forse Kolarov, dentro Fonseca, Petrachi e dei sostituti a lui graditi per il suo sistema di gioco. Ipotizzare come giocherà la Roma del portoghese in questo momento è quindi molto difficile, visto che la rosa cambierà parecchio. Proviamo però a capire quanto gli attuali giocatori giallorossi possano sposarsi con l’ideologia del nuovo tecnico.

In porta, innanzitutto, sarà ceduto Olsen. Lo svedese, oltretutto non granché a suo agio palla al piede, ha deluso totalmente le aspettative e finirà probabilmente in una medio-piccola di Premier League. Al suo posto Mirante ha fatto molto bene in questo finale di stagione e non sarebbe un crimine confermarlo, ma la sensazione è che i giallorossi andranno alla ricerca di un nuovo numero uno.

Nella linea a quattro di difesa, l’unico praticamente certo di rimanere è Florenzi (oltretutto il suo passato da ala d’attacco lo rende adatto all’uso che ne farà Fonseca). Per il resto, però, c’è grande incertezza. Manolas sembra destinato ad andar via dopo un quinquennio in giallorosso anche per le note difficoltà di impostazione, Fazio potrebbe seguirlo invece dopo aver dimostrato grandi limiti con la difesa alta di Di Francesco e invece solidità con quella bassa di Ranieri. A sinistra Luca Pellegrini sembra poter sposare la causa ed esser trattenuto nella capitale dopo il prestito a Cagliari, ma per Kolarov invece si vocifera un addio imminente. Ecco allora che da quella parte potrebbe arrivare un fedelissimo del tecnico lusitano come Ismaily, 29enne brasiliano della Shakhtar, la cui valutazione si aggira sui 15-18 milioni di euro.

In mediana Nzonzi potrebbe adempiere al ruolo di schermo davanti la difesa e prodigarsi nella già citata salida lavolpiana, mentre al suo fianco Lorenzo Pellegrini ha le giuste capacità di palleggio e inserimento per affiancarlo. In quel ruolo, però, si parla del secondo fedelissimo brasiliano di Fonseca, il 18enne Marcos Antonio. E non bisogna dimenticare anche la presenza di Cristante.

Sulla trequarti invece numericamente non ci sarebbe problema, ma bisogna capire quanto i giocatori nel roster giallorosso siano adatti alla nuova filosofia. Non dovrebbero essere in discussione El Shaarawy e Zaniolo (col secondo però leggermente diverso dall’identikit del trequartista di Fonseca), mentre sulla destra Under e Kluivert sono profili giovani e molto interessanti per un tecnico solito a dare grande fiducia alla linea verde, ma dovrebbero dimostrare una grande capacità di adattamento a nuovi compiti in campo. Stranamente, due profili che sembrerebbero adatti sono quelli di Perotti e Pastore, ai margini negli ultimi tempi. Starà a Fonseca dirci se si tratta di giocatori più o meno riqualificabili.

Anche sulla trequarti si vocifera un possibile arrivo di Taison, capitano dello Shakhtar e terzo fedelissimo brasiliano di Fonseca, ma non dimentichiamo di considerare il limite di tre extra-comunitari tesserabili dalle nostre squadre. Come centravanti, invece, Dzeko ha già un piede fuori dalla porta. In rosa c’è sempre Schick che però resta una gigantesca incognita, e per questo anche qui ci sarebbe da ragionare sull’acquisto di un titolare. Di positivo per la Roma c’è che Fonseca focalizzi la sua attenzione su altri ruoli: potrebbe dunque non servire un colpo grosso.

Se dovessimo ipotizzare la Roma di Fonseca, anche considerando l’eventuale arrivo di Ismaily avremmo comunque diversi buchi da riempire.

Roma (4-2-3-1): X; Florenzi, X, X, Ismaily; Lo. Pellegrini, Nzonzi; Under, Zaniolo, El Shaarawy; X.

Se dovessimo invece considerare tutti giocatori attualmente in rosa, probabilmente quello estrapolato sarebbe un undici fin troppo simile a quelli schierati in stagione da Di Francesco e Ranieri.

Roma (4-2-3-1): Mirante; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Lo. Pellegrini, Nzonzi; Under, Zaniolo, El Shaarawy; Dzeko

Curiosità

  • Paulo Fonseca è famoso per essersi presentato con la maschera di Zorro alla conferenza successiva alla vittoria in Champions League contro il Manchester City nel dicembre 2017. Prima della sfida aveva promesso di farlo nel caso in cui lo Shakhtar fosse riuscito a qualificarsi alla fase eliminatoria del torneo e lo fece, a scapito del Napoli.
  • Tra gli interessi extra-calcistici di Fonseca ci sono la moda, i cavalli (come Allegri) e la musica rock. Il tecnico lusitano è infatti anche un batterista, come provano alcuni suoi video ormai virali in rete.
  • Il segreto del successo di Fonseca, secondo alcuni, starebbe in Tiago Leal, video-analyst con il quale collabora da diverso tempo. Leal è cresciuto nel Porto di Mourinho, compiendo una gavetta proprio niente male.
  • Giunto in Ucraina, Fonseca si è separato dalla sua prima moglie per sposarsi con Katherine Ostroushko, capo ufficio stampa di Achmetov (presidente dello Shakhtar). Interrogato sul futuro, qualche giorno fa l’allenatore ha risposto: “L’unica certezza è che non andrò alla Dinamo Kiev, altrimenti mia moglie si arrabbia“.
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