Seguici su

Serie A

Juventus, Sarri si presenta: “Il coronamento di una carriera”

Conferenza stampa Maurizio Sarri Juventus

La conferenza stampa di presentazione di Maurizio Sarri, nuovo tecnico della Juventus dopo cinque anni di gestione di Massimiliano Allegri

Alla Juventus si volta pagina. Comincia per il club di Andrea Agnelli un nuovo corso, che avrà come condottiero in panchina Maurizio Sarri. L’ex Chelsea prende il mosto di Massimiliano Allegri, firmando con i bianconeri un contratto fino al 30 giugno 2022 da oltre 6 milioni di euro a stagione più bonus. la prima conferenza stampa del nuovo tecnico bianconero è in programma oggi, presso la sala “Gianni e Umberto Agnelli” dell’Allianz Stadium di Torino.

Come cambia la Juventus con l’arrivo di Maurizio Sarri

Le prime dichiarazioni di Sarri da tecnico della Juventus: “Io tre anni fa arrivo da napoli e do tutto me stesso. Durante il percorso mi rendo conto che in Italia si possa diventare competitivi. Negli ultimi mesi ho un dubbio, tra l’affetto dei tifosi e la sensazione che il percorso sia finito. La società mi ha tolto questo dubbio presentando Ancelotti. Arrivano offerte importanti dall’Italia e dall’estero e io scelgo l’estero. Quella di Premier League è stata un’esperienza bellissima. Nell’ultimo periodo sento il bisogno di tornare in Italia e questa possibilità me l’ha data la Juventus: attualmente il club più importante d’Italia. Credo che sia il coronamento di una carriera”.

Le sue prime sensazioni quando è stato contattato dai bianconeri: “Mai una società era stata così determinata nel prendermi, questo mi ha convinto ad accettare”.

Sulle differenze tra Italia e Ighilterra: “Girando per gli stadi in Inghilterra ti rendi conto della differenza rispetto all’Italia. Ci vorrà un percorso: bisogna partire dalle strutture, ma abbiamo un vantaggio sugli altri sul piano della preparazione tecnico-tattica”.

Sulle sue aspettative a livello italiano ed europeo: “Mi aspetto di alzarmi la mattina e studiare il modo di vincere le partire. Un risultato non è mai dovuto, sennò la sconfitta è certa. Chiaramente in Italia la Juventus ha l’obbligo di fare bene in Italia e di partite con l’obiettivo di vincere la Champions, ma a livello europeo ci sono altre squadre ugualmente forti e deve anche essere accettato un risultato diverso. Un obiettivo da raggiungere con una determinazione feroce ma con un coefficiente di difficoltà notevole”.

Sulle sue idee tattiche viste i giocatori a disposizione: “In carriera ho adoperato per tre anni il 4-3-1-2, in diverse circostanze il 4-3-3 anche se con interpretazioni diverse a seconda delle circostanze. Quello utilizzato al Chelsea era un 4-3-3 diverso da altri, avendo un giocatore come Hazard che risolveva sempre le situazioni. Partiamo dalle caratteristiche dei giocatori per poi utilizzare il sistema di gioco più giusto”.

Sulle sue sensazioni nell’allenare Ronaldo: “E’ stata un’escalation continua. Al Chelsea ho allenato giocatori forti, con lui si tratta del top. Detiene quasi tutti i record, mi piacerebbe che con me ne raggiungesse altri”.

Sarri ora si trova alla Juventus, squadra dipinta come “potere” quando allenava il Napoli: “Ho vissuto tre anni in cui ogni mattina il mio primo pensiero era sconfiggere la Juventus. Ho dato il 110%, non ci siamo riusciti e ci riproverei. Si trattava di un’avversario sportivo e la mia professionalità mi porterà a dare tutto alla Juventus in questo momento. Se vedo un avversario disposto a tutto per sconfiggermi lo posso odiare, ma alla fine lo devo apprezzare”.

Le sue prime sensazioni da tecnico juventino: “Nel mio primo approccio ho visto tutti molto uniti e compatti: questo per me è molto importante, perché alla fine i club sono fatti da persone. Mi sono bastate un paio di cene per  capire che si tratta di un gruppo forte per compattezza e mentalità”.

Sullo scetticismo dei tifosi bianconeri per il suo arrivo a Torino: “Arrivo all’Empoli dalla Serie C e sono tutti scettici. Lo stesso accade quando arrivo al Napoli e al Chelsea. Arrivando alla Juventus è normale che sia un po’ di rancore, ma io conosco una sola ricetta per cancellare questo scetticismo: vincere e convincere”.

Sulla possibilità di sfruttare due giocatori offensivi come Ronaldo e Dybala e se è d’accordo con l’idea della Juventus che vincere è l’unica cosa che conta: “Sono due attaccanti con caratteristiche diverse, alle quali la squadra deve adattarsi. Penso che l’obiettivo di vincere non sia antitetico rispetto a quello di divertirsi. Non si può pensare che una quadra che si diverte sia una squadra frivola. Penso che abbiano vinto squadre con filosofie di gioco opposte: è giusto che durante il percorso ognuno rimanga fermo nelle proprie idee e nel cercare di trasmetterle”.

Un commento sulle parole di Giampaolo secondo cui il suo Napoli dipingeva calcio mentre il suo Chelsea rappresentava il 10% del suo credo calcistico: “Cambiano le caratteristiche dei giocatori. Il napoli era composto da giocatori completamente a disposizione della squadra, il Chelsea era composto da giocatori superiori ma con caratteristiche individuali diverse che portavano ad un calcio meno fluido. Non è che se ripeti gli stessi allenamenti con due gruppi diversi viene fuori lo stesso risultato. La filosofia rimane la stessa, l’applicazione pratica va modulata in base alle caratteristiche dei giocatori”.

Sulla sua opinione sui cori razzisti e su cosa si aspetta quando andrà in scena Napoli-Juventus: “Se cambio società non cambio idea, è giusto fermare le partite per cori di questo tipo. Non si può rimanere indietro rispetto all’Europa per ragioni di questo tipo. Quando uscirò dal san Paolo so che, tanto se mi applaudiranno quanto se mi fischieranno, sarà una manifestazione d’amore. Gli vorrò bene in ogni caso”.

Sul viaggio che dovrebbe fare per conoscere Ronaldo prima del ritiro: “Io a Fabio (Paratici ndr) avevo chiesto di parlare con due/tre giocatori, per condividere le mie idee. Voglio cominciare a capire che cosa pensano delle loro caratteristiche, partendo da quelli più incidenti sulle prestazioni e sui risultati. Se sarà domani o tra qualche giorno non lo so”.

Su come la Juventus l’ha convinto ad accettare la loro proposta: “In 30 anni di trattative ho affinato una certa sensibilità per capire quando la dirigenza ti trasmette la loro convinzione nel puntare su di te. Quando ho perlato con i dirigenti della Juventus ho visto questo e per me è stata la cosa più importante”.

Se farà richieste alla società per quanto riguarda il mercato: “Ora vediamo, appena mi farò un’idea più definita anche sul modulo e sul come giocheremo. Io non faccio grosse richieste sui nomi, ma sulle caratteristiche sì. Sicuramente Paratici conosce molti più giocatori di me, la sua competenza è nettamente superiore alla mia”.

Sull’eredità che lascia in dote la precedente gestione tecnica: “Allegri lascia una eredità pesante, non è semplice nei prossimi cinque anni vincere tutto quello che ha vinto lui negli ultimi cinque. Mi piacerebbe continuare a vedere una squadra con una capacità che riesce anche in dieci minuti a tritare una partita dopo mezz’ora di difficoltà. La sua era una squadra anche mentalmente difficile da affrontare”.

Se il suo obiettivo è trasferire la sua filosofia di gioco anche alle giovanili e all’Under 23 e cosa ne pensa sull’appellativo di integralista che più volte gli viene attribuito: “Con Fabio e gli altri allenatori faremo qualche riunione, ma poi per riuscire a inserire una filosofia e uno stile di gioco per tutte le categorie penso che il percorso sia molto lungo e non credo di poter restare 24 anni come ha fatto Ferguson. Sulla questione dell’integralista dico che a smentirla sono i fatti, visto che sia ad Empoli che a Napoli ho cambiato ruolo”.

Su come definirebbe il Sarrismo: “Non lo so cosa sia, ho letto sulla Treccani che è una filosofia calcistica e non solo. Ma non è che uno mette il Sarrismo nella Treccani e io posso cambiare. Spero di essere rimasto lo stesso nei concetti, una persona diretta che ha bisogno di dire quello che pensa e di sentirsi dire quello che pensa. Questo porta a scontri, ma sono scontri risolvibili. L’irrisolvibile è il non detto, perché crea rancore. Io spero di aver cambiato i concetti di fondo che ho sempre avuto”.

Su come è uscito rafforzato dall’esperienza in Inghilterra: “Il mondo dei media inglesi lo conoscete meglio di me. Tutto questo ti fortifica, in Italia venivano riportate solo alcune cose: il Times e il Guardian scrivevano altre cose su di me, positive”.

Se si è fatto un’idea su come e dove deve migliorare la Juventus e in che reparto: “Non si tratta di incidere su un reparto o su un singolo giocatore. Il mio modo di fare calcio è diverso, dobbiamo cercare la produttività. La mia filosofia rimane la stessa ma voglio capire dove si può arrivare con questa e quanto di debba lasciare le cose in mano ai singoli giocatori. Vorrei vedere Pjanic toccare 150 palloni a partita, però ci deve essere l’aiuto di tutti. Ogni squadra è come un figlio, non è detto che educandoli nella stessa maniera vengano fuori nello stesso modo”.

Commenta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Di più in Serie A