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Perché si perché no

Perché sì e perché no: il matrimonio Sarri-Juve s’ha da fare?

Maurizio Sarri Chalsea
© imagephotoagency.it

Il cerchio si sta stringendo e il nome più gettonato per la panchina bianconera rimane quello di Sarri. Ma l’ex condottiero partenopeo è la scelta giusta?

Nonostante le dichiarazioni di Paratici, può mancare davvero poco all’annuncio ufficiale: poi sarà la volta di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus. Un nuovo ciclo, per molti inatteso, sta per iniziare dopo le suggestioni che volevano Guardiola alla guida della Vecchia Signora. Nell’estate in cui anche un altro grande ex, Conte, si è accasato ad una storica rivale ecco quali sono i motivi per celebrare oppure criticare il matrimonio tra il tecnico toscano e i bianconeri.

Perché sì

In primis per la grande bellezza del calcio sarriano. E non c’è veramente nulla da aggiungere sul gioco dell’ormai ex allenatore del Chelsea. Le sue squadre esprimono un fraseggio ipnotico, fatto di pressing alto per recuperare subito la sfera e di triangolazioni ad alta velocità che stregano le difese avversarie. Dopo un quinquennio fatto di continue speculazioni sul “non-gioco” della Juventus, i tempi potrebbero essere maturi per un cambio di mentalità. Un cambio di mentalità che si sta concretizzando anche nella mente del tecnico toscano con la prima vittoria a livello internazionale. Ciò che i detrattori contestavano a Sarri, infatti, era la mancanza di esperienza internazionale, ma l’avventura in un campionato competitivo come la Premier, chiuso al terzo posto dietro soltanto a due corazzate come Manchester City e Liverpool, e la vittoria in Europa League hanno sicuramente arricchito il bagaglio del tecnico in fatto di affermazioni a livello internazionale. Infine la chiarezza sul mercato: l’idea tattica dell’uomo venuto da Filigne è granitica. Nessuna deroga al 4-3-3 anche con la tuta juventina. Ecco perchè è facile prevedere che le scelte in sede di mercato saranno chiare, senza equivoci tattici sull’eventuale posizione di trequartisti e ali offensive. Sarri pretenderà un regista che si possa adattare al proprio gioco (ma Pjanic potrebbe rivelarsi estremamente funzionale) e delle mezzali da plasmare, niente che sia impossibile rintracciare sul mercato.

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Perché no

La prima obiezione è la più nota: la valorizzazione della rosa. Sarri è abituato a infondere le sue idee ad un gruppo ristretto di giocatori. A Napoli fu una delle principali obiezioni mossa dal presidente De Laurentiis, con il tecnico che ruotava esclusivamente 12-14 giocatori. In una rosa come quella juventina che conta più di 20 elementi di assoluto valore ed alterna 3 competizioni senza possibilità di cedere su nessun fronte, sarà un limite? In secondo luogo bisogna ricordare gli inizi a rilento: le partenze delle squadre di Sarri sono generalmente contraddistinte da un ritmo non propriamente da Scudetto. Fu così con il Napoli nella prima stagione, quando collezionò 2 punti in tre partite in virtù dei pareggi contro Sampdoria ed Empoli e la sconfitta all’esordio contro il Sassuolo. Fu così anche con l’Empoli che trovò la prima vittoria alla 10^ giornata del campionato di Serie B 2012/2013. I dettami del tecnico richiedono, per stessa ammissione di Sarri, un certo periodo di adattamento: sarà così anche con la retroguardia bianconera? La speranza è che Rugani, pupillo di Sarri ai tempi di Empoli, possa agire da facilitatore per questo processo di transizione. Ultimo, ma non per importanza, il fattore legato ai suoi trascorsi partenopei. Facile prevedere la prima domanda che verrà fatta in conferenza stampa: “Mister, chi ha vinto lo Scudetto 2017/2018?”. Per quanto, a differenza del trasferimento di Higuain, ci sia stato un anno di “pausa” tra Napoli e Juventus, gli scambi di maglia tra partenopei e bianconeri trascinano sempre dietro un peso emotivo particolare. Ciò potrebbe essere ancora più vero per Sarri, autentico condottiero della scalata al Palazzo nella stagione dei 91 punti del Napoli.

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