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Roma, Mkhitaryan: “Posso giocare a destra, a sinistra o dietro la punta”

Sala-stampa-Roma

La diretta testuale delle prime parole da giocatore giallorosso del trequartista armeno arrivato a fine mercato in prestito secco dall’Arsenal

La prima finestra di mercato con Petrachi come direttore sportivo ha visto diversi cambiamenti nella rosa della Roma. Qualche flop della gestione Monchi è partito come anche diversi pilastri della squadra giallorossa degli ultimi anni – alcuni invece hanno rinnovato – mentre sono arrivati giocatori in ogni reparto per mettere a disposizione di Paulo Fonseca elementi dalle giuste caratteristiche. L’ultimo colpo di  questa movimentata campagna acquisti è stato quello di Henrikh Mkhitaryan, giunto in prestito secco dall’Arsenal per rinforzare la trequarti capitolina. Queste le sue parole nella conferenza stampa di presentazione.

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Le parole di Petrachi

Prende la parola il direttore sportivo della Roma, Gianluca Petrachi: “Siamo qui per presentare Miki. Siamo contenti di aver portato un giocatore di spessore internazionale, esperienza, tecnica e intelligenza. Saremo nella condizione di garantirgli ciò di cui ha bisogno: sostegno, motivazione e voglia di giocare a calcio. Il prestito? A volte bisogna adattarsi alle esigenze. Per Smalling e Miki a 48 ore dalla chiusura era difficile impostare un altro ragionamento. L’idea è di fare investimenti importanti su calciatori giovani. Nelle esperienze passate soldi importanti sono stati investiti su calciatori che andavano valutati. In questo mercato avevamo esigenze particolari: o si investiva sui giovani, o si facevano scelte come questa. I top-player hanno costi e ingaggi importanti, noi dobbiamo stare attenti al bilancio. Si sono create opportunità di prenderlo in prestito e lui è stato bravo, perché non si sa ma lui ha rinunciato a soldi per venire qui. Vuole reinvestire su se stesso. Per me sono operazioni furbe, poi il tempo dirà se riusciremo a trattenerli con investimenti importanti”.

Sulla’attaccante: “Io ho sempre detto che Dzeko era il centravanti della Roma e che mi sarebbe piaciuto trattenerlo. La mia strategia non l’ho raccontata a nessuno, ma ho sempre nutrito la speranza di trattenere Edin. Tutto quello che era successo l’anno scorso avevano pesato sul suo umore, io ho provato a fargli capire che le cose stavano cambiando. Le lusinghe dell’Inter lo avevano smosso, io giorno dopo giorno gli ho detto che alla Roma sarebbe stato più importante che nell’Inter. Io a loro ho posto il mio prezzo e quell’offerta non è mai arrivata, quindi per loro non era poi così importante. Alla fine le altre erano alternative”.

Sugli infortuni: “Sicuramente sono valutazioni oggettive che sto facendo. Lo scorso anno nel Torino ho avuto pochissimi infortuni muscolari, è evidente che in un nuovo ambiente bisogna capire bene le cose. Ci sono anche atleti coi propri personal trainer. Va valutato come aspetto, sto capendo chi utilizza il personal trainer, che lavori specifici effettuano in palestra. Ma a volte esiste la casualità. Dopo i 50 infortuni dello scorso anno c’è allarme, ma per Spinazzola e Pastore la storia si conosce, mi ha stupito Zappacosta che si è fatto male nel riscaldamento. Under è un fibra bianca, esplosivo, deve sapersi gestire. Mi ha raccontato che lo stiramento è arrivato con un colpo di tacco improvviso, può capitare. La mia attenione sarà rivolta a questa problematica e annienteremo ogni alibi. Stiamo ristrutturando il manto erboso del campo principale che secondo i ragazzi era un po’ duro, poi andremo sugli altri campi. Altro alibi che voglio togliere. Mi auguro che da oggi si possa migliorare”.

Sul mercato: “Io credo di averci messo l’anima in questo calciomercato, con una logica calcistica. Ho provato a fare una piccola rivoluzione, puntando sulla voglia e la forza di appartenenza. Ho chiesto a tutti un po’ di pazienza perché nell’anno zero ci vuole tempo, anche se nel calcio non c’è mai. Sono convinto di aver creato qualcosa che possa far rinascere l’orgoglio romanista, un gruppo importante. Tanti giocatori non felici sono andati via, in uscita è stato un mercato importantissimo. Abbiamo rinnovato fiori all’occhiello come Under e Zaniolo, che abbiamo trattenuto a cifre congrue. Sto cercando di far quadrare tutto e amalgamare una squadra che, da basi importanti, ha inserito giocatori di spessore. L’allenatore sta cercando di apportare la propria cultura di lavoro, ci vuole un po’ di tempo. Però io sono soddisfatto. Però non vorrei più parlare di mercato, ma di Sassuolo. A Mkhitaryan lo avrei voluto presentare prima, per poterci ora focalizzare sul campionato. Ci manca qualche punto perché col Genoa poteva vincere e quando non arrivano subito i risultati c’è un po’ di sconforto. Ma sono ottimista perché vedo i ragazzi allenarsi e vedo l’orgoglio e la voglia di stare insieme. Prima c’era grande disgregazione, ora c’è unità di intenti. Se fai le cose bene, i risultati arrivano. Non posso dirti se andremo in Champions perché non faccio i tarocchi, ma questa squadra dimostrerà il proprio valore partita per partita”.

Sul monte ingaggi: “Non so se effettivamente siamo i terzi in Italia, gli ingaggi veri non vengono riportati interamente. Sicuramente il fatturato relativo al monte ingaggi determina il rendimento della squadra e quello della Roma è alto. Parlavo di tornare ad avere valori giusti ed equi, parlo di questo. Il fuoriclasse deve anche saper portare la croce, tanti soldi corrispondono a qualità e aiuto alla squadra. La Roma in questo deve migliorare e lo farà. Oggi è un livello un po’ sfalzato, il mio obiettivo è di ricalibrare mantenendo però un tasso qualitativo altissimo”.

Sul mercato lungo: “Il campionato inglese chiudeva prima e per tutti gli altri è stato un vantaggio. Un mese fa c’era l’idea che Miki venisse, ma in quel momento non eravamo in condizione di farlo. Ho aspettato di fare altre valutazioni, si era parlato anche di un ragazzo brasiliano che era un prospetto importante, ma andava preso alla nostre condizioni e il suo club ha sparato cifre importanti. Allora ho risentito Mino Raiola, gli ho detto che non lo avrei preso più e che avrei voluto Miki in prestito. Ha detto che ci avrebbe provato per il bene del suo calciatore, che volevo giocare di più. Lui è anche più adatto al calcio italiano che a quello inglese secondo me. Qui è nella situazione tecnico-tattica migliore per lui, come per Smalling.

Su eventuali rimpianti: “Non ho rimpianti, credo di aver fatto quel che mi ero messo in testa. Non sono state fatte due uscite per scelta dei calciatori che non hanno accettato il prestito e sono rimasti, forse questa è l’unica cosa. Però abbiamo tante partite, magari avranno modo di farmi ricredere. In entrata, nessun rimpianto. Tutto ciò che ho fatto è stato sincronizzato con la società, Guido Fienga è ad e decide, tutto con l’approvazione del presidente Pallotta che mi ha messo nella situazione di comprare chi volevo. Ringrazio la Roma per questo.

Su Fonseca: “Proprio ieri ho avuto un confronto con lui e ne abbiamo parlato. Deve continuare a portare avanti il suo credo, che è innovativo. Normale che a destrutturare una mentalità italiana del contropiede ci si scontri un po’. Ma credo debba insistere, senza dubbi, perché quando arriveranno risultati, i calciatori saranno i primi a convincersi che quel modo di giocare porti ad avere il coraggio di fare bel calcio e risultati importanti. Ora bisogna che arrivi qualche risultato, anche con un po’ di fortuna. Possiamo fare il nostro calcio su ogni campo”.

Sugli esuberi: “Questo è stato un dei grandi problemi, non si può fare una squadra di 5 calciatori. Dovevo pensare a un’uscita per ogni entrata. Non è stato semplice perché alcuni calciatori, forti della ricchezza del loro contratti, hanno fatto resistenza, Poi prima di lasciare Roma il giocatore ci pensa due volte. Quindi si fa fatica. Ma alla fine sono stato coerente e sincero con calciatori e agenti. All’80% ci sono riuscito, è rimasto qualche residuo, ma in una rosa così ampia ci sta.

Su Paratici e Marotta: “Sono orgoglioso di aver mantenuto la promessa del primo giorno, quando ho detto che non saremmo stati la succursale di nessuno. Tutti hanno capito che non si può venire a Roma a dettar legge. Abbiamo dato un segnale importante.

Su Baldini: “Non ha mai intralciato il mi lavoro, è stato al suo posto che è quello che gli avevo chiesto. Devo dire che circa un mese fa fu lui a dirmi che Mkhitaryan poteva trasferirsi. Gli ho detto che l’Arsenal chiedeva troppo. Questa però è la collaborazione di cui parlavo al mio insediamento. Tant’è che poi mi sono sentito con Raiola e ho mantenuto l’idea sottotraccia. Quando lavori con certi agente è importante anche non far uscire le notizie. L’acquisto di Miki è uscito fuori domenica sera, Raiola voleva non si sapesse fino al mattino e mi ha chiesto un volo privato. Io non ho avuto problemi con Franco, ha mantenuto il giusto rispetto delle distanze e quindi sono contento. Poi che si confidi con Pallotta, ben venga. Certamente dell’operazione Smalling non era per esempio a conoscenza, non c’è stato neanche il tempo di raccontarglielo”.

Su Schick: “A volte ci sono cose che funzionano e altre meno. L’operazione Schick, senza discuterne il livello tecnico perché ha enormi potenzialità, aveva creato sogni nei tifosi perché era stato pagato 40 milioni di euro e quasi soffiato alla Juve. Ha creato aspettative, e nello stesso modo ah infranto i sogni dei tifosi. Anche se avesse fatto cose strabilianti, sarebbe stato un po’ marchiato. Quindi aveva necessita di fare un’altra esperienza e confrontarsi in un’altro campionato, nella speranza che venga fuori la sua qualità. Credo molto dipenda dalla sua voglio, mi auguro si ritrovi e questo non era l’ambiente giusto. Rimane un patrimonio della Roma perché è in prestito con diritto di riscatto, una formula cambiata perché c’è stato qualche problemino col Lipsia, ma sono convinto possa far bene e togliersi il peso di questa responsabilità“.

Le parole di Mkhitaryan

Sul suo arrivo a Roma: “Sono felice di essere qui. Ho passato un momento non semplice recentemente, adesso parte una nuova avventura. Sono consapevole degli obiettivi del club e farò il mio meglio per raggiungerli. Ho incontrato compagni e mister oggi e ci sono le condizioni per un ottimo futuro“.

Sul ruolo: “Posso giocare in ogni posizione offensiva, non importa se a destra, a sinistra o centralmente. Voglio aiutare, non penso ci sia grande differenza se da destra o da sinistra, la mia qualità è partire lateralmente per poi finire comunque accentrandomi“.

Sui compagni: “Ho parlato un pochino con Florenzi sulla Roma e l’Italia dopo il match con le Nazionali e lo stesso con Dzeko. Oggi abbiamo un po’ parlato degli episodi, dei gol, ma ora i Nazionnali sono alle spalle e dobbiamo concentrarci sulla Roma“.

Sui pochi gol nelle ultime stagioni: “Prima di tutto in Nazionale gioco dietro la punta quindi posso muovermi liberamente e fare come voglio, e devo entrare in area a chiudere le azioni. Allo United il mio ruolo era di creare gioco tra le linee, credo sia questo il motivo per cui non segnavo tanto. Farò tutto per segnare e fare assist, perché è quello che mi dà le maggiori soddisfazioni“.

Su Fonseca: “Ho seguito le partite dello Shakhtar e il suo calcio è stato spettacolare, offensivo, anche contro grandi squadre in Champions League, giocando alla pari e anche vincendo. Sicuramente spero possa portare lo stesso calcio a Roma“.

Sulla piazza giallorossa: “Ho ricevuto tanti messaggi dai tifosi dopo le partite con la Nazionale, e erano contenti come me. Farò il mio meglio, non mollerò, lotterò fino alla fine, ma non ho pressione. Se giochi per grandi squadre ci sarà sempre pressione, ci saranno critiche, ma bisogna farsi trovare pronti anche per quello. A 30 anni non ho paura delle critiche, so come comportarmi“.

Sulla scelta: “Per me era una grande possibilità. L’ultimo giorno ho ricevuto una chiamata dal mio agente e non ci ho neanche discusso con lui sull’ingaggio, sono venuto per godermi il calcio e raggiungere gli obiettivi della Roma“.

Su Premier e Serie A: “Mi piace l’Inghilterra, ma non voglio parlare di Premier perché l’ho lasciata. Sono in Italia e alla Roma, un grande club. Non credo di aver fatto un passo indietro. Forse per me era il momento di provare un nuovo campionato, ho avuto l’occasione di arrivare in Serie A dove il calcio è magnifico e l’ho colta. Non importa dove giochi, devi avere piacere di giocare. Volevo tornare a essere felice e provare piacere nel giocare“.

Sulla var: “Ci sono volte in cui serve e volte in cui non serve e uccide il ritmo. Quando segni e poi ti tolgono il gol mentre esulti perde il senso, non hai la stessa emozione. Contro l’Italia forse non ci sarebbe stata l’espulsione, ma è stata una decisione dell’arbitro e anche lui può sbagliare. In alcuni episodi sono all’inglese, in altri all’italiana“.

Sull’Arsenal: “Era la mia volontà quella di venire qui perché volevo giocare. Ho deciso di cambiare perché sapevo che ci sarebbero state molte più opportunità rispetto all’Arsenal. Sicuramente per loro non sarà stato semplice lasciarmi in prestito“.

Sulla trasferta a Istanbul: “No, non avrò problemi perché ci ho già giocato spesso. Non è lo stesso che con l’Azerbaijan. Ci sono già stato e non ci sono stati problemi“.

Su un periodo di adattamento: “Ho giocato in Germania e Inghilterra, ma ero più giovane. Ora non avrò problemi ad adattarmi, i miei compagni mi aiuteranno e gli sarò grato per questo. Farò del mio meglio perché c’è poco tempo, quindi devo fare tutto il più velocemente possibile per mostrare le mie qualità e aiutare la squadra“.

Sulla sfida al Sassuolo: “Ho parlato con Fonseca di diverse cose. Nessuno può esser sicuro di giocare. Ci sono ancora quattro-cinque giorni, oggi è stato il mio primo giorno ma non ci sono stati allenamenti. Spetterà a lui farmi giocare o portarmi in panchina, io farò il mio meglio allenandomi al massimo. Sono ambizioso e sono qui per vincere“.

Sull’Europa League: “La stagione è appena iniziata e dobbiamo pensare una cosa alla volta. Siamo ambiziosi e vogliamo vincere, perché è per questo che si è ricordati. Io ho sempre voluto vincere e sono sicuro che le mie ambizioni e quelle della Roma siano le stesse: vincere. La Roma ha giocato solo due partite finora, c’è una lunga strada davanti“.

Sugli allenatori della sua carriera: “Ogni allenatore è stato diverso. Uno di loro era molto offensivo, uno difensivo uno di contrattacco. Ho imparato tantissimo da loro e a 30 anni voglio imparare ogni giorno, voglio imparare l’italiano per parlare coi compagni. Spero che Fonseca possa insegnarmi molte cose“.

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